KEITH STUART.
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LA MORBIDEZZA DEGLI SPIGOLI.
Parte 1.
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Titolo originale: A Boy Made of Blocks.
Traduzione di: Chiara Brovelli.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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LA VITA  FATTA DI PICCOLE COSE.
Sam, un ragazzino di otto anni,  sempre stato diverso: bellissimo, sorprendente e autistico. Per
amore suo e della sua famiglia, il pap Alex ha sempre cercato un modo per intendersi con Sam, ma lo
sforzo, quotidiano e sfibrante, porta a una crisi matrimoniale che sembra irreversibile. Alex decide di
allontanarsi dalla moglie e va ad abitare a casa di Dan, il suo migliore amico felicemente scapolo ed
eterno adolescente, e da una scomodissima branda per gli ospiti medita su come fare per riconquistare
moglie e figlio.
Mentre Alex naviga a vista nella sua nuova vita da single fra segreti di famiglia rimasti a lungo
sepolti e gli impegni di padre part-time, Sam incomincia a giocare a Minecraft, rivelando uno spazio
inatteso in cui padre e figlio riescono a intendersi.
La morbidezza degli spigoli, basato sull'esperienza vera dell'autore,  un romanzo
commovente, divertente e profondo sulla forza della differenza e su un figlio molto molto speciale.
Keith Stuart, giornalista inglese esperto di videogame e di nuove tecnologie, dopo aver
collaborato fin dal 1995 con riviste specializzate come Edge e PC Gamer  diventato
caporedattore della pagina dei giochi del Guardian. La morbidezza degli spigoli  il suo primo
romanzo e prima ancora di essere pubblicato ha ottenuto recensioni entusiaste in patria e in tutti i Paesi
che ne hanno acquistato i diritti.


A Morag, Zac e Albie, per tutto


Capitolo 1
Sono alienato.  questo il mio primo pensiero quando esco di casa, attraverso la strada e salgo
sulla nostra station wagon, vecchia e malconcia. Probabilmente dovrei dire Siamo alienati, ma del
resto credo che la colpa sia principalmente mia. Guardo nello specchietto retrovisore, e vedo mia
moglie Jody sulla porta, i capelli lunghi scompigliati e pieni di nodi. Sam, il nostro bambino di otto
anni, nasconde la testa nel suo fianco. Sta cercando di coprirsi contemporaneamente occhi e orecchie,
ma non lo sta facendo perch non vuole vedermi andare via. Lo so. Semplicemente, sta anticipando il
rumore del motore, che per lui sar troppo forte.
Sollevo la mano in uno sciocco gesto di scuse, come si fa quando si taglia accidentalmente la
strada a qualcuno, a un raccordo. Poi giro la chiave e mi avvio, piano. Un attimo dopo, Jody  al mio
finestrino, e bussa delicatamente. Lo abbasso.
Abbi cura di te, Alex, mi dice. Fa' chiarezza nella tua testa, come avresti dovuto fare anni
fa, quando eravamo felici. Forse, se l'avessi fatto non lo so forse oggi saremmo felici.
Ha gli occhi lucidi, e con il dorso della mano si asciuga rabbiosamente una lacrima. Poi torna a
guardarmi, e immagino che l'espressione del mio viso  dolore, senso di colpa  d'un tratto abbia un
impatto sulla sua collera. Il suo sguardo umido e scintillante si ammorbidisce.
Ricordi quella vacanza in Cumbria, in campeggio? Quando le capre si mangiarono la nostra
tenda, e a te venne il piede da trincea? Be', qualunque cosa stia succedendo, qui, non  tragica come lo
fu quell'esperienza. Hai capito?
Annuisco, in silenzio, poi inserisco la marcia e parto. Quando guardo di nuovo nello
specchietto, Jody e Sam sono gi rientrati in casa. La porta  chiusa.
Ecco. Dieci anni insieme e potrebbe essere tutto finito. E adesso sono al volante della nostra
merdosissima macchina e sto andando via, senza sapere dove.
Sam era un bel bambino.  sempre stato bellissimo. Alla nascita aveva una testolina piena di
capelli castani, e queste labbra grandi e sensuali sembrava un Mick Jagger in miniatura, e
incontinente.
Ma si rivel un bambino difficile fin dalle primissime ore. Non voleva attaccarsi al seno, n
dormire. Non faceva che piangere; piangeva quando Jody lo cullava, e quando glielo toglievano dalle
braccia. Sembrava quasi che fosse furioso di essere venuto al mondo. Ci volle pi di un giorno perch
cominciasse finalmente a prendere un po' di latte. Distrutta e disperata, Jody se lo attacc al seno e
grid per il sollievo. Io rimasi l a guardare, sofferente e confuso, con una borsa di Sainsbury piena di
barrette di cioccolato e di riviste; inutili pensieri per la neomamma. Mi resi conto fin da subito che non
c'era nulla che potessi fare per renderle le cose pi facili. La vita era questa, ormai.
Il caos.
Fermati pure quanto vuoi, amico, mi dice Dan, quando inevitabilmente gli suono il citofono,
ventitr minuti dopo. Sapevo di poter contare su di lui o, perlomeno, sapevo di trovarlo a casa la
domenica pomeriggio, quando di solito si sta riprendendo dall'inaugurazione di un locale, da un
incontro sessuale occasionale o da un'eccitante combinazione delle due cose.
Puoi prendere la camera per gli ospiti, mi dice, mentre entriamo in ascensore. Ho un
materasso gonfiabile, da qualche parte. Ma  probabile che sia bucato. Quegli affari perdono sempre,
vero? Hai mai dormito su un materasso gonfiabile che non perdesse? Eh? Oh, scusa, capisco. Non sei
pronto per domande del genere. Afferrato.
Un attimo dopo sono sulla porta del suo appartamento, attonito, e ho ancora in mano il borsone
Nike in cui ho messo tutti i miei vestiti, il computer portatile, qualche CD (perch, poi?), una borsa per
la biancheria sporca e una foto che ho scattato a Jody e a Sam durante una vacanza nel Devon, quattro
anni fa. Sono seduti sulla spiaggia e sorridono, ma  un'orribile finzione: era stata una settimana da
incubo, perch Sam non riusciva a dormire nel letto nuovo, e per lui strano, con una coperta pesante a
cui non era abituato; e inoltre era terrorizzato dai gabbiani. Cos aveva dormito con noi, agitandosi e
restando sveglio tutta la notte  ogni notte  e alla fine eravamo tutti talmente stanchi da non avere
quasi le forze di lasciare la roulotte. Dopo quella volta, non siamo pi andati molto spesso in vacanza.
Vuoi andare a ubriacarti? propone Dan.
Io per te va bene se sistemo le mie cose in camera e mi siedo un momento?
Ma s, certo. Metto su l'acqua per il t. Credo di avere dei biscotti. S, sono quasi sicuro.
Dan va in cucina, e io mi trascino nella stanza degli ospiti, dove getto la borsa sul pavimento e
mi lascio cadere sulla sedia da ufficio accanto al computer. Mi passa per la testa l'idea di accenderlo e
di mandare un'email a Jody, invece il mio sguardo va oltre la finestra. Per scriverle che cosa, poi? Ehi,
Jody, scusa se ho mandato a puttane il nostro matrimonio. C' una minima possibilit di dimenticare gli
ultimi cinque anni? ROFL.
La verit  che non sono nemmeno capace di parlare con lei, ormai, quanto a scriverle figurarsi.
In pratica abbiamo passato il nostro matrimonio a preoccuparci per Sam: i suoi sfoghi, il suo silenzio, i
giorni che ci urlava addosso e quelli che trascorreva nascosto a letto ed evitava ogni contatto umano.
Giorni e giorni che diventavano mesi, in cui noi cercavamo di anticipare la crisi successiva. E mentre
affrontavamo tutto questo, quello che avevamo costruito io e lei  andato via via sbiadendo. Adesso,
essere lontano da Sam  anche solo per poche ore   strano; niente pi pressione, ma al suo posto 
sopraggiunta una sofferenza che minaccia gi di sommergermi. La natura aborrisce i vuoti emozionali.
Dall'appartamento di Dan, al settimo piano di un complesso nuovo ed elegante ai margini della
citt, si vede tutta Bristol, che si stende verso l'orizzonte; un panorama rattoppato di case a schiera
vittoriane, di guglie di chiese e palazzi di uffici degli anni '60, che si prendono a spintoni come
pendolari impazienti. L fuori ci sono migliaia di abitazioni piene di famiglie famiglie che non sono
andate in pezzi in questo preciso minuto.
Comincio a pensare che forse un drink non sarebbe una cattiva idea. Ma la vista mi diventa
annebbiata, e impiego qualche secondo a realizzare che cosa sta succedendo. Oh. Oh, ma certo. Sto
piangendo. E un attimo dopo questi lacrimoni cominciano a scendermi lungo il viso, lasciando delle
strisce roventi e umide, mentre il naso  pieno di moccio, e io sto tremando.
Il t  pronto! annuncia Dan dal corridoio. Credevo di avere degli Hobnob al cioccolato, ma
ho trovato solo questo pacchetto di biscottini. Possono andare?
Compare sulla porta e, abbassando lo sguardo, mi trova seduto sul pavimento, con le gambe
incrociate, accanto alla sedia. La testa tra le mani, sto piangendo come un bambino.
Ok, dice, mentre posa delicatamente il vassoio sulla scrivania. Torno di l a cercare quei
biscotti al cioccolato.
Alla fine decidiamo di non ubriacarci.
Pi tardi, di notte, faccio un sogno: sto sprofondando in un'orribile palude nera da dove 
impossibile fuggire. Quando mi sveglio annaspando, mi convinco che sia una disperata manifestazione
del mio stato emotivo ma poi mi rendo conto che il materasso si sta sgonfiando rapidamente, e che
sto sprofondando sul serio. Altro che inconscio.
Come sono arrivato a questo punto?, mi chiedo, mentre l'aria che fuoriesce produce un rumore
stridulo e intermittente che mi fa pensare a un cucciolo affetto da flatulenza. Avete presente quando
cerchi di valutare tutta la tua vita alle tre del mattino? Tutto si concentra attorno agli errori che hai
fatto, i fallimenti corrono attraverso il tempo come crepe in un muro intonacato male anche al buio,
riesci a seguirne le linee fino all'origine. O, almeno, credi di poterlo fare. Di solito salta fuori che
l'origine  sfuggente, che si sposta continuamente come il foro in un materasso gonfiabile. I filosofi
dell'antica Grecia ci hanno tramandato questa frase: Conosci te stesso. Ricordo di aver studiato
Edipo all'universit: il suo crimine pi grave fu quello di non sapere che alla nascita era stato separato
dai suoi genitori, senn, forse si sarebbe spiegato di pi cosa lo spingeva a uccidere degli sconosciuti
per strada, o a fottersi donne che avevano due volte i suoi anni. Ma chi  che pu affermare di
conoscersi veramente? Cio, non sto dicendo che commetteremo tutti gli errori di Edipo la sua vita
era un gran casino. Ma chi  che sa veramente perch facciamo le cose che facciamo? Sono incastrato,
costretto a fare un lavoro che odio e con orari assurdi, mi trascino a casa quando  gi buio, e mi ripeto
che  necessario perch ci servono i soldi, la sicurezza. Sam sta seguendo una terapia del linguaggio,
Jody non pu lavorare perch lui ha bisogno della madre costantemente;  da lei che corre, quando il
suo stesso comportamento lo spaventa. Io me ne sto sullo sfondo, a disagio; mi preoccupo, offro il mio
aiuto, che per non serve. Come posso fare in modo che si riconnetta tutto?
Chiss come, intorno alle quattro del mattino cado in uno stato di semincoscienza che
generosamente chiamer sonno. Ma pochi minuti dopo  o almeno cos mi sembra  la luce si riversa
nella stanza attraverso le tende;  luned mattina, e Dan  sulla porta con un paio di boxer neri aderenti
firmati Calvin Klein, e sta mangiando avidamente una scodella di Frosties.
Pensi di andare al lavoro? mi chiede. Posso lasciarti una chiave. Io devo uscire tra dieci
minuti. Do una mano a Craig con un sito a cui sta lavorando per quest'etichetta musicale di Stokes
Croft. Ci sono cereali e caff, serviti pure. Stai bene? Ti vedo meglio di ieri. Cio, stai ancora di merda,
ma almeno hai smesso di piangere.
Scompare nella doccia. Io controllo il telefono: ho due messaggi, ma nessuno  di Jody. Sono di
Daryl, dall'ufficio. Uno dice: Porta qui il culo, ho due nuove vittime per te. E l'altro: Scusa, volevo
dire clienti'. Li cancello entrambi.
Mi vesto, esco e mi trascino verso la citt. Il sole  basso e luminoso sui condomini, e i raggi si
riflettono sui vetri e sul cemento abbagliante. Vent'anni fa quest'area era occupata da fabbriche in
rovina e lotti deserti, il tutto disseminato di rifiuti e coperto da erbacce striscianti. Poi l'economia si 
mossa, e d'un tratto  diventata una zona immobiliare di prestigio. In un attimo si  trasformata in un
quartiere residenziale futuristico, un gigantesco circuito stampato di condomini in stile finto brutalista,
pieni di appartamenti-capsula per giovani professionisti ambiziosi.
Ne ho conosciuti tanti. Li ho aiutati io a trasferirsi qui. Tra i miei numerosi peccati, c' anche
quello di essere un consulente di mutui ipotecari. Il mio lavoro consiste nel confrontare le speranze e i
sogni dei nostri clienti con il mercato immobiliare e con i risparmi che hanno messo da parte. In altre
parole, convinco la gente a barattare i loro guadagni futuri in cambio di un monolocale in cui non
riuscirebbero nemmeno a sventolare la fotografia di un gatto scaricata sullo smartphone.  un compito
strettamente genitoriale: vediamo che cos'avete e che cosa potete permettervi; non esageriamo,
dobbiamo tenere i piedi per terra. Che patrimonio possedete? Avete parenti facoltosi? Studiamo
insieme i budget. Giovani coppie appena sposate, o con un figlio in arrivo, che mettono insieme le loro
scarne risorse. Mi guardano con occhi colmi di patetica speranza.  sufficiente? Spesso no. L'unica
cosa che possono fare  restare in affitto per qualche anno ancora, e mettere da parte qualche soldo.
Sono routine quotidiane, per me. Il sistema  guasto: sto vedendo interi quartieri in cui i giovani non
hanno la minima chance di acquistare qualcosa. Invece, si trasferiscono lontano dalle rispettive
famiglie. Non so dove.
Sono qui da otto anni, ho vissuto il boom, la recessione e la nascente ripresa. Avrebbe dovuto
essere un tappabuchi, un lavoretto per pagare le bollette finch non fosse saltato fuori qualcosa di
meglio. Ma sono scivolato sul sentiero della carriera e non sono pi riuscito a rialzarmi. Pare che sia
bravo nel mio lavoro: sono comprensivo con i poveri, disponibile con i ricchi. Sono molto paziente con
i clienti che non capiscono di che cosa parlano, abilit, quest'ultima, che ho appreso discutendo per tre
anni di filosofia con persone convinte che Nietzsche avesse ragione. Quando la disponibilit finanziaria
combacia con la richiesta, posso chiudere il contratto. Quando non succede, con molta delicatezza dico
no. Quello che sta succedendo a casa, per, non posso sistemarlo con un computer, o accedendo al
mercato nazionale dei mutui ipotecari.
Non posso fare proprio niente.
Una breve passeggiata sull'Avon, e poi lungo il fronte del porto, e sono in ufficio: lavoro per
una piccola agenzia indipendente, la Stonewicks, stipata tra un pub e una paninoteca in un quartiere
fittamente popolato del centro, per nulla alla moda. Daryl  gi qui, seduto alla scrivania pi vicina alla
vetrina, con il completo da pochi soldi di Topman che emana elettricit statica, i capelli umidi e a punte
che avvizziscono al riflesso della luce del sole.
Tutto ok, bello? mi chiede, senza alzare gli occhi dal computer. Ha passato da poco i
vent'anni, e ha un'aria di studiata determinazione, anche se riesce sempre a mantenere un'allegria
inquietante. Letteralmente, non avrebbe potuto fare nessun altro lavoro. C' un foglio di calcolo, da
qualche parte sul suo computer, che mostra i suoi obiettivi di vendita per i prossimi trent'anni. Quando
conclude un affare, suona una fottutissima trombetta da bicicletta.  quasi una tragedia, per lui, essere
nato negli anni '90, e non alla fine dei '60. Avrebbe dovuto essere un giovane tatcheriano. Meriterebbe
un'enorme agenda Filofax e una Golf GTI. Invece ha uno smartphone e una Opel Corsa. Sono cos
triste per lui.
Borbotto qualcosa in risposta, e salgo la scricchiolante scala di legno che porta al mio ufficio.
Poi chiamo Jody.
Ciao, sono io.
Ciao.
Tutto bene? Come sta Sam?
Bene.  a scuola. Ha pianto per l'intero tragitto, anche dopo che ho fatto tutte le imitazioni di
Toy Story. Mi ha dato un pugno sulla bocca, mentre facevo Buzz Lightyear. A essere onesti, non  il
mio cavallo di battaglia. La signora Hanson mi ha detto che si occuper lei di lui.
Tu stai bene?
Una lunga pausa. Jeanette, la segretaria, infila la testa e fa il gesto di bere da una tazza.
Annuisco, e alzo i pollici.
L'ufficio  spoglio. Un tappeto rosso violetto liso, una finestra sporca che si affaccia sul piccolo
parcheggio dietro l'edificio. Una volta alla parete c'era un quadro di Bristol in epoca vittoriana, che
per ho sostituito con una foto di Villa Savoye di Le Corbusier, tanto per sentirmi brillante e per far
incazzare tutti. C' uno schedario, con sopra una dozzina di biglietti di ringraziamento da parte di
giovani coppie che cominciano la loro nuova vita con un debito enorme.
Allora, che cosa facciamo? mi chiede lei.
Non lo so. Non ero mai fuggito di casa prima di adesso. Mi dispiace, devo andare, sta
arrivando una coppia.
Mentre metto gi, Jeanette entra con il t. Fa per dirmi qualcosa, ma poi mi guarda e posa
silenziosamente la tazza sulla scrivania. Mi lancia un'occhiata colma di comprensione ed esce. Ha
sentito tutto. Il resto dell'ufficio lo sapr entro una decina di minuti. Ho appena lasciato mia moglie e
mio figlio, autistico.
Credo di essermi sottratto al tormento domestico per un po', ma sbaglio. Un'ora dopo vado in
citt per pranzo e m'infilo in una piccola paninoteca in cui io e Jody portavamo Sam. In mezzo al
trambusto della pausa pranzo, la vedo seduta a un tavolo con la sua amica Clare. Sono chine su due
bicchieri di latte macchiato, con fare cospirativo. Mi avvicino, facendomi largo tra giovani mamme e
studenti. Non mi hanno visto.
Anche quando c', Alex  lontano, sta dicendo Jody. A casa non posso mai contare su di lui.
C' sempre qualcos'altro che richiede la sua attenzione.
Ha provato con la terapia, non so chiede Clare. Cio, ha mai affrontato quello che gli 
successo?
Naturalmente, loro due parlano di tutto. E sono qui, in pausa pranzo, per sezionare la nostra
relazione. Hanno quella franchezza sconsiderata e spontanea di cui noi uomini non siamo capaci. Un
esempio: Ecco, assaggia la torta al limone,  deliziosa e dimmi qualcosa di pi della rovina
emotivamente apocalittica del tuo matrimonio durato nove anni.
Ciao, saluto, patetico.
Alzano entrambe gli occhi, lievemente scioccate.
Oh, ciao, Alex, risponde Clare. Stavamo appunto parlando di te.
Ho sentito. Posso scambiare due parole con Jody?
Sicuro, io stavo per andare. Jody, ci vediamo dopo, ok?
Jody annuisce, senza dire nulla. Io mi siedo. La vedo giocherellare con la bustina di zucchero
vuota, accanto al bicchiere.
Quindi suppongo che Clare sappia tutto
S, ero sconvolta e avevo bisogno di parlare con le mie amiche, Alex. Io e te non parliamo.
Non possiamo pi vivere cos. Sono stanca. Sono stanca di tutto.
Lo so, lo so.  che al lavoro hanno avuto bisogno di me; siamo sotto pressione. Mi dispiace di
non essere stato presente per te e Sam; o di non averti dato una mano con lui. Solo che  cos셻
Dura? conclude lei per me. Certo che lo , Alex, maledizione.  fottutamente dura. Ma lui
ha bisogno di te.
Hai presente quei periodi in cui sta bene per settimane intere?  semplicemente adorabile. E
poi, senza nessun motivo, torna indietro. Per me  la cosa peggiore. Perch penso sempre di aver
svoltato un angolo. Il problema  questo: continuo a tornare indietro, oltre al lavoro
Alex, finiscila. Non  il lavoro, sei tu.
Lo so.
 questo il motivo. Il motivo per cui mi serve un po' di tempo. Sam non sopporta di vederci
urlare. Mamma si  offerta di venire da noi per un po', se avessi bisogno. E poi c' Clare. Tu devi
risolvere i tuoi problemi.
E Sam e la scuola? Restano solo pochi mesi per decidere se provare a spostarlo.
E Sam? Queste due parole sono state un'eco costante, nelle nostre vite. Sam  il pianeta fatto di
preoccupazioni e di confusione attorno al quale abbiamo orbitato per la maggior parte del nostro
rapporto. L'anno scorso, dopo mesi interminabili di test e colloqui, il pediatra ci disse che si trova
all'estremit superiore dello spettro autistico. L'estremit ad alto funzionamento. Quella facile. Quella
leggera. Ha problemi di linguaggio, ha paura dei contesti sociali, odia il rumore,  ossessionato da certe
cose, e ha delle manifestazioni fisiche in alcune situazioni che lo confondono o lo spaventano. Ma in
pratica il messaggio sottinteso era questo: ritenetevi fortunati, rispetto ad altri genitori.
S, la diagnosi fu un sollievo. Finalmente potevamo dare un nome al suo disturbo! Quando urla
e si dimena durante il tragitto da casa a scuola; quando si nasconde sotto il tavolo al ristorante; quando
si rifiuta di abbracciare o salutare parenti o amici o chiunque altro, all'infuori di Jody, il motivo 
l'autismo. Ed  stato l'autismo la causa di tutto. Con il tempo ho cominciato a considerarlo una sorta di
spirito maligno, un poltergeist, un demone. A volte, sembra davvero di vivere nell'Esorcista. Certi
giorni non mi stupirei se la testa di Sam compisse un giro completo di 360 gradi, mentre lui vomita una
schifida sostanza verde per tutta la stanza. Se non altro, potrei dire:  tutto ok,  solo autismo e per
togliere quella roba verde basta un lavaggio a novanta gradi. Ma le etichette servono solo fino a un
certo punto. Non ti aiutano a dormire, non ti risparmiano rabbia e frustrazione quando un oggetto ti
viene lanciato addosso, o si rompe. Non ti impediscono di preoccuparti per tuo figlio, e per la sua vita;
di pensare a che cosa gli succeder da qui a dieci, venti o trent'anni. A causa dell'autismo, non esiste
un io e Jody; c' un io, Jody e il problema di Sam.  questo che si prova. Ma non posso dirlo.
Sopporto a malapena di pensarlo.
Con Sam e tutto il resto Non finisco la frase perch non ci riesco, ma  sufficiente.
Lo so. Ma ti serve aiuto. Oppure devi cominciare ad affrontare la situazione. Perch sabato
non vieni a trovarlo? Lo porti a fare un giro.
Armeggio con il telefono, lo giro e lo rigiro nella mano. Vedo Sam al parco che piange, che
scappa. Che esce dal cancello. E finisce in strada.
Potrei avere qualche difficolt,  probabile che abbiano bisogno di me in ufficio.
Ma non posso non notare il suo sguardo d'acciaio, il lampo d'ira nei suoi occhi chiaramente
visibile anche nel caos del locale.
S, verr certamente.
E in quell'occasione potremo parlare delle scuole.
S. Facciamo cos.
Ciao, Alex. Abbi cura di te.
Anche tu. Mi dispiace. Mi dispiace tanto.
Capitolo 2
Mi sveglio di soprassalto. Ho di nuovo sognato mio fratello George. Sono tutto sudato, ho il
respiro affannoso. Provo ad allungare un braccio a cercare Jody, ma l'arto  intorpidito perch ci stavo
dormendo sopra con tutto il peso del corpo, dopo che il materasso si  sgonfiato. Mi tiro su a sedere, in
preda al panico, e agito violentemente quel braccio inutile sbattendolo contro il muro e contro una
gamba della scrivania di Dan. Ci vogliono parecchi secondi perch riesca a recuperare la sensibilit e
perch mi renda conto che non sono a casa. Sono nella stanza degli ospiti di Dan, solo. Il materasso
emette un patetico pfffffft, prendendomi in giro silenziosamente.
 marted mattina, Dan sta cantando Shake It Off, di Taylor Swift, in bagno, e non oso
pensare all'azione che accompagna la sua performance. Seduto, frugo nella borsa per cercare dei
vestiti, e poi vado nel salotto, con le porte finestre che si aprono su un terrazzino su cui Dan  riuscito a
incastrare due sedie a sdraio. C' un angolo cottura in miniatura con fornello, frigorifero, lavatrice e
lavello tutti di un bianco candido. Dan non li usa granch. Il resto della stanza  un insieme caotico
di mobili Ikea, giornali a fumetti, controller di videogame e apparecchiature audio. Un televisore LED
cinquantadue pollici occupa quasi tutta una parete. Sullo schermo c' Grand Theft Auto V, in pausa. Se
gli architetti che hanno progettato questo condominio potessero vedere Dan e il suo stile di vita,
probabilmente si darebbero un cinque. Lui  esattamente il giovane di classe che devono aver avuto in
mente. Un giovane elegante a cui non importa se non si possono aprire lo sportello del frigo e quello
del forno contemporaneamente. Se nel lavello non ci sta un catino per lavare i piatti. Dan usa un grosso
contenitore per margarina, che  pi che sufficiente, poich non lava mai niente a parte le tazze. Lui
mangia fuori, oppure si porta a casa dei fichissimi tagliolini giapponesi, o una zuppa. In effetti non so
che cazzo di lavoro faccia per permettersi un appartamento che  il sogno di ogni scapolo.  terrificante
vedere come vive, spostandosi senza meta da un progetto all'altro, scavalcando il precipizio
dell'economia moderna. Io non ce la farei. Non ora. Dopo George  dopo quello che gli  successo  ho
perduto di vista le mie ambizioni. Intorno a me  sceso il buio, le possibilit si sono chiuse come muri
di una prigione. Andavo in universit come un sonnambulo, e poi sbandavo da un lavoro sicuro e
mondano all'altro. Dan, invece, ha sempre avuto degli amici in varie agenzie creative, che lo
chiamavano e lo chiamano tuttora perch li aiuti con il lancio di un sito web, con l'apertura di un club,
o con l'arredamento di un nuovo negozio. Ma non so esattamente come si renda utile. Il fatto  che quel
bastardo  cos affascinante che continuano a cercarlo. Bristol  una di quelle citt in cui c' sempre
qualcosa che si sviluppa, un nuovo centro dedicato all'arte, un centro commerciale artigianale al
coperto, comparso all'improvviso, e realizzato con container di spedizionieri Ogni volta sembra che
Dan conosca tutte le persone coinvolte;  al centro dell'azione.
Ovviamente covo un'immensa invidia nei suoi confronti, ma del resto  sempre stato cos: sin
da quando avevo sette anni, e la sua famiglia venne a vivere accanto alla mia, e imbocc il vialetto con
una BMW serie 5 blu cobalto. Dan salt subito gi dall'auto, un bambino intelligente e precoce di
cinque anni, in jeans rossi e polo Lacoste gialla. Emma, George e io stavamo osservando i nuovi,
affascinanti vicini dal giardino davanti a casa, e lui venne a salutarci.
Ciao, io mi chiamo Dan, a che cosa state giocando? Posso giocare con voi? ci chiese, con la
sua pronuncia strascicata.
Ci conquist tutti, e da allora ha continuato a farlo con chiunque l'abbia conosciuto. E io? Io chi
conosco? Clare, l'amica di Jody, e suo marito Matt, che hanno quattro figli, e in pratica non hanno
tempo per nient'altro. Conosco agenti immobiliari e consulenti di mutui ipotecari. Conosco Jody e
Sam. E basta, pi o meno. Perch non sono riuscito a fare di pi? Che cosa diavolo  successo?
Sam. Ecco cos' successo.
Al lavoro, controllo le email, e scopro che l'intero ufficio andr obbligatoriamente a pranzare al
pub, alle tredici in punto. Io, Daryl, Jeanette, gli altri agenti Paul e Katie, e il responsabile, Charles.
Paul e Katie vanno per i quaranta e hanno l'atteggiamento di una coppia sposata da trecento anni circa.
Sono una cosa sola. Non hanno figli. Le case sono i loro bambini. Forse una volta hanno addirittura
fatto un'affermazione del genere, non ricordo. Tra loro parlano come se il loro rapporto fosse una lunga
transazione immobiliare, in un tono secco e professionale. A volte mi capita per caso di immaginarli
mentre fanno sesso, Paul che sta sopra e urla: Dobbiamo fare una permuta, dobbiamo fare una
permuta abbiamo fatto una permuta. Non riesco pi a guardarli in faccia. Charles ha passato i
quaranta;  una specie di cavallo non piazzato sulla scena immobiliare locale. Ormai dovrebbe essere
direttore regionale di qualche grossa catena nazionale, o perlomeno co-direttore delle nostre operazioni
di scarsa importanza. Invece  ancora qui, in una filiale, che arranca tra una vendita e l'altra; con i
capelli via via pi radi, la pelle pi flaccida. Tiene una bottiglietta di whiskey nel secondo cassetto
della scrivania  stata Jeannette a dircelo. Una vendita va a monte? Fatti un goccetto e rilassati. Dio,
ti prego, fa' che non finisca come lui.
Il nostro ritrovo preferito  il King's Head, uno splendido locale d'epoca Tudor in una strada
acciottolata vicino al porto. All'interno, per,  come un qualunque pub inglese. Un bancone di legno
deformato e umido per gli alcolici che vi si sono rovesciati nel tempo, un videopoker che lampeggia
nell'angolo, l'odore penetrante del bagno degli uomini, con i lunghi orinatoi di porcellana sporchi di
pip. Se una compagnia che produce profumi volesse catturare la fragranza archetipica di una serata
inglese, sarebbe quella delle chiazze di urina. Anche se non sono affatto sicuro che l'Eau de Gateu
d'Urine avrebbe molto successo.  sempre una cosa a cui pensare mentre faccio il conto alla rovescia,
in attesa che Daryl cominci a parlare di lavoro.
I tavoli sono quasi tutti vuoti, cos scegliamo quello vicino alla finestra, e prendiamo i menu
plastificati che propongono il classico cibo da pub, cio piatti scongelati che qualcuno in cucina ha
messo nel microonde e schiaffato su un piatto, magari con una manciata di prezzemolo giusto se era in
vena di un tocco di fantasia. A volte ho l'impressione che in Inghilterra accada tutto cos, in modo
meccanico, senza che a qualcuno importi di qualcosa. Questo non  un vero pub, e questo non  il vero
cibo da pub  un'inquietante simulazione di ci che la gente pensa di volere.
Cristo, non c' da stupirsi se sono stato cacciato da casa.
Io prendo pesce e patatine, annuncia Daryl. Devo mangiare in fretta, alle quattordici arriva
un compratore per casa Clifton.
Oh Dio, abbiamo gi cominciato. Seppellisco il viso nel menu e cerco di decidere se ordinare le
autentiche e succulente lasagne con abbondante mozzarella, o se gettarmi nel fiume.  possibile che
l'Avon abbia un sapore pi fresco.
La sera, quando torno a casa di Dan, sono esausto e nervoso. Il mio unico pensiero  che
domani devo portare fuori Sam, probabilmente al parco, e poi a mangiare qualcosa. E ho una fifa blu.
Non fraintendetemi, amo Sam con ogni cellula del mio corpo, ma quel ragazzino  cos difficile. E,
fondamentalmente, io non so aiutarlo in nessun modo. Quando mi accorgo che comincia ad agitarsi 
se non ha il permesso di guardare la TV, se si sveglia e si rende conto che deve andare a scuola, se va
in confusione per via dei nostri progetti per il weekend  mi innervosisco anch'io. Mi si chiude lo
stomaco, la frustrazione cresce, e all'improvviso si tratta di capire chi esploder per primo. Jody 
l'unica che sappia prenderlo da parte, e calmarlo.  la sola in grado di farlo.
Questo pomeriggio una coppia  venuta a chiedere informazioni per un mutuo, per acquistare
una casa a schiera a Totterdown; c'era anche il figlio, un bimbetto ai primi passi.  un
chiacchierone, gridavano. Non sta zitto un secondo. Fingevano di lamentarsi, in realt mi stavano
dicendo quanto fosse intelligente, e avanti per la sua et quel bimbo paffuto che frugava nel cestino
della carta straccia e cantava le canzoni dei film di Walt Disney. Sono stato a tanto cos dal dire loro
che mio figlio, alla sua et, sapeva dire forse tre parole, quattro se consideravamo schlur, che usava
molto spesso, e a cui ancora oggi non siamo riusciti a dare un significato. Allora, gli amici dicevano:
Oh, ogni bambino si sviluppa a modo suo, prima o poi ci arriver. E noi annuivamo, saggiamente,
fingendo che non ci importasse. Ma poi andavamo su internet, e passavamo in rassegna siti dedicati ai
genitori. Qui dice che a due anni dovrebbe avere un vocabolario di cinquanta parole! Lui non
l'aveva. Non sono nemmeno sicuro che ce l'abbia adesso, che di anni ne ha otto.
Povero Sam. Il mio povero piccolo.
Dan sta uscendo.
Vuoi venire? C' questo night nuovo a Creation. Lo gestisce un mio amico.
Va sempre in qualche night gestito da qualche amico. E, non per la prima volta, mi ritrovo a
chiedermi: ma coma fa? Ha due anni meno di me, ma non  solo questo. La sua vita  andata avanti con
il cruise control; le cose belle gli capitano, cos, indipendentemente dal fatto che sia lui a cercarle.
Quando uno zio che non sentiva da tempo mor, tre anni fa, salt fuori che gli aveva lasciato la sua
auto: una Porsche 911 Carrera vintage, carrozzeria blu golfo. Dan non la usa quasi mai, sta nel
parcheggio sotterraneo del suo condominio ad aumentare il suo valore. Non sembra avere
preoccupazioni, n reali responsabilit, al di l delle svariate etichette discografiche che starebbe
seguendo nella zona di Stokes Croft. Siamo cresciuti insieme, abbiamo frequentato le stesse scuole,
conosciuto gli stessi amici, le stesse ragazze, gli stessi bulli, e lui  sempre stato Dan. Mi tirava fuori
dalle risse, proteggeva Emma da chi le faceva avance goffe e indesiderate in discoteca. Mentre al
sottoscritto succedevano tante cose  la paternit, lo spettro del dolore, la coscienza di dover fare
questo lavoro di merda per sostenere la mia famiglia semplicemente disfunzionale  Dan andava avanti
godendosi la vita, da vero fico.
Sono stato un fico anch'io, per diversi anni. Quattro, direi. All'universit, finii per dirigere una
casa musicale alternativa, l'Oblivion, in cui suonavamo pezzi post rock e strana musica dance
elettronica per localini pieni di fanatici che ascoltavano accarezzandosi il mento. Ogni tanto
organizzavamo dei live in schifosi pub locali, e io in persona misi in piedi un festival in un'area
industriale in disuso, che il giornale del posto  presente all'evento  defin quasi inascoltabile. Una
citazione che poi comparve su tutti i nostri volantini per i due anni successivi. Dan si fermava da me
quando frequentava il suo corso di design, a Bristol; ci faceva i manifesti, e persino un sito web. Lo fa
ancora, mentre io ho mollato. La vita si  messa in mezzo.
Credo che rimarr a casa. Ma grazie, Dan.
Nessun problema, amico.
Sto fissando il televisore spento, anche se in questa casa non mancano le opzioni di
intrattenimento su schermo. Dan ha quattrocento canali via cavo, e un hard drive pieno zeppo di film e
programmi TV, pi di quanti una persona possa vederne in tutta la vita. Ma personalmente mi trovo
sconcertato e istupidito davanti a una scelta cos colossale. Come si fa a decidere che cosa guardare,
oggi? E se cominci a dedicarti alla serie sbagliata, e investi ore della tua vita solo per scoprire che ce
n' una migliore?  il genere di problemi che alcuni chiamano del primo mondo. Avete presente di
che persone sto parlando? Si fanno vive sotto i vostri post, su Facebook e Twitter, e vi fanno
vergognare per come vi preoccupate delle cose quotidiane. Ecco una lezione super divertente che si
apprende prestissimo, quando si ha un figlio che in alcune occasioni disturba: la gente ama giudicare.
Ama guardare con aria di superiorit dalla sua vita apparentemente perfetta. Ma preferirei non andare
in quella direzione. Devo trovare qualcosa che mi aiuti a non pensare a Sam, e alla giornata di domani,
ma non c' niente che sembri assecondare lo scopo. Non voglio concentrarmi su niente. Non ci riesco.
Jody dice che mi serve aiuto, e forse ha ragione. Nella mia testa gira tutto, il mio cervello  un vortice
di paure e ansie, non riesco ad afferrare niente.
Ok, prendo un respiro profondo. D'accordo. Ecco come stanno le cose: sono stato costretto a
lasciare Jody e Sam. Me ne sono andato perch litigavamo ed eravamo sottoposti a uno stress continuo.
Devo capire come mettere fine a questa cosa. Devo far fronte alla pressione. Devo trovare quella lucina
che mi guider fuori dal tunnel.
Non mi sembra lo stato d'animo giusto per cominciare finalmente a guardare Breaking Bad.
Capitolo 3
Sam mi sta aspettando sulla porta, quando l'indomani mattina vado a prenderlo. Indossa la sua
felpa e si  tirato su il cappuccio; sotto ha una delle sue magliette speciali con cuciture nascoste, cos
che non le senta sulla pelle. Esistono siti per indumenti di questo tipo,  un mondo che scopri a mano a
mano, quando ti ritrovi a lottare contro inspiegabili manie e fobie. Ci sono vere e proprie aziende sorte
per provvedere ai bisogni di bambini che non si sentono a loro agio nel nostro mondo.
Pap, andiamo al parco? Andiamo al caff? Pap, entri?
Entro un momento.
Nel soggiorno, come sempre, sembra sia esplosa una bomba: vestiti, libri e giocattoli sono
sparsi ovunque  uno scenario dolorosamente familiare  sul pavimento. Ogni superficie  piena di
roba: fazzoletti, posta non aperta, giornali. Il divano consumato  una mappa di macchie lasciate dai
cereali; lo schermo del televisore  pieno di impronte; le mensole della libreria scoppiano sotto le
macerie che restano in giro inevitabilmente quando diventi genitore: modellini Lego costruiti a met,
motociclette Playmobil, personaggi senza braccia o gambe. I miei CD e i miei DVD sono impilati
senza cura in un angolo, la corsia della tenda penzola dalla parete, la tenda sventola inutile alla brezza
che entra dalla finestra aperta.
Questa  casa mia, penso. E d'un tratto non riesco a mandar gi il nodo che mi si  formato in
gola.
Scende Jody, i capelli  lunghi, castano chiaro con i riflessi ramati  sono bagnati e avvolti in
un asciugamano, anche se qualche ricciolo vagante le scende sul viso. Indossa un paio di jeans e
un'ampia felpa. Ha l'aria stanca, lo sguardo cauto.
Ciao, Alex.
Ciao. Come come va?
Pap, andiamo al parco? Posso portare la palla? pap, mi serve una borsa per la palla?
Non so se possiamo portarla, dopo andiamo al caff e
OHHHHH, fa Sam, e subito si mette a piangere.
Abbiamo dovuto affrontare qualche sfida, questa mattina, mi informa Jody, con un sorriso
forzato; poi attraversa la stanza a grandi passi e va ad abbracciare Sam. I suoi occhi dicono tutto.
Probabilmente lui  in piedi dalle cinque, se non da prima. Avr provato ad accendere il televisore, e
poi avr perso il controllo quando lei  entrata per spegnerlo. Avr provato a prepararsi la colazione
versando il latte dappertutto, e poi si sar messo a piangere. Poi avr svegliato di nuovo Jody per
chiederle il permesso di guardare la TV, e avr pianto fino a strapparle un s. Schemi familiari.
Cos' successo? chiedo, inutilmente.
Be', non c'era il cartone degli X-Men, e cos mi ha lanciato il telecomando sulla testa, dice. E
infatti noto il livido scuro. A tre anni, Sam mi colp in faccia con un secchiello di mattoncini Duplo, e
mi fece cadere un incisivo. Era come Joe Pesci in Quei bravi ragazzi: piccolo, divertente, ma incline a
mutamenti mentali, e a commettere gesti di violenza estrema e sciocca.
Sento aumentare l'ansia. Sam quando  di buon umore  gi una sfida, ma quando ha la luna
storta  assolutamente imprevedibile, e fa spavento. Nello stomaco ho come una palla, una palla di
paura. E se mi scappa? Se succede qualcosa e io non posso proteggerlo? La mia mente  invasa dalle
immagini di quello che potrebbe succedere se desse in escandescenze. Sento arrivare il sudore, che
prude sotto la fronte.
Forse dovremmo fare qualcos'altro Se non  dell'umore Suggerisco, umilmente.
Jody mi fulmina con un'occhiata, in cui leggo un'accusa. Uno sguardo familiare,
Eravamo d'accordo, Alex, mi dice, sottovoce. E io l'ho scritto sul suo programma. Ogni
mattina, Jody disegna un fumetto che serve a guidare Sam nella sua giornata, cos che veda quando
deve vestirsi o mangiare, e che cosa far fino a quando non arriva l'ora di andare a letto. Nel weekend,
se lo porta in giro e lo consulta regolarmente. Se una cosa  scritta sul programma, deve accadere.
Quasi a voler enfatizzare questo punto, gli occhi di Jody si spostano su Sam, che sta cercando di
stringere le linguette con il velcro delle scarpe da ginnastica. Un'altra cosa: Sam non sa allacciarsi le
stringhe. Inoltre, le linguette devono essere talmente strette che ho sempre paura di bloccargli la
circolazione. Tutto dev'essere stretto. Al massimo.
Lo so, dico, con lo stesso tono di aggressione frenata. Ma, se non  dell'umore Le strade
intorno al parco sono molto trafficate. Sono solo preoccupato
Non succeder niente, mi interrompe Jody. Non puoi tirarti indietro continuamente da
queste cose e non puoi tirarti indietro da tuo figlio.  proprio questo il problema, Alex; io non dovrei
essere qui a cercare di convincerti a portarlo fuori a prenderti la responsabilit di Sam per tre
dannatissime ore.
Sto per ribattere, ma lei mi precede.
E non voglio sentire quanto sia duro il tuo lavoro, mi attacca, furiosa. Prova a stare a casa ad
aspettare l'ennesima telefonata dalla scuola, in cui ci informano che Sam ha di nuovo preso a calci
qualcuno, o  stato picchiato, o ha urlato che voleva me per tutta la mattina. Prova a preparargli la cena
e a fare in modo che mantenga la temperatura giusta per l'ora che impiega a mangiare tutto. Provaci! Io
sono sfinita. E tu non mi aiuti per niente!  esattamente questo il motivo per cui oggi ci troviamo a
questo punto.
Un momento di silenzio. Una sorta di pausa emotiva.
Pap, sono pronto, mi dice Sam. Sono pronto per il parco. Portiamo la palla?
Ok, faccio, cercando di mantenere il respiro normale. Portiamo la palla e lasciamo a casa
mamma. Ha bisogno di un po' di riposo.
Andiamo al parco?
S.
E poi al caff?
S, Sam.
Posso prendere un latte schiumato?
S.
Ma prima andiamo al parco?
S, prima al parco e poi al caff.
Saluto Jody con un cenno, ma faccio fatica a guardarla negli occhi. Per un attimo, sono grato di
questa possibilit di fuga.
Pap, portiamo la palla?
Il parco sorge su una collina tra Bedminster e Totterdown, un pezzetto di verde tra file di case a
schiera vittoriane, dove le strade si allungano in ogni direzione come fili di una gigantesca ragnatela. Ai
margini ci sono i sentieri in rovina su cui i fanatici del jogging sbuffano e incespicano, seguendo
percorsi che si intersecano tra loro come sudati robot. C' una piccola area con altalene e scivoli che
venne costruita all'inizio degli anni '90 per poi essere abbandonata al suo destino. Le altalene non
hanno pi i seggiolini, quindi  rimasta solo la struttura di metallo arrugginito con una fila di catene che
penzolano inutilmente, quasi una sorta di prigione del sesso a cielo aperto. Ci sono graffiti e disegni
anatomici dappertutto. Non so se il Comune dovrebbe smantellarle o iscriverle al Turner Prize.
Sam tiene la palla stretta al petto. A volte tiriamo qualche calcio, ma a volte non la mette
nemmeno gi. Mi guardo intorno e cerco di prevedere cos' che lo turber.
Catastrofe al parco giochi. Calcolo delle probabilit.
Un adulto di passaggio che tenta di fare conversazione: 10/1
Cane che abbaia: 8/1
Altri bambini che mostrano interesse verso la sua palla: 5/2
Ortiche che lo pungono: 5/1
Vespe: 8/3
Seminario per donne incinte che fanno meditazione dietro i pali della porta da calcio (questo 
successo veramente, una volta, e Sam  rimasto scandalizzato): 100/1
Carretto dei gelati che non c': pari
Oggi ci sono soltanto dei ragazzini che sembrano impegnati a giocare sopra la prigione del
sesso, quindi non dovrebbero presentarsi problemi. Le uniche persone che stanno portando a spasso il
cane sono lontane, il che mi d il tempo di avvertire Sam. Il camioncino del gelato  l, al suo posto,
pronto ad approfittare di una rara giornata di sole. Potrebbe andare tutto bene. Ok. Dentro di me, traggo
un sospiro di sollievo.
Ecco una lezione importante che ho appreso quasi subito, sull'autismo. Rain Man, il film del
1988 con Tom Cruise e Dustin Hoffman, NON  un documentario. Non tutti i bambini autistici
possiedono poteri speciali. Se portassi Sam al casin di Bristol, non sarebbe capace di contare le carte
per farci vincere una piccola fortuna. Invece, il baccano lo spaventerebbe, e finirebbe per accovacciarsi
sotto il tavolo della roulette fino all'arrivo della sicurezza, che mi butterebbe fuori per aver portato l
dentro un bambino.
Sam per ha un suo modo interessante di guardare il mondo, cosa che mi sforzo di ricordare
ogni volta che il livello di stress raggiunge il punto di esplosione, magari perch gli metto il cappotto
sbagliato, o perch gli spaghetti che gli ha preparato Jody sono di due gradi troppo caldi. Per Sam, il
mondo  un gigantesco motore che deve funzionare in un certo modo, con azioni prevedibili, per
garantirgli la sua sicurezza. Prima di potersi rilassare, deve conoscere i tempi e i movimenti di tutto
quello che ha intorno, e deve poter tenere costantemente il dito sul pulsante di spegnimento.
Lo guardo correre verso alcuni tronchi caduti su cui ama giocare, e so esattamente che cosa
far: si arrampicher su un tronco in particolare, ci camminer sopra controllando che io lo stia
guardando quando arriver alla fine. Considerer se saltare su quello vicino, e invece scender per
salirvi da terra. Se ci sta giocando un altro bambino, lo spinger via: non perch sia prepotente, ma
perch quella  la macchina dei tronchi caduti, e deve funzionare in un certo modo. Per lui, un altro
bambino  un difetto del sistema; cacciarlo via  come avviare un programma antivirus. RILEVATO
BAMBINO. SEQUENZA DI SPINTA ATTIVATA. BAMBINO ELIMINATO. AVVERTENZA:
BAMBINO CORRE IN LACRIME DA GENITORI.
Potrei essere l con lui, ad arrampicarmi sulla corteccia fradicia, invece no. Non lo faccio mai.
Spingo le altalene, magari gli restituisco la palla con un calcio, ma non sono cos partecipe quando si
tratta di scherzare. Non sono uno di quei pap. Avete presente il genere? Quei pap in scarpe Converse
e T-shirt di Batman, che sembrano voler disperatamente dimostrare di essere divertenti, infantili e
amiconi dei loro figli. Fanno gli stupidi, trasmettono la loro giocosa esuberanza, quasi stessero
partecipando a una ripresa del film Big, con Tom Hanks. Mi squadrano con aria sospettosa, mentre io
mi tengo un passo indietro per sorvegliare l'area, alla ricerca di potenziali rischi. Giocare non mi viene
facile. Giocare  difficile. S, per me  difficile abbandonarmi a quello stato d'animo. Lasciarmi andare
quanto basta.
Quando guardo Sam arrampicarsi sui tronchi zuppi d'acqua, con la mente torno a quando
George e io eravamo bambini, e andavamo nel parco vicino a casa, dove ci sfidavamo a salire in cima
alla struttura per arrampicarsi. George aveva due anni pi di me, era pi coraggioso, meno prudente.
Sali fino in cima. Dai, Alex. Ma questo mi fa realizzare che sto cominciando a dimenticare il suono
della sua voce. All'improvviso ho voglia di prendere in braccio Sam e stringerlo, e di portarlo a casa da
Jody. Voglio dirle: Prenditi cura di lui, Jody. Prenditi cura di lui.
E proprio mentre mi ripeto questa frase, lo vedo: un cane di taglia grossa, forse un Labrador,
che sbuca da una macchia di cespugli e viene nella nostra direzione.  a una cinquantina di metri da
noi, ma ha notato la palla di Sam. Vuole giocare. Cazzo. Mi avvio verso Sam, all'inizio lentamente, ma
a poco a poco accelero. Devo essere cauto.
Sam, tranquillo, sta arrivando un cane. Vuoi dare la palla a me?
Sam si volta e, nel farlo, per poco non scivola dal tronco. E resta a bocca aperta. Il cane  molto
vicino, ormai, e avanza abbaiando. Sam si gira verso di me, terrorizzato. Fa cadere la palla e corre nella
mia direzione. La cosa peggiore che possa fare. Il cane non sa decidere se puntare la palla o il bambino
che scappa via. Sta dimenando furiosamente la coda. Alla fine decide che il bambino  molto pi
divertente.
Sam, Sam vuole soltanto giocare.
Mi metto a correre e lo afferro, per poi girarlo in modo tale da mettermi tra lui e il cane. Sam sta
tremando di paura, e ha cominciato a singhiozzare. No, no, no, no, sta dicendo.  tutto ok, gli dico
ancora.
E un attimo dopo il cane  su di noi, e abbaia e salta. Lo spingo via, mentre con lo sguardo
cerco il padrone. Una donna di mezza et fa capolino da dietro i cespugli, con un guinzaglio e una
palla. Sta sorridendo. Il sorriso tipico di chi ha un cane; quel sorriso che sembra voler dire: Mi
piacciono i cani, piacciono a tutti. Chi mai potrebbe pensar male del mio cucciolo?
Vuole solo giocare! Adora i bambini! ci informa.
Potrebbe chiamarlo? le chiedo, con tutta la gentilezza di cui sono capace, anche se la voce
conserva una furia tenuta a freno.
Allora il tono di lei cambia.
 un cane amichevole, non farebbe del male a nessuno.
Sam si  nascosto tra le mie braccia, urla, piange, si dimena per liberarsi. La signora fa un
chiaro verso di disapprovazione, afferra il cane per il collare e lo trascina via.
Vieni, Timmy, noi andiamo a giocare da questa parte.
La guardo allontanarsi, assolutamente ignara del terrore provocato dal suo maledetto bastardo, e
della possibilit che non si tratti semplicemente di un bambino che non ama i cani.
Ehi! le urlo dietro. Dovrebbe essere tenuto al guinzaglio. Non sa leggere i cartelli, cazzo?
Lei si volta, chiaramente sorpresa dalla ferocia del mio tono.
Vieni, dico poi a Sam, a bassa voce, mentre gli scosto i capelli dal viso. Le urla si sono
ridotte a un piagnucolio sommesso, e le braccia sono strette attorno al torace con tanta forza che le
nocche gli sono diventate bianche. Dai, Sam. Andiamo al caff.
Quando ci incamminiamo, vedo un gruppetto di ragazzini che si stanno lanciando un frisbee.
Hanno l'aria felice, si vede che stanno bene insieme; i loro genitori sono seduti su una panchina, l
vicino, e parlano, rilassati. Per un attimo provo una fitta di invidia nei loro confronti. Quanto devono
essere facili le loro vite.
Pap, adesso si va al caff?
S, andiamo al caff.
Posso prendere un latte schiumato?
S.
Il cane mi ha fatto paura. Non mi piaceva.
Lo so.
Ecco, cos si conclude la nostra la gita al parco.
Capitolo 4
Il caff  tranquillo, in confronto al parco. Posto in mezzo a una piccola fila di negozi,  uno dei
ritrovi di tendenza, o quasi, che stanno spuntando nella zona, realizzato su misura per mamme borghesi
cresciute con Friends, che desideravano tanto un locale come il Central Perk. L'arredamento  quello
di un locale bohmien, tipo il 101 coffe shop. Nell'angolo c' un vecchio jukebox Rowe AMI, e le
pareti sono ricoperte di stampe kitsch degli anni '60, che ritraggono donne infocate e sensuali e ragazzi
dagli occhi sgranati. Sam  affascinato. Ci sediamo ai soliti posti, in fondo alla sala, dove c' un ampio
divano con davanti un grande tavolino da caff di legno, sommerso di vecchi fumetti e riviste.
Pap, perch quella donna ha la faccia verde?
Pap, perch disegnavano bambini con delle teste enormi?
Gli rispondo che non lo so, e che gli anni '60 sono stati un'epoca pazzesca.
Ordino un cappuccino: Il migliore dell'Ovest, dice la lavagna all'esterno, su cui si legge
anche una citazione di T.S. Eliot: Ho misurato la mia vita con cucchiaini di caff, a caratteri
fastidiosamente sinuosi. Me lo porta il barista, che naturalmente ha due baffi da cattivo di un film degli
anni '20, e una maglietta vintage leggermente stretta che mette in mostra la cassa toracica, e che fa un
gesto teatrale nel servire a Sam il suo drink. Ecco a lei, signore, il meglio dei latti schiumati, dalle
migliori mucche da latte schiumato di tutto il Somerset.
Sam fa un risolino, in adorazione. Il barista  il suo eroe. Per qualche ragione, nonostante
l'imbarazzo che prova in compagnia di altre persone,  attratto da giovani carismatici e sicuri. Non li
teme, e si spinge addirittura a guardarli negli occhi, cosa che fa di rado anche con me. Quando era
ancora un bimbetto ai primi passi, Jody lo portava a pranzo alla mensa universitaria, e Sam era a tal
punto ipnotizzato dagli studenti che lei riusciva ad avere qualche momento di tranquillit.  strano, ma
bello. Non m'importa se ho appena tirato fuori quattro sterline per un ditale di caffeina bollente ne
vale la pena.
Ora che siamo qui seduti, tranquilli, sarebbe fantastico se potessi chiacchierare con Sam:
chiedergli della scuola, della situazione a casa, di mamma ma non  cos che funziona. Lui non
chiacchiera. Nella migliore delle ipotesi, farebbe s o no con la testa alle domande dirette, ma pi
probabilmente si allontanerebbe da me e comincerebbe a innervosirsi. Questi momenti tra noi sono
fragili: non so come ricavarne qualcosa di pi senza mandare tutto a monte. Invece, senza dire una
parola gli passo il mio iPhone, e prendo un quotidiano dal tavolo. Rilassato, lui va dritto sulla sua app
preferita, Flight Track, che mostra la posizione corrente degli aerei commerciali mentre volano attorno
al mondo. Quando tocchi una delle piccole icone a forma di aeroplano, si apre una finestra che ti dice
da dove quel velivolo  decollato e dov' diretto. Queste informazioni sono un'ossessione, per lui. Un
po' alla volta ha imparato i nomi di tutte le linee pi importanti, le rotte principali, la distanza tra le
citt maggiori. Suppongo che sia questo il tratto che pi lo fa somigliare a Dustin Hoffman. Il mondo
esterno lo spaventa quasi sempre  almeno, per lui  una sfida far fronte a questa sfilza infinita di input
sensoriali che non pu prevedere  quindi immagino che Flight Track sia il suo modo di esplorarlo
sentendosi al sicuro. Adora starsene seduto a pungolare lo schermo e a farmi leggere tutte le notizie che
compaiono. Ogni tanto gli mostro dove si trova sua zia Emma, questo mese.  mia sorella. La
giramondo.  salita su un aereo due giorni dopo il suo diciottesimo compleanno, e non  pi tornata. A
Sam non interessa granch, ma  un tentativo da parte mia di rendere il tutto pi umano. Gli indico
Toronto. Emma ha caricato su Facebook diverse foto della citt, la scorsa settimana.  con due donne
che non riconosco, che si divertono su una barca turistica, la CN Tower sottile come un ago che si
staglia sullo sfondo. Lei  come in tutte le altre foto del suo profilo; gioiosamente felice, spensierata,
decisa a vivere il presente. Ma io non me la bevo del tutto. I suoi occhi nascondono qualcosa
qualcosa che riconosco per averlo visto gi tanto tempo fa.
Se volesse andare a Heathrow, impiegherebbe sette ore e quindici minuti, dice Sam.
Potrebbe decollare dal Pearson International Airport di Toronto. Potrebbe prendere un aereo della
British Airways o dell'Air Canada. Perch non torna?
Le piace viaggiare. Vedere cose nuove.
Naturalmente, la situazione  un po' pi complessa. Le possibilit sono due: o le piace
viaggiare, o  spaventata all'idea di tornare. Direi che  pi probabile la seconda ipotesi. Ma le sue rare
email non lasciano intendere granch.
Io posso vedere cose nuove su questo. E poi abbiamo Google Maps. Posso vedere cose nuove
su Google Maps.
Lo so, ma non  proprio lo stesso, giusto? Non hai l'esperienza delle persone, dei suoni, degli
odori
Non mi piace nessuna di queste cose. Io soffro di autismo.
Ridiamo tutti e due, davanti a questo momento di consapevolezza. Come io considero il suo
disturbo una sorta di spirito maligno, Sam non ha problemi a riconoscerlo e di solito lo fa per
ottenere un effetto comico, o per tirarsi fuori dai guai. Gli altri bambini danno la colpa ai fratelli, se si
rompe un piatto, se il divano  tutto sporco di penna, o se la biscottiera  vuota. Sam dice: Sono
autistico, e con nonchalance scarica qualunque responsabilit. A posteriori, mi viene da pensare che
probabilmente non avremmo dovuto tentare di spiegargli la sua condizione paragonandola a quella
dell'Incredibile Hulk. (Vedi, Sam, David Banner non poteva farci niente, era colpa dei raggi
gamma!)
Restiamo seduti in silenzio per qualche minuto, e poi:
Mamma mi ha comprato un'Xbox! esclama Sam.
Oh, faccio io. Oh, ok.
E subito mi domando se fosse proprio il caso di comprargliela. Sam  gi abbastanza riservato:
ha bisogno di un'altra scusa per passare del tempo per conto suo? Gioca da solo quasi sempre, anche a
scuola: fa parte del suo disturbo, della sua condizione, o comunque lo si voglia chiamare. Sa giocare
con gli altri, a patto che non interferiscano con quello che vuole fare, e non vogliano parlare troppo. La
sua definizione di amicizia potrebbe essere: persone che pi o meno riesco a sopportare. Il che non
mi sembra del tutto assurdo. Abbiamo tutti relazioni simili. Se riduciamo ai minimi termini i sistemi
sociali, ci rendiamo conto di quante cose siano abituali. Fingiamo di interagire: chiediamo a una
persona com' stata la sua giornata, ridiamo delle sue battute orrende, diciamo frasi del tipo:
Dobbiamo vederci pi spesso. Ma sotto sotto, molto spesso, si cela l'idea condivisa che sia tutta una
stronzata.  una danza, una serie di tic sociali che si ripetono. Non c' da meravigliarsi se Sam si sente
confuso. Per come lo intendo io, in pratica l'autismo consiste nel non aver ricevuto il regolamento alla
nascita. Per Sam, tutti noi stiamo facendo questo gioco globale, che lui deve cercare di capire strada
facendo. E ci lo sfinisce, e sfinisce anche Jody e il sottoscritto, perch siamo noi il suo libro con il
regolamento. Dobbiamo spiegargli ogni cosa, ancora e ancora, e alcune regole non avranno mai alcun
senso per lui. Come quella di non dire per forza tutto quanto gli passa per la testa. Solo nell'ultimo
mese se n' uscito con queste osservazioni:
(Alla madre di Jody, a proposito delle vene varicose): Perch hai dei tubi nelle gambe?
(Alla vicina, che  piuttosto rotonda): La tua faccia sembra di gelatina.
(All'insegnante principale, durante una serata genitori/figli): Pap dice che questa scuola  un
cesso.
Perci penso che dargli una console per rifugiarsi in un altro mondo non sia la migliore delle
idee. Mi spiego: gli permetto anch'io di giocare con il mio smartphone, ma  diverso. Qui usa
un'applicazione sulle rotte aeree e Google Maps; perlomeno c' una connessione con il mondo reale.
Ma con l'Xbox il giocatore  al centro dell'universo, e ogni singola azione riguarda lui. E direi che ci
 l'esatto opposto di quello che Sam deve sapere sulla vita. Non ce l'ho con Jody, immagino che le
serva una pausa dalle sue domande infinite, o dai suoi capricci esplosivi.
D'accordo, parleremo con mamma dell'Xbox, gli dico.
Il volo VO 226 da Londra a New York sta viaggiando a 11.278 metri di altezza.
Arriviamo a casa (a casa loro, perch non so se posso ancora considerarla mia) poco dopo le tre
del pomeriggio. Jody ha sistemato, e ha un'aria pi fresca, quasi rilassata. Ha domato i ricci selvaggi
attorcigliandoli in una specie di chignon, ed  distesa sul divano a leggere un quotidiano.
Ecco il mio bambino! Mi sei mancato! Salta su per venire ad abbracciare Sam.
 stato bravo, le dico. C' stato un piccolo problema con un cane al parco, ma lui si 
comportato bene.
Il cane mi ha rincorso, aggiunge Sam. Abbiamo preso il latte schiumato al caff. Ho giocato
a Flight Track. Pap ha detto fottutissimi cartelli' alla padrona del cane. Ho fame.
Ecco un'altra cosa: non puoi mai dire parolacce in sua presenza. Perch se lo ricorda, sempre, e
lo dice.
Dopo aver sentito la mia spiegazione, Jody gli prepara un panino, l'unico che mangi: formaggio
e sottaceti. Dopo, Sam corre a giocare con la sua Xbox nuova.
Ci sono le regole per quanto riguarda Sam e il cibo. A turno, bisogna preparargli i quattro piatti
che accetta.
1. Sandwich con formaggio Cheddar e sottaceti (pane bianco senza crosta, e senza macchie
gialle di sottaceti).
2. Bastoncini di pesce e patatine (i bastoncini devono essere marca Birds Eye o Marks and
Spencer. Merda, non provate a dargli quelli di Lidl).
3. Spaghetti sistemati a forma di cerchio su pane tostato (a volte vanno bene anche quelli a
forma di lettera, anche se  difficile capire quando potrebbe accettarli, quindi non vale la pena di
rischiare).
4. Maccheroni al formaggio (ma solo cucinati secondo la ricetta di Jody. Se li preparo io,
finiscono sul muro della cucina. Anche se, in tutta onest, la sua  una giusta valutazione delle mie
abilit culinarie).
In aggiunta ci sono i cereali per la colazione, yogurt e frutta accuratamente tagliata a cubetti.
ACCURATAMENTE. Avete mai tagliato delle mele a pezzetti grandi un centimetro cubo esatto, alle
cinque del mattino?  difficile: soprattutto quando il destinatario fa sembrare Gordon Ramsay una
persona calma e disponibile.
Quindi adesso ha una console per videogiochi?
S, il figlio di una mia amica non la voleva pi. Pare che sia il modello vecchio. Ho pensato
che sarebbe stata meglio della TV, ogni tanto.
Ma non lo incoragger a stare per conto suo pi di quanto non faccia gi? Cio, non stiamo
cercando di aiutarlo a essere pi socievole?
Scusa, hai detto stiamo'?
Sai che cosa intendo.
S, so che cosa intendi. Ma forse avere qualcosa in comune con i ragazzini della sua et non 
una cosa cos negativa. Tutti a scuola hanno una console.
Ok, d'accordo, mi dispiace. Ma niente Grand Theft Auto, intesi?
Oh no, quello  solo per mamma. Ho scoperto che guidare per la citt andando a sbattere
contro le cose  un'utilissima terapia.
Segue un fragile momento di tranquillit. Jody comincia distrattamente a mettere via riviste e
libri da colorare sparsi sul tavolo e sul pavimento.
Come stai? mi chiede.
Bene. Mi manchi.
Sembra restare pietrificata.
Mi manchi anche tu, dice sommessamente, prima di riprendere a sistemare, quasi volesse
scrollarsi di dosso quel momento. Che cosa stai facendo?
Oh, lo sai: lavoro, guardo il televisore immenso di Dan.
Non cominciare a guardare la nuova stagione di Homeland,  una stronzata totale.
Dannazione, non riesco a credere che tu la stia guardando senza di me!
Ti sto facendo un favore enorme.
Magari, quando torno a casa, possiamo darci a uno di quei gialli scandinavi per cui andavano
tutti pazzi cinque anni fa.
Un silenzio imbarazzante. Forse  un po' troppo presto.
Non so quando succeder, Alex. In questo momento non riuscirei a sopportare la tua
presenza.
Lo so. Mi dispiace. Sistemer tutto. Solo che, be' lo sai, sarebbe stupendo tornare. Fosse
soltanto per farti smettere di guardare merdosi programmi TV.
Jody si sforza di sorridere.
Sei troppo distratto e inaffidabile, mi dice. E, ogni volta che proviamo a parlare
litighiamo. Questo sta peggiorando tutto. Ricordi quella volta che andammo da tua madre, quando Sam
aveva circa due anni? L'auto si ferm, e Sam urlava e piagnucolava sul sedile posteriore, e fuori era
buio e pioveva a dirotto, ma noi
Cantammo tutte le canzoni de La sirenetta, nell'ordine corretto. Io cantai In fondo al mar'
mentre cambiavo la gomma.
Affrontammo il problema, giusto? Lo affrontammo, e lo trasformammo in qualcosa di
divertente. Adesso non c' pi nessun divertimento. Anzi.
Sono sfinito. Il lavoro, la mancanza di sonno, e
Capisco subito che era la cosa sbagliata da dire.
Oh Dio, ci risiamo! esclama Jody. Continui a dire che al lavoro le cose miglioreranno, ma
non succede mai. Arrivi a casa stressato, sei stressato per tutto il weeekend, torni in ufficio stressato
e io non posso pensare ai tuoi problemi e a Sam. Devi risolverli tu.
Lo so, lo so, ma
No, Alex, niente ma. Devi fare qualcosa, se vuoi tornare. Dico sul serio! Si sta sforzando di
non piangere, ma sento le lacrime nella sua voce, e le vedo nei suoi occhi i suoi grandi occhi marroni
che dieci anni fa mi stregarono. Non nascondono niente: le pupille sono grosse e scure come galassie. E
io non ce la faccio. No, non sono in grado di affrontare quello che sto per sentire.
Devi fare qualcosa riguardo al lavoro, riguardo a TE stesso. Ma soprattutto devi fare qualcosa
riguardo a George. Mi capisci?
E a quel punto mi rendo conto che presto pianger anch'io. Perch questo  il dolore lacerante
che, anche se pi debole di un tempo, infuria ancora sotto la superficie, come una grande placca
tettonica. E all'improvviso sono davvero felice che Sam abbia un'Xbox, perch almeno non  costretto
ad assistere ancora una volta a questa scena.
Dopo vado con Dan all'Old Ship Inn, il piccolo pub vicino al suo condominio, appena dietro
l'angolo.  una reliquia solitaria del passato industriale della zona, e la facciata fatiscente di mattoni
rossi  un'offesa alle strutture di vetro, acciaio e cemento che la circondano. Dentro ci sono dei
vecchietti strambi, con i rispettivi cani che dormono ai piedi dei loro sgabelli. Alcuni li abbiamo
conosciuti. Frank e Tony lavoravano sulle banchine, negli anni '60, trascinavano carichi dalle navi ai
capienti magazzini del porto; amano starsene appollaiati al bancone, e raccontare allegramente storie di
orrendi incidenti industriali. C' Alfie, che una domenica s e una no gestisce la discoteca rock'n'roll, e
che porta ancora le blue suede shoes acquistate nel '57, che ormai sono spelacchiate quanto lui. In un
angolo c' il vecchio Sid che gioca a scacchi contro se stesso, con una mezza pinta di Guinness accanto
al gomito. Pi di un cliente incauto si  avvicinato per dargli una pacca sulla spalla, e chiedergli di fare
una partita, solo per essere preso a brutte parole o spinto via. Cristo, dice sempre il barista, non
interrompetelo mentre sta giocando. La leggenda vuole che stia sfidando lo spirito della moglie morta.
Forse, desidera solo pace e silenzio.
Come la clientela, anche il pub  un avanzo male in arnese, ma, a differenza delle file di case
che originariamente doveva servire, probabilmente  tutelato dalle Belle Arti. E adesso  solo, e i
clienti fissi sono una popolazione in diminuzione di pensionati che ricordano i bei tempi che furono.
Oltre a me e a Dan. Veniamo qui perch la birra costa poco, e perch vendono sacchetti di patatine che
non si trovano nelle grandi catene di enoteche, o nei bistr che si susseguono lungo il porto. Per cinque
sterline ti danno delle scodelline di olive. Grazie mille, Europa,  tutta colpa tua.
Allora, cos'hai combinato, oggi? chiedo a Dan, mentre butto gi il fondo della mia pinta.
Ho cazzeggiato sul Mac. Ha l'ultimissimo iMac, con un monitor gigantesco. Credo gli serva
per progettare siti web, o per produrre musica, o Oh Dio, non lo so.
Ti vedi con qualcuna?
Nah, no amico. Sono stato con Nikki per un po', ma la situazione era decisamente
imbarazzante.
Nikki lavora in un piccolo studio di design per cui ogni tanto Dan fa qualche lavoro da
freelance.  popolato prevalentemente da giovani poco pi che ventenni, che si vestono da Hollister e
da Urban Outfitters, eccezion fatta per l'ironica T-shirt vintage che acquistano su eBay per cifre
spropositate. Sono tutti innamorati di Nikki, perch ha tre anni pi di loro,  bella, ed  una designer
che sa fare miracoli con Photoshop. Erano segretamente in competizione per vedere chi l'avrebbe
invitata a uscire, ma poi hanno commesso l'errore di prendere Dan per progettare parte della campagna
pubblicitaria di un social. E quei poveri bastardi non hanno pi avuto la minima possibilit.
Dan  belloccio. Capelli scuri tagliati corti, viso abbronzato con gli occhi da cerbiatto; ha uno
stile innato che si estende al di l delle divise skinny  jeans, camicie, berretti tutti aderenti  dei suoi
colleghi.  qui seduto davanti a me con un maglione lavorato a corde, camicia abbottonata al collo e
pantaloni cachi neri. Colori, tessuti e vestibilit:  tutto talmente perfetto che sembra uscito da un
servizio di moda. Ma a essere esagerato  il suo fascino. Un fascino che trasuda. Che ronza come una
presa elettrica pericolosamente sovraccarica.
Dan, grazie per avermi aiutato. Tutta la situazione  cos pesante.
Nessun problema. Siamo amici. Mi piace averti intorno. Mi tornano in mente i bei tempi. Oggi
stavo dando una mano a Luke con un podcast. E ho ripensato a quando registravamo i nostri
programmi radio sul vecchio PC di mio padre.
Radio Shogun la migliore stazione radio di West Coast hip-hop del Somerset.
Portammo il Wu-Tang Clan a Weston-super-Mare.
S be', ho una piccola confessione da farti, quel genere musicale non mi  mai piaciuto.
Lo so, Alex. Lo so.
Lasciamo quel pensiero sospeso tra noi per qualche istante.
Poi, Dan mi chiede: Allora, come sta Sam?
Bene. Cio.  Sam.
State ancora pensando di toglierlo da quella scuola?
Mi sorprende che se ne sia ricordato, ma trovo innaturale parlare di questo con lui. In tanti anni,
e con tante cose che sono accadute, le nostre conversazioni si sono sempre limitate a film e musica. 
stato questo il filtro di tutto. Ed  doloroso quando un argomento pi cupo sale in superficie.
Non lo so, ne stiamo discutendo. E a te, tutto ok? Cio, il lavoro e il resto?
S. Cio, a volte sembra di lavorare a casaccio, ma fai le cose giuste per le persone giuste, e
alla fine si sommano. Di solito mi chiamano quando sono vicini alla catastrofe, quando hanno qualche
grosso cliente che gli urla addosso ogni giorno. Ma tu mi conosci, io mi dico sempre: Ok, vai.
Ok, vai  la sua frase motivazionale. Ogni volta che deve prepararsi psicologicamente per
qualcosa, se la ripete sottovoce e poi va sia che si tratti di una campagna milionaria per rinnovare
l'immagine di un prodotto sia che si tratti di tuffarsi in mare da Clevedon Pier. Una volta detto, deve
farlo.
Ges, Dan, non so proprio come tu faccia a vivere cos, gli dico, e nella mia voce c' pi
amarezza di quanto non ci fosse stata nelle mie intenzioni. Io ho la sensazione costante che ci sia un
abisso sotto di me, ma tu come fai a non essere preoccupato? Come fai a non fartela addosso in ogni
minuto della tua vita?
Lui sorride, e fissa la sua birra. Dall'impianto stereo gracchiante del pub, giunge la voce di Otis
Redding che canta These Arms of Mine. Sid sta muovendo i pezzi sulla scacchiera. Fari di auto
penetrano nel locale attraverso le tende mangiate dalle tarme, proiettando luci frastagliate sulla carta da
parati macchiata di tabacco.
Io non devo affrontare quello che be', quello che devi affrontare tu cose reali, persone
reali, dice alla fine. Poi distoglie lo sguardo. Per un attimo ho l'impressione che voglia dire dell'altro;
 l l per farlo, ma poi quel pensiero gli scappa. E mi chiede: Mi ci vedi a vendere un mutuo?
No! Ma non mi ci vedevo neanch'io fino a qualche anno fa. E adesso guardami.
Ridiamo, tentando consapevolmente di cambiare stato d'animo.
Se lo odi, devi tirarti fuori.
Non posso, ho anch'io un mutuo da pagare. Sam sta facendo terapia del linguaggio, che 
incredibilmente cara. Jody non lavora
Alex, ascoltami. Se odi il tuo lavoro, devi tirarti fuori.
Con un sospiro, finisco la mia birra.
Sembrano sapere tutti che cosa  meglio per me.
Non dimenticarlo, mi dice. Poi si alza e mi scompiglia i capelli, un gesto che da parte di
chiunque altro mi irriterebbe tremendamente. Va al bar, ordina altre due pinte e torna al tavolo.
Ok,  il momento di un altro flashback. Ricordi quando guardavamo Battlestar Galactica? La
serie nuova, non la vecchia. Non mi aspettavo che partisse per la tangente in questo modo.
S셻
Ti avevo detto che non parla di robot spaziali assassini, ma della guerra in Iraq.
S.
E tu che cosa mi avevi risposto?
Ti avevo risposto: Dan, per l'amor di Dio, la serie parla di robot assassini'.
 questo il problema! fa lui, facendo schizzare la birra sul tavolo, per ottenere l'effetto
sperato. Sei la persona pi profonda che conosca, tu analizzi tutto, hai teorie su qualunque cosa. Ma
una volta che hai preso una decisione, ci resti aggrappato con le unghie e con i denti. E se invece stessi
guardando la realt nel modo sbagliato?
Prendo un sorso di birra, lungo e pensieroso, e poi poso il boccale, con delicatezza.
Dan, apprezzo quello che stai cercando di dire, davvero. Ma  una situazione complicata, da
cui non posso fuggire semplicemente lasciandomi andare. E comunque Battlestar Galactica  un
programma su robot assassini solo che un sacco di ventenni vi hanno voluto proiettare un significato
pi alto, per alleviare il senso di colpa che provavano guardando una serie del genere, anzich le notizie
sul conflitto in Iraq.
La percezione  la realt, fa Dan, e poi sfoggia quel sorriso ridicolmente adorabile, quello
che, sono certo, l'ha aiutato a procurarsi una dozzina di redditizi contratti come freelance.
Ges, Dan, non questa sera, gli dico in un gemito. Adesso vammi a prendere altre patatine, e
cambiamo argomento. Non mi va pi di parlare di lavoro, della mia vita o di robot assassini.
Un'ora dopo, sono nell'appartamento di Dan, da solo, perch naturalmente lui  andato in un
night, il Wicked Glitch, dove suonano solo colonne sonore distorte dei videogiochi degli anni '80.  il
genere di musica che avrei ascoltato ai tempi dell'universit, quell'oasi durata tre anni di piacere
incauto e senza complicazioni. Ges, persino Kant era divertente. A volte mi chiedo: quello era il vero
Alex, o soltanto un impostore?
Mi dedico al solito rituale: gonfio il materasso, e poi controllo le email sul gigantesco iMac di
Dan. Ci sono due messaggi. Il primo  di Jody: mi inoltra l'appuntamento per visitare una scuola della
zona, che ha una buona reputazione per quanto riguarda il sostegno offerto ad alunni con autismo.
L'altra mail  di Emma. Pensa di tornare in Inghilterra. Ci creder quando la vedr qui.
Alle quattro mi sveglio: Dan  entrato in casa barcollando, in compagnia di una donna. Stanno
ridacchiando, mentre si dicono Shhh a vicenda; poi silenzio, e un fracasso assurdo. Vado a vedere
cos' successo e li trovo incastrati tra le due pareti dello strettissimo corridoio, gambe e braccia
abbronzate che spuntano dappertutto, come in seguito a un incidente automobilistico piuttosto sexy.
Siamo bloccati, biascica Dan. Ci stavamo baciando e siamo rimasti incastrati.
Ciao, io sono Donna. Come Donna Matthews degli Elastica. Puoi aiutarci a tirarci su?
Smetto di cercare di calcolare la sua et, basandomi sui gusti musicali dei suoi genitori, e
accendo la luce. La schiena della ragazza  contro una parete, Dan  sospeso sopra di lei, le ginocchia
che puntano l'una contro l'altra, le mani sul pavimento, ai lati della testa di Donna, in equilibrio a
mezz'aria. Una delle gambe di lei  in mezzo a quelle di Dan, l'altra si agita come impazzita. Indossa
un abitino cortissimo coperto di lustrini d'argento, che sarebbe da urlo e sofisticato in qualunque altra
situazione, o quasi tranne in questa.
Ok. Penso di sapere che cosa fare. Dan, devo sollevarti e poi gettarti da un lato una cosa del
genere, insomma.
D'accordo. Dammi solo un secondo, cos mi preparo. Ok, vai.
Lo afferro per i fianchi e lo tiro su, trascinando anche la gamba di lei finch non si libera, e nel
processo una scarpetta lucida salta via. Con il suo aiuto, anche se sta ridendo a crepapelle, riesco a
spingere Dan fino a farlo cadere sul pavimento accanto a Donna, che adesso riesce a rialzarsi, la
schiena premuta contro la parete.
Mi formicola la testa, dice.
Qualcuno beve? fa Dan. Immagino sarete d'accordo con me nel dire che finora sta andando
tutto meravigliosamente bene.
Sar meglio che io torni a letto, dico. Domani mi aspetta una lunga giornata cio, oggi.
Oh Dio, sono le cinque e mezza. Voi idioti divertitevi. Ma ricordatevi, nel corridoio si sta in fila
indiana.
Mentre Dan accende lo stereo e mette una canzone degli Hot Chip, con il volume basso, penso
al mio vecchio amico e alle cose che abbiamo fatto insieme, e a quella scintilla di vita che sembra
sempre splendere dentro di lui come in Emma, mia sorella. Ma come fanno?
Sdraiato sul letto, ascolto il rombo sommesso di un aereo che si abbassa nel cielo via via pi
chiaro, diretto verso l'aeroporto di Bristol. Il rumore si fonde in modo ipnotico con il sibilo del
materasso, mentre schiena e fondoschiena completano la discesa fino al pavimento duro.
Capitolo 5
Quando portammo a casa Sam, il giorno dopo la sua nascita, eravamo ubriachi ubriachi di un
cocktail di felicit, adrenalina e mancanza di sonno. Sam, dal canto suo, non fece altro che piangere.
Urlava, strillava, contorcendo quelle gambe e quelle braccia minuscole. Quasi tutte le notti lo portavo a
fare lunghe passeggiate nella carrozzina, lungo le strade di periferia a quell'ora deserte. Gli cantavo
canzoni, e gli raccontavo storie, fino a quando non si calmava; poi lo portavo a casa per la poppata. E
aveva sempre fame. Provammo a fargli prendere il biberon, per dare un po' di tregua a Jody, di tanto in
tanto, ma mio Dio non ne voleva sapere gi allora era difficile, nel mangiare. Ricordo che una
volta provai a spremergli il latte in bocca, e all'inizio sembr funzionare ma dopo, mentre lo tenevo
in braccio, mi vomit negli occhi una quantit enorme di latte artificiale semidigerito. Un ricordo
divertente del senso di colpa paterno, che non se ne va.
In seguito, quando cominciammo con lo svezzamento, Sam svilupp fin da subito delle
preferenze. C'era una marca in particolare di omogeneizzati biologici che mangiava volentieri, e per
paura che ne interrompessero la produzione ne ammassammo duecento vasetti nel capanno in giardino.
E nel frattempo venivamo sommersi di consigli dettati dalle migliori intenzioni, ma per noi
infinitamente esasperanti.
Avete provato a tagliare la verdura a bastoncini?
Avete provato a dargli il pranzo in una scodella, anzich in un piatto?
Avete provato a rendere il cibo divertente?
Noi sorridevamo e ringraziavamo per quelle dritte straordinarie, tutte cose che avevamo gi
tentato di fare, in pi occasioni. Come quella volta che presi una fetta di prosciutto, due olive e un
peperone rosso e riprodussi il viso di Peppa Pig in modo incredibilmente accurato (ma, ahim, Peppa
fin per fare un drammatico volo da una parte all'altra della cucina). Forse quelle esperienze formative
avrebbero dovuto farci intuire che c'era qualcosa di diverso, in Sam. Ma allora Jody e io parlavamo
appena, figurarsi se discutevamo dello sviluppo psicologico di nostro figlio. Invece, ci dividemmo
risolutamente i compiti: diventammo due soci di una compagnia che cercavano di arrivare a fine
giornata senza addormentarsi sulla tazza del gabinetto, o nella corsia dei pannolini da Waitrose. Ma
eravamo insieme, ed eravamo determinati, e sapevamo di potercela fare perch  Dio  ci amavamo
alla follia.
Sto pensando a tutte queste cose mentre sono seduto con Jody fuori dalla segreteria della St.
Peter's Primary School, in un sobborgo tranquillo ai margini della citt.  la terza scuola che visitiamo
da quando abbiamo deciso di tirare via Sam dalla fossa infernale in cui si trova ora. Ha una reputazione
notevole, siamo nel bacino d'utenza per una questione di millimetri, e la cosa migliore  che Sam
conosce gi qualcuno che la frequenta. Pare che Olivia fosse con lui al nido, e che Jody sia rimasta in
contatto con sua madre astuta manovra sociale, dal momento che la famiglia vive in una gigantesca
casa a schiera unifamiliare  un edificio vincolato alle Belle Arti  a Southville, su cinque piani, e con
una sala media insonorizzata in cantina. In qualche modo i due bambini sono sempre andati d'accordo,
nonostante Sam abbia tentato di seppellire l'amichetta in una fossa di sabbia, una volta.
Questa mattina mi sono preso un preziosissimo permesso di quattro ore, e sono passato a
prendere Jody. Ci siamo rivolti a malapena la parola, mentre attraversavamo a singhiozzo la periferia
irregolare della citt. Conosciamo entrambi il motivo di questa visita. Sam ha problemi a scuola e
non mi riferisco al rendimento scolastico. Be',  chiaro che ha problemi anche l, ma non  questa la
cosa che pi ci preoccupa. Invece,  il fatto che non si trovi con gli altri bambini. Non come dovrebbe.
Non riesce a unirsi a loro, al parco giochi, senza piangere, o rubare la palla, o senza prendere a calci
qualcuno E questo l'ha isolato da tutti. Peggio, l'ha reso un bersaglio. Gli altri bambini sanno di
poter ottenere una reazione immediata da lui, e cos lo provocano. Sono come piranha, sentono l'odore
del sangue nell'acqua e avvertono un disperato bisogno di nutrirsi. Non sanno che questo  bullismo,
semplicemente,  cos che vanno le cose. Forse  un comportamento istintivo: individuare e
ostracizzare l'esemplare pi debole per la salvaguardia del gruppo. Io so soltanto questo: che Sam non
gioca con gli altri bambini. Pensiamo che, forse, in una scuola con alunni pi gentili, senza classi
affollate dai ragazzini di citt in lotta per il ruolo di maschio alpha, si inserir pi facilmente. Vale la
pena di fare un tentativo. Deve valerne la pena.
Potete entrare, ci informa la segretaria, una signora gentile, quasi antica, al punto che
potrebbe sembrare una delle prime allieve che frequentarono scuola, quando apr i battenti all'inizio
dell'Ottocento. Sono talmente impegnato a immaginarla con la sua cuffietta ornata di gale, mentre
scrive la tabellina del tre su una tavoletta di ardesia, che Jody deve darmi una gomitata per spingermi
ad agire. La signora ci fa accomodare in un piccolo ufficio, dominato da una grande scrivania di legno,
ingombra di carte e di raccoglitori. Dietro, c' una vecchia finestra a ghigliottina tenuta socchiusa da
una tazza con la frase: Sta' calmo e continua a insegnare. La prima nota negativa di questo posto,
decido. Le pareti sono un labirinto di intonaco crepato, nascoste dietro dozzine di dipinti e disegni di
bambini. Alcuni sono riproduzioni bellissime e variopinte di casette semplici e squadrate, e di famiglie
felici, uno ritrae due uomini con un mantello nero che macellano una mucca.
Salve, sono la signorina Denton, lieta di fare la vostra conoscenza, dice una voce sommessa e
amichevole da dietro il monitor di un PC da pochi soldi, sulla scrivania inclinata sotto il peso di una
pigna di libri di testo. La signorina Denton si alza, e ci tende la mano. Deve aver passato da poco i
trent'anni, ed  una donna minuta, anche se il vivace abito a fiori sembra ingigantire la sua presenza. I
capelli corti e biondi sono tenuti indietro da una mollettina di plastica, il rossetto ha il colore delle
cassette per le lettere. Ha un'aria amichevole ed effervescente, che contrasta nettamente con la lugubre
massa di cauti insegnanti in carriera che ci ha rassicurato durante i primi anni della merdosa istruzione
ricevuta da Sam.
Io sono Jody, e questo  il padre di Sam, Alex.
Non sono il marito, Alex; sono stato relegato al ruolo di padre biologico.
Le stringo la mano, cercando di non tradire nulla che non sia entusiasmo. Mi sembra di essere a
un colloquio, a un test. Non lo so. So soltanto che non voglio fallire.
Ho sentito che Sam ha qualche problema a inserirsi, giusto? comincia la signorina Denton.
E che gli  stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico l'anno scorso.
Esatto, fa Jody. Lui 腻
S'interrompe, e capisco che sta pensando.
Come si fa a concentrare otto anni di lotte in una frase, senza dare l'impressione di voler
propinare a un editore uno di quei memoir strappalacrime?
 sempre rimasto un po' indietro, con la lingua, continua. Ed  sempre stato molto ansioso,
riguardo a tutto. All'inizio pensavamo che dipendesse dall'udito, ma gli abbiamo fatto fare un esame, e
non aveva nulla. Andavamo continuamente dai pediatri, ma ci dicevano semplicemente di tenerlo
d'occhio. Tenere d'occhio che cosa? Comunque, al nido capirono che Sam aveva qualcosa che non
andava, ma non ci aiutarono granch. La prima persona a parlare di autismo fu la coordinatrice delle
necessit educative speciali all'asilo, ma cos' che ci dissero, Alex?
Che non era abbastanza grave' da farci ottenere il sostegno individuale. Non avrebbero
ottenuto i fondi necessari. Ma Sam era sempre turbato, la mattina. Dovevo portarlo all'asilo di peso.
Ogni giornata cominciava cos. Con una battaglia per vestirlo, per portarlo a scuola e poi restava la
preoccupazione per lui. Alle elementari  andata un po' meglio, ma
Non  felice neanche adesso, interviene Jody. Qualunque cosa significhi. Si volta verso di
me, e poi distoglie subito lo sguardo.  completamente solo.
Tira fuori un fazzoletto di carta dalla tasca del giubbotto, e con delicatezza si asciuga gli occhi.
La signorina Denton sorride, comprensiva, e poi in tono allegro comincia a parlarci della
scuola. Ci sono quattrocento bambini, quindi  un istituto grande, ma lei insiste sul fatto che
l'atmosfera sia familiare. Parla del modo in cui cercano di favorire un ambiente in cui le persone si
aiutano, si prendono cura le une delle altre. Un paio di insegnanti hanno esperienza con l'autismo.
Sembra un discorso provato e riprovato, ma  sincero. Dentro di me, sento nascere una speranza che si
fa via via pi forte e mi rendo conto che  lo stesso anche per Jody. Di solito ci sono pi iscrizioni
dei posti disponibili, ma nelle vicinanze  appena stata inaugurata una nuova scuola steineriana, e
diversi alunni si sono ritirati per iscriversi l. C' un posto per Sam. Se ne abbiamo bisogno. Ma
dovremmo muoverci in fretta.
Pensateci su, ci dice la signorina Denton. Avrete un tragitto pi lungo, la mattina. E servir
qualche preparativo in pi. Ma noi daremo il massimo, con lui. Magari, portatelo a fare un giro,
potrebbe conoscere qualche bambino e qualche insegnante. Naturalmente non posso promettergli chiss
che sostegno da parte di specialisti, ma be', la nostra  una scuola felice.
Una scuola felice. Strano che usi una frase del genere per farci scegliere il suo istituto. Non
dovrebbe essere un'aspirazione comune a tutte le scuole? Rendere felici i bambini? Ma  rassicurante il
fatto che sia disposta ad ammettere che non  cos. La felicit  un lusso inafferrabile. Non pu essere
inserita nei piani educativi o commerciali, n in un foglio di calcolo. Non pu essere distribuita con
borse di studio del governo. Non  disponibile su Sky in cambio di un esiguo canone mensile (il che mi
ricorda che in questo preciso momento a Bristol stanno testando la banda larga ultraveloce, 200 Mega,
fibra ottica, fino alla porta di casa oh, merda, sto divagando). Se la felicit fosse cos, ciascuno di noi
se la procurerebbe. Sottoscriveremmo un contratto online. Scaricheremmo e installeremmo
l'applicazione della felicit. Il prezzo non avrebbe importanza. Saremmo disposti a pagare qualunque
cifra.
La segretaria ci accompagna alla porta. In silenzio, ci dirigiamo verso il piccolo parcheggio per
auto. Si sentono cinguettare gli uccelli tra i rami dei biancospini che circondano il parco giochi.
Saliamo in macchina e restiamo l, per diversi minuti.
Mi piace, dice Jody.
Anche a me.
Non possiamo farci niente. Nonostante tutto, nonostante i nuvoloni scuri che si stanno
radunando sopra la nostra relazione, ce ne stiamo l, seduti l'una accanto all'altra, e sorridiamo.  un
po' come quando scoprimmo che lei era incinta. Era cos presto troppo presto, stavamo insieme da
pochissimo. Eravamo ragazzini be', io avevo ventiquattro anni, ma nel ventunesimo secolo a
quell'et si  ancora adolescenti. Lo sguardo fisso sul bastoncino del test, con le due lineette blu che
significavano positivo; ghignammo come due ubriachi per ore.
Portiamo Sam? propongo.
Puoi prenderti un altro permesso?
Certo.  una cosa importante.
Bene. Grazie.
E poi aggiunge: Stai da quell'idiota di Dan?
S.
Sei riuscito a capire che cosa fa per guadagnarsi da vivere?
Temo di no. Forse ha qualcosa a che fare con il design Non credo che qualcuno lo sappia
davvero.
Tra dieci anni sar amministratore delegato di qualche social strambo. Sul serio, lo vedremo
sulla copertina di Wired, in dolcevita bianco, e nell'articolo a lui dedicato parler di come ha speso il
suo primo miliardo.
Metto in moto, e l'auto esce lentamente dal parcheggio della scuola, per tornare verso il centro.
Alle nostre vite reali. Quelle vite che si sono divise. E, quando Jody smonta dall'auto e va verso la
porta di casa, nonostante la mattinata estremamente positiva, mi rendo conto di non averla mai sentita
tanto lontana.
Capitolo 6
Arrivo in ufficio alle due del pomeriggio. Daryl  fuori per un paio di valutazioni, quindi  in
casa di qualcuno con il suo completo gessato, e si sta grattando il mento sopra il blocco a molla per
appunti e il metro a nastro; Paul e Katie si stanno facendo piedino sotto le scrivanie, mentre controllano
delle carte. Io ho due appuntamenti per altrettanti mutui: un aspirante operatore immobiliare che
intende comprare una vecchia chiesa vicino a Gloucester Road, e una coppia di anziani che vogliono
lasciare una casa molto grande per un grazioso appartamento a Clifton. L'ultimo dei tre figli  andato a
vivere da solo, e adesso la casa  troppo grande per loro, mi spiegano. Hanno deciso di dare ai figli una
parte del capitale, e poi viaggiare e vedere il mondo insieme. Quel posto  cos vuoto, dice la moglie,
con una tristezza che trovo alquanto concreta. Guardo il marito, che annuisce comprensivo. Ma quello
che vedo nei loro occhi  e di cui in qualche modo sono assolutamente sicuro   sollievo.
Tre ore dopo sono a casa per prendere dei vestiti e qualche libro. I libri mi mancano. Quando
venimmo a stare qui, otto anni fa, io feci convertire il corridoio al piano di sopra in una sorta di
studio-biblioteca, con una fila di scaffali, poi riempiti di edizioni economiche, romanzi a fumetti e di
tutti i miei vecchi testi universitari. Quando Sam impar a muovere i primi passi, la mattina tirava gi
tutti i libri che poteva, e li impilava contro la porta della nostra stanza. Io mi alzavo, con gli occhi
cisposi, cercando di capire che cosa fosse quel trambusto, e finivo per inciampare in un mucchio di
classici Penguin. Alla fine, stufi, mettemmo buona parte dei volumi in scatoloni, e li riponemmo in
soffitta.
Jody mi fa entrare, e io mi trascino sulla moquette del soggiorno, che  ingombra di fumetti
strappati e di carte dei Pokemon. Ges, Jody, devi cominciare a mettere via le tue cose come si deve,
scherzo, ma con poco entusiasmo. Poi guardo meglio, e noto che non si tratta del solito caos di libri,
giornali e Sam. Ci sono diversi piatti sporchi sul pavimento, e sopra le casse dello stereo. C' una
chiazza scura sul tappeto, dove qualcuno ha rovesciato qualcosa. I quaderni dei compiti di Sam sono
sul divano, accartocciati, coperti di briciole e sporchi di sottaceti. Mi giro verso Jody. La luce
lampeggiante del televisore proietta ombre sul suo viso. Accenna un sorriso, ma ha l'aria esausta.
Va' a prendere la tua roba, Sam  in camera sua a giocare con l'Xbox.
Resto immobile un secondo, in silenzio, e do un'altra occhiata alla stanza. Ho l'impressione che
stia andando tutto in malora.
Stavo pensando che forse dovrei salire senza farmi sentire, ed evitare di disturbarlo Non
voglio farlo innervosire.
Jody alza le spalle e sospira, pesantemente. La mia intenzione era quella di mostrare
sollecitudine nei suoi confronti, ma naturalmente lei sa andare oltre ogni mio artificio, come sempre.
Come vuoi, Alex.
Salgo al piano di sopra, e dalla stanza di Sam mi giunge il rumore familiare di un joypad, i
clic dei pulsanti di plastica che riecheggiano lungo il corridoio. Resto sorpreso di sentire anche della
musica per pianoforte lenta, delicata, vagamente sdolcinata, che proviene dal videogame a cui sta
giocando. Almeno ho la certezza che non sia Call of Duty. Busso, e apro la porta. Sam  seduto sul letto
con le gambe incrociate, e sulla scrivania Ikea di fronte a lui ci sono un piccolo schermo LCD e l'Xbox
360. Sulla parete una grande carta del mondo, che ho comprato l'anno corso e che alla fine ho dovuto
fissare con dei chiodi al muro perch continuava a cadere, di notte, spaventandolo a morte. Poi ci sono
le solite cose che ci si aspetterebbe di trovare nella camera di un bambino, giocattoli e vestiti sparsi
ovunque, carte di caramelle, action figure con arti penzolanti.
Ehi Sam, a che cosa stai giocando? gli chiedo, e intanto mi rendo conto di avere tutte le basi
per una battuta da Casablanca, che per sarebbe del tutto sprecata con un bambino di otto anni.
A Minecraft, s a Minecraft, dice, senza distogliere lo sguardo dallo schermo.
L'ho gi sentito nominare, naturalmente, anche se non ci ho mai giocato. Vedo un vasto
paesaggio fatto a blocchi, di erba e di roccia, punteggiato di alberi tozzi: apparentemente, Sam ne sta
abbattendo uno con un'accetta dalla forma piuttosto goffa. Sullo sfondo, le note tristi del pianoforte
creano un'atmosfera stranamente positiva. Quasi ipnotica.
 divertente? gli chiedo, in tono leggero.
Sto costruendo un capanno. Un grosso capanno di due piani con una camera. Siediti, pap.
Siediti e guarda.
Hai avuto una bella giornata, a scuola?
Devo tagliare gli alberi per costruire il capanno.
Grandioso. Ma a scuola hai avuto una bella giornata? O no? Sam?
S. Pap, guarda i maiali, sono buffi.
Fisso lo schermo. I maiali sono blocchi rosa connessi tra di loro, che sembrano usciti da uno
strambo cartone per bambini. Non so che cosa si aspetta che io dica, e non so che ruolo abbiano i maiali
nel gioco. Segue un lungo silenzio, in cui Sam continua a giocare, abbatte alberi e corre. Io armeggio
con la maniglia della porta, met dentro e met fuori, assolutamente incerto sul modo di comunicare
con lui. Passa un minuto, e la situazione comincia a farsi imbarazzante. Fingo di dare un'occhiata
all'orologio, anche se Sam non mi sta guardando, e anche se ad aspettarmi c' soltanto Dan che star
giocando a qualche videogame in mutande.
Sam, adesso devo andare.
No! Guarda, pap, posso costruire delle cose.
Ma a che scopo? mi viene da chiedermi. Quando ero piccolo io, c'erano cattivi a cui sparare e
punteggi altissimi da battere. E c'erano decisamente meno maiali a forma di scatoloni da radunare.
Non  proprio una cosa per adulti, borbotto alla fine. I pap non giocano ai videogame.
Oooh, fa lui, voglio che mi guardi!  il tono piagnucoloso che spesso precede una crisi, e
di conseguenza mi faccio teso. Questa volta, per, Sam si limita ad alzare gli occhi dal gioco, e a
spostarli su di me e io vi scorgo delusione. A questo punto sono ansioso e impaziente so che pi
tardi mi sentir uno schifo per averlo mollato qui, ma mi dico che  il caso di andare prima di fare
qualcosa di sbagliato che possa farlo scattare. Comunque,  quello che voglio: andarmene. S, ho una
voglia disperata di uscire da questo posto.
Devo andare, ripeto.
Lui si batte sul letto con la mano libera, e per un secondo temo che voglia lanciare il controller.
Non  giusto! grida. Ma dopo questo lampo si lascia assorbire di nuovo dal gioco.
Lentamente, indietreggio, e intanto osservo il suo viso, la sua espressione lievemente
interrogativa, i colori che si riflettono sulla sua pelle morbida.  talmente vicino allo schermo, ed  cos
concentrato che per una frazione di secondo ho l'impressione sia dentro quel paesaggio.
Chiudo la porta, e vado in quella che era la camera mia e di Jody. Il letto non  stato rifatto, le
lenzuola sono ammucchiate al centro del materasso, insieme con diversi vestiti irrimediabilmente
stropicciati. La cesta della roba da lavare, come al solito,  strapiena, e il contenuto arriva fino a terra.
Senza pensarci troppo, senza indugiare, senza osservare ogni singolo dettaglio di questa stanza 
l'unico risultato sarebbe il mio cuore spezzato  apro l'ultimo cassetto dell'enorme armadio di quercia,
e ficco nella sacca da viaggio biancheria e camicie. Mi sento quasi come se stessi commettendo un
furto. Prendo alcuni libri che tenevo accanto a letto (una biografia di Isambard Kingdom Brunel  vivo
a Bristol, un aneddoto di Brudel  sempre utile  una raccolta di racconti di Raymond Carver, un paio
di gialli) e poi esco, e scendo le scale come un bambino spaventato da fantasmi immaginari.
Capitolo 7
 marted sera, e sto attraversando la citt per andare da Matt e Clare, nella loro casa gigantesca
in una zona d'lite al confine nordorientale della citt.  il classico territorio dei borghesi o dei
manager di media importanza, un insieme di megacase accuratamente sparpagliate, tutte progettate per
sembrare leggermente differenti nella loro uniformit beige. Ci sono case a schiera a tre piani, altre
soluzioni pi piccole con bovindi, un folle ammiccamento alle classiche bifamiliari degli anni '30.
Hanno l'ambizione di ricreare l'atmosfera eclettica della classica periferia inglese, ma qui ogni cosa 
le superfici di pietra ricostituita, i garage doppi e le recinzioni di legno   nuova di zecca e scintillante.
 una citt per persone che delle citt hanno paura.
Matt mi ha invitato a guardare una partita di Champions League, Barcellona-Juventus. Be', in
effetti non me l'ha chiesto, mi ha supplicato. Diciamo che vuole guardare la partita in una situazione di
tranquillit, ma di solito non ne ha la possibilit, perch lui e Clare hanno quattro figli di et compresa
tra uno e otto anni: quindi, ogni sera li aspetta un'estenuante catena di montaggio, tra pannolini,
bagnetti e storie della buonanotte. Comunque sia, Clare vuole sapere come sto  forse vuole spiarmi per
conto di Jody  e cos Matt  riuscito a ottenere un po' di tempo per noi due da soli, a parte i ventidue
campioni.
Clare  cresciuta con Jody. Da bambine erano come sorelle. Poi chiss come finirono entrambe
a Bristol, pi o meno nello stesso periodo. Jody era gi alle prese con Sam, mentre la maggior parte
delle sue amiche andavano ancora a divertirsi, ma Clare diede alla luce Tabitha appena un anno dopo.
Scherzavano sul fatto di essere due mamme adolescenti e irresponsabili. Poi Clare ebbe il secondo
figlio, Archie, lasci il suo posto di direttrice di un ristorante e le due amiche formarono una rete di
sostegno genitoriale in miniatura. Si resero conto fin da subito che era fondamentale favorire
un'amicizia tra me e Matt, perch cos avrebbero avuto modo di vedersi pi spesso Queste sono le
psicodinamiche delle relazioni tra adulti. E cos passammo molto tempo al pub, quando Sam era
piccolo e Matt e Clare avevano solo due figli. Ci sedevamo a un tavolo, quasi troppo stanchi per
muoverci, e con discrezione cercavamo di sondare i rispettivi traumi domestici, pi che altro attraverso
il linguaggio universale delle stronzate che si sparano tra amici.
Un esempio.
Credo che il Liverpool abbia fatto un'altra pessima stagione.
S, alla squadra servono almeno due difensori nuovi e un centrocampista che imposti le azioni
di gioco.
A proposito di centrocampisti, non dormo da tre notti e non mi ricordo nemmeno dove abito.
Questa frase non ha senso.
Passamela.
Cose del genere. Ma Matt e io siamo abbastanza diversi. Lui  paffuto e adorabile, con una
risata contagiosa, e non si vergogna a indossare sempre maglie di calcio.  un consulente aziendale di
software, e fa soldi a palate, tutti spesi poi per i bambini. All'inizio per pappette biologiche e per
passeggini e carrozzine di lusso che le star della TV promuovono sulle pagine delle riviste. Adesso per
le lezioni di piano, per i Lego pi belli e per la vacanza annuale a Disneyland Paris.  il clsasico pap
borghese. Un super pap, che non ci penserebbe due volte a indossare il marsupio per neonati se Clare
glielo chiedesse. In effetti, non conosco nemmeno le sue opinioni in generale. Lui e Clare non leggono
giornali, non guardano notiziari, escono di rado. Per loro, il mondo reale  una cosa che riguarda gli
altri. Vivono in una bolla sigillata, in un prisma in cui tutte le altre esperienze vengono risucchiate e
annullate. Un buco nero di vita domestica. Ma devo riconoscere che sono dannatamente bravi nel loro
ruolo. Matt riesce a cambiare due pannolini contemporaneamente, mentre parla via Skype con uno
sviluppatore di software a Bagalore.
Il fatto rassicurante  che la loro casa  un disastro, esattamente come la nostra. Forse  anche
peggio. Matt mi fa entrare, e l'ingresso  gi una zona demilitarizzata di Giocolandia. Ci sono Barbie e
Ken seminudi sparsi su tutto il pavimento, i loro piccolissimi vestiti sono un po' dappertutto, quasi
fosse il morning after di un party esageratamente dissoluto, nella Playboy mansion della Fisher-Price.
C' l'AT-AT dei Lego Star Wars sulle scale, semidistrutto; vomita mattoncini sull'auto sportiva di
Barbie, rosa e sfavillante. Ci sono centinaia di soldatini di plastica, riuniti in plotoni, che costituiscono
strazianti pericoli per i piedi nudi. Nel soggiorno, il gigantesco divano Habitat  tragicamente sepolto
sotto una truppa d'assalto di Beany Beabies. Le librerie sono caotiche zone di contenimento per la
marea di DVD Disney immigrati. C' una cucina giocattolo rovesciata su un fianco, circondata da
pentoline e piccole padelle, e da ortaggi di plastica, come se nel bel mezzo di questa folle battaglia uno
chef stellato avesse avuto un apocalittico attacco di rabbia sopra una finta cte de boeuf.
Vedo che avete messo in ordine per me, commento.
Be', qualche sforzo bisogna pur farlo, mi risponde Matt con un'alzata di spalle.
Sono affascinato dal caos, lo trovo estremamente rivelatore. Per parafrasare Tolstoj
(perdonatemi), le case pulite e ordinate sono tutte uguali, ma ogni casa disordinata ha un suo modo
personale di esserlo. Casa nostra  sempre stata dominata dalla disorganizzazione e dalla confusione
mia e di Jody, dove il disordine di Sam aggiungeva un tocco di colore. Ma qui i bambini si sono
appropriati di tutto. Un'offerta pubblica di acquisto, dai termini piuttosto ostili.
Mentre rifletto su questo, e cerco di trovare un angolino che non sia coperto di giocattoli o di
marmellata, Tabitha piomba nel soggiorno circondata da almeno quattro amichette, che ridono e
strillano, tutte vestite come personaggi di Frozen. A ruota segue Archie, con un costume da assaltatore
straordinariamente dettagliato e un fucile che fa un'eccitantissima gamma di rumori laser
incredibilmente forti e fastidiosi. Gira attorno alle bambine come uno psicopatico, sommergendo la sua
preda di urla raccapriccianti. Poi salgono sul divano, gridando e saltando, rotolano gi e corrono nel
tinello, e in cucina, dervisci strillanti fatti di materiali artificiali e di fuoco sintetico.
Merda, dico. Che diavolo era?
La mia vita, risponde Matt, con un enorme sorriso.  cos felice, in mezzo al suo branco, che
mi fa venire voglia di abbracciarlo e di non lasciarlo pi. In qualche modo riusciamo a ricavarci uno
spazio sul divano, poi togliamo dal televisore il costume di Batman, e ci sediamo. Compare Clare sulla
soglia. Indossa una camicetta a quadretti e un paio di jeans, la sua divisa. Si  tagliata i capelli un paio
di anni fa, perch le due gemelle di diciotto mesi vi si appendevano sempre. Grazie a Dio, in mano ha
due lattine di Stella Artois.
Ciao, Alex, mi dice, affettuosa. Mi alzo, e ci scambiamo un goffo abbraccio borghese, di
quelli in cui non ci si tocca sul serio, Dio ci scampi. Come stai?
Bene. Be', lo sai. Ok.
Fatti una birra. Stai da Dan?
S, per ora. Poi non so.
Per ora?
Non lo so Jody ti ha detto qualcosa?
Lei d l'altra birra a Matt, e i loro sguardi si incrociano per una frazione di secondo. Il tempo
sufficiente perch io capisca che non ricaver neanche la pi piccola informazione.
Non molto, Alex.  turbata, ma ha bisogno di tempo, e di spazio.
S.
Ma tu stai bene?
S. Cio, non  un bel periodo ma tiro avanti. Mi inventer qualcosa.
Voglio chiederle se c' anche una piccola possibilit che possa tornare a casa presto. Voglio
capire se c' un fine partita, qualcosa che devo assolutamente fare per poter tornare a casa. Ma non ci
riesco. La risposta avrebbe troppe implicazioni.
Ok, fa lei. Godetevi la partita. Io metto le gemelle a letto.
E poi lancia un'occhiata a Matt non so se minacciosa o incoraggiante. Gli sta dicendo:
Parlagli TU. Ma mi sento al sicuro, perch so che Matt non lo far. No davvero. Non con tante
parole.
Allora, chiede, come sta Sam? Un coraggioso tentativo di attaccare bottone, da parte sua.
Mi ha colto alla sprovvista, e impiego un momento a riprendermi.
Bene. Non so mai fino a che punto comprenda quello che sta accadendo, capisci?  davvero
difficile sapere che cosa pensi, in generale. Capisco quando sbaglio a preparargli la cena o a scegliergli
un maglione, oppure quando gli allaccio le scarpe lasciando le stringhe troppo molli. Ma non so se gli
manco. Non so se si renda conto M'interrompo.
Segue qualche momento di silenzio, mentre fissiamo lo schermo del televisore e fingiamo di
rimuginare sull'analisi prepartita.
Il Barcellona  inarrestabile, dice Matt, alla fine.
Hai ragione. Sono inarrestabili.
Cio, la Juventus ha una buona difesa, ma non sono sicuro che sia in grado di contrattaccare.
Prendo un sorso di birra. Matt scrive qualcosa sul telefono, con una smorfia di concentrazione.
Quando provo a guardare il display, lo inclina in modo quasi impercettibile per non farmelo vedere.
Non m'interessano i suoi segreti, e riporto la mia attenzione sulla difesa juventina.
A volte, non c' una via di fuga, osservo. Devi sopportare la pressione e sperare in un
miracolo.
Be', nel calcio i miracoli accadono, fa Matt.
S. S, nel calcio accadono.
Il Barcellona vince tre a zero.
Capitolo 8
L'indomani mattina, al lavoro, Charles indice una riunione. Il suo viso  privo di qualunque
espressione, gli occhi piccoli e lucenti iniettati di sangue. O  ubriaco, o ha ricevuto qualche brutta
notizia. Ci raduniamo al centro dell'ufficio, Daryl si gira sulla sedia e si appoggia allo schienale,
controllando il telefono, quasi si trovasse nell'aula magna delle superiori.
Come sapete, quest'anno abbiamo avuto delle difficolt a rispettare le quote, nonostante il
mercato sia in ripresa, biascica Charles. Ah, quindi  ubriaco e ha ricevuto brutte notizie. Non  una
cosa che riguarda solo la nostra filiale, ne hanno risentito un pochino anche le altre. Ci concede
qualche secondo, per permetterci di assorbire quello che ha appena detto. Ora, non  il caso di
allarmarsi. Conosciamo tutti il mestiere, sappiamo che ci possono essere inspiegabili periodi di
depressione. Siamo l fuori a cercare belle propriet e a dare il massimo per i nostri clienti, ma ci
troviamo di fronte a dei concorrenti molto aggressivi e innovativi. Un'altra pausa a effetto. 
candidato all'Oscar o sta per sentirsi male? E si d il caso che al momento stiamo parlando con uno
di questi concorrenti. Urban Chic. Sono interessati ad acquistare la nostra agenzia.
Si sente chiaramente un sussulto, da parte di qualcuno. Finalmente Daryl alza gli occhi dal
telefono.
Ehi, siamo all'inizio, quindi non fatevi prendere dal panico, continua Charles, agitando le
braccia in un modo che credo vorrebbe essere confortante, ma che in realt d l'impressione che stia
cercando disperatamente di mantenere l'equilibrio sull'orlo di un precipizio. Comunque, devo
avvisarvi. Potrebbero esserci dei cambiamenti.
Cambiamenti. Il termine con cui l'amministrazione indica la perdita di posti di lavoro.
L'alternativa pi umana a riduzione del personale. O a selezione. Nessuno sembra sorpreso.
Abbiamo un po' di lavoro, ma non cos tanto, considerata la tendenza al rialzo del mercato
immobiliare. Ciascuno torna alla propria scrivania. Io vado nel mio ufficio, e chiudo la porta. Sto per
accendere il PC, quando mi arriva un sms.  di Jody.
Puoi restare con Sam, stasera? Clare vuole vedermi. Non riesco a trovare una babysitter.
Esito un momento, mentre sento crescere la solita ansia. Comincio a scrivere una scusa per non
andare, ma poi la cancello. Ricomincio, ma cancello anche la seconda.
Alla fine, le rispondo: Certo, nessun problema. Vengo subito dopo il lavoro.
Alle 18.37 sono davanti alla porta con un po' di fumetti, un nuovo libro da colorare, un Lego
Minifigure e delle figurine di calciatori. Inoltre Jody mi aveva accennato al fatto che la classe di Sam
sta lavorando a un progetto su Londra, cos ho preso un libro pieno di illustrazioni della citt. Non
intendevo presentarmi senza rinforzi. Ma oggi c' qualcosa di pi, oltre all'ansia e alla preoccupazione:
mi rendo conto che Sam mi manca. Jody viene ad aprirmi, ed  stupenda. Indossa un vestito azzurro
dalle linee fluenti che non ricordavo, e si  messa un profumo che non le avevo mai sentito; il trucco 
leggero e perfetto; i capelli le scendono sulle spalle in riccioli lucenti. Sono senza fiato, letteralmente
inchiodato. La fisso come uno stupido.  strano come una persona, quando smette di essere una
presenza abituale nella tua vita, torni a essere di nuovo un essere umano misterioso, e per molti
aspetti inconoscibile.
Ehi, vieni dentro, dice. Ha un tono amichevole, rilassato. Sam,  arrivato pap! Mi dispiace,
io devo andare. Ho promesso a Clare che ci saremmo viste alle 19.30. Non star via molto. C' del
vino in frigorifero, se ne hai voglia. Grazie, Alex. Grazie davvero!
E se ne va. Sbircio con cautela nel soggiorno mentre mi chiedo che versione di Sam trover.
Lui  gi in pigiama e sta guardando un cartone animato in TV. Molte delle sue action figure gli sono
attorno, tutte posizionate con cura affinch possano vedere lo schermo. Traggo un sospiro di sollievo,
quasi impercettibile. Mentre mi siedo accanto a lui, domandomi fino a che ora abbia il permesso di
guardare la TV, ricevo un messaggio. Lasciagli vedere la fine della puntata, dice. Se non altro,
abbiamo ancora quell'empatico legame tra genitori, circa l'orario della nanna. Aspetto la fine
dell'episodio, prima di azzardare un tentativo di conversazione.
Allora, com' andata oggi?
Bene. Pap, sei seduto su Spider-Man.
Oh, giusto.
Tolgo il grosso personaggio di plastica da sotto le mie chiappe, e lo metto accanto a Batman, sul
cuscino. Vengono quasi tutti da una vendita di beneficenza di qualche anno fa. Sam aveva cominciato a
mostrare interesse per i supereroi, e noi l'avevamo assecondato in pieno, spendendo un sacco di soldi in
fumetti, action figure, DVD. Qualunque cosa potesse nutrire la sua immaginazione. Gli piaceva
metterli in piedi e portarseli in giro, ma non riusciva a giocarci da solo; non creava i folli scenari che i
figli di Matt inventano con i loro giocattoli: un altro segno che c' qualcosa di diverso, in lui. Per la
mezz'ora successiva cerco di intrattenerlo con le cose che gli ho portato. Fa qualche macchia con la
penna verde nel libro da colorare, poi strappa le bustine delle figurine, che sparpaglia sul pavimento
prima di assemblare la minifigura pochi istanti di intensa concentrazione. Poi  di nuovo annoiato.
Leggiamo i fumetti insieme, lui tenta balbettando di leggere una o due nuvolette nelle prime pagine,
prima di arrabbiarsi con il sottoscritto che lo incoraggia a provare ancora. A scuola dicono che sta
facendo progressi. Una parola che sentiamo spesso. Progressi. Un avanzamento, per quanto lento,  il
massimo in cui possiamo sperare, a quanto pare. Ma fa molta fatica a leggere, mentre Tabitha, che ha
un anno meno di lui, sta gi divorando i romanzi di Harry Potter. Sappiamo che dovremmo chiedere
alla scuola se si metter mai in pari con gli altri, ma probabilmente siamo spaventati entrambi da quella
che potrebbe essere la risposta. E la scuola non mostra questo enorme interesse. Alla fine gli mostro il
libro fotografico su Londra, e gli leggo qualche didascalia; guardiamo le immagini patinate del Big
Ben, del Gherkin, del Lloyds Building; Sam si sofferma sulla Torre di Londra e, dal momento che
sembra interessato, comincio a leggergli la storia. Ma lui non pare ascoltare; gira la pagina prima che
abbia concluso.
Ok, abbiamo letto un fumetto, costruito il Lego, aperto le figurine, visitato Londra e adesso
che cosa facciamo? gli chiedo.
Hai portato qualcos'altro?
No, non questa sera. Giochiamo con le tue action figure?
Mi siedo sul pavimento e gli faccio segno di imitarmi. Poi, come improvvisamente impazzito,
prendo Batman e Spider-Man e li metto su un carro armato, che  a portata di mano sotto il tavolino.
Trovo uno scatolone vuoto e ci metto dentro Joker e il micetto di Sam, che prevedibilmente ha
chiamato Kitty.
Oh no, Joker ha rapito Kitty il micetto! urlo, adottando il tono drammatico e secco dei
narratori dei vecchi cartoni animati. Solo l'improbabile coppia formata dal Cavaliere Oscuro e da
Spider-Man potr salvare il gattino!
Giro la testa di Batman, per dare l'impressione che stia parlando. Vieni, Spider-Man! Anche se
siamo i personaggi dei fumetti di due compagnie rivali, dobbiamo collaborare per salvare Kitty. Hai
ragione, e senz'altro quest'alleanza si riveler incredibilmente redditizia!
Alzo lo sguardo, e noto che Sam  indietreggiato lentamente, e adesso  raggomitolato sul
divano, affascinato.
Io ti guardo, dice.
Non sono un cartone animato, Sam! protesto.
Ridacchia, afferra il telecomando del televisore e lo spegne. Io lascio cadere le action figure e
mi accascio senza vita sul pavimento. Lui ride, divertito, e preme ancora il tasto. E con uno scatto mi
rianimo. Lo facciamo ventisette volte, finch all'improvviso non lo trova pi divertente. A quel punto
non sappiamo che cosa fare. Io torno a mettermi sul divano. Scende di nuovo il silenzio. Sono questi i
momenti che temo di pi. Le transizioni. Le transizioni sono brutte notizie. Spegnere il televisore di
solito  un'importante transizione, cos come prepararsi per uscire, finire di mangiare, uscire dalla
vasca da bagno Qualunque cambiamento di marcia  un potenziale punto di rottura. Suppongo che le
transizioni possano spaventare ciascuno di noi, no? Trovare un nuovo lavoro, cominciare una relazione,
finirla. Ma a quanto pare per Sam ogni cambiamento, per quanto piccolo,  causa di paura, di terrore.
Quindi, fondamentalmente, il silenzio  spaventoso.
Posso farti vedere una cosa? chiede lui, alla fine. Ma  sull'Xbox!
La sua eccitazione  cos intensa, e cos sorprendente, che mi ritrovo ad annuire prima ancora di
avere il tempo di pensarci, e un attimo dopo Sam mi prende per mano, e dal divano mi porta verso le
scale. Saliamo di corsa, evitando giocattoli e vestiti sparsi sui gradini, e intanto lui mi spiega, senza
fiato: Ha una porta, davanti. No, non davanti, su un lato e sul retro. Si aprono e si chiudono. Ci sono
otto finestre, quattro piccole e quattro grandi.
Spalanca la porta della sua camera, e sulla scrivania ci sono l'Xbox e il joypad. Sullo schermo
un gioco  in pausa.
Mamma lo sa che stavi giocando? gli chiedo. E mentre penso che  una pessima idea
lasciargli tenere una console nella sua stanza, il televisore prende vita.
Minecraft.
Siamo su un altopiano, che si affaccia su una lunghissima valle. I quadrati che compongono il
paesaggio gli conferiscono un aspetto scabro, scosceso e ovunque, in mezzo all'erba pixellata, fanno
capolino delle rocce. Il personaggio di Sam non si vede sullo schermo; la telecamera mostra quello che
vede lui, come se stessimo guardando attraverso i suoi occhi. Quando Sam spinge la levetta sul joypad,
la telecamera punta in alto, verso le grosse nuvole bianche sospese nel cielo sereno. Poi guarda dritto
davanti a s, e si avvia verso l'orlo della parete rocciosa.
 quaggi, mi dice.
E qualche centinaio di metri sotto di noi, in fondo a un burrone in cui sono scavati dei gradini,
c' un grande edificio, che sembra costruito in parte con quello che sembrerebbe legno, e in parte con
della roccia grigia e puntinata. Ha forma pi o meno rettangolare, a parte l'alta torre che si innalza dal
tetto piatto, e a parte gli strani blocchi che sporgono dai lati. C' una staccionata che corre tutt'intorno,
o quasi, e che racchiude un giardino punteggiato disordinatamente di fiori dai colori sgargianti.
L'effetto  stranamente assurdo: una piccola propriet recintata, in mezzo a quella landa selvaggia
digitale.
 una casa, dice Sam. L'ho costruita io.
L'hai costruita tu? Da solo?
Si avvicina a una porta sul lato della costruzione, ed entra.
Puoi costruire delle cose su questo banco da lavoro, e qui c' una fornace in cui puoi fondere
degli oggetti. Ho fatto io tutti quelli che ci sono in questa stanza.
Fisso un momento lo schermo, in silenzio, cercando di assorbire il pi possibile. E alla fine gli
dico: D'accordo,  davvero impressionante, Sam, ma adesso  ora di andare a letto.
Posso farti vedere un'altra cosa?
La prossima volta, dai.
Posso fartela vedere in frettissima. C' una scala che sale fino a
Ma io voglio soltanto metterlo a letto, per poi scendere a rilassarmi. Credo di aver fatto
abbastanza. E lo interrompo.
No, Sam, adesso  ora di andare a dormire, devi spegnere.
Ma io non voglio andare a dormire! grida. E d'un tratto ci ritroviamo in quella situazione di
stallo che conosco fin troppo bene. Sam odia andare a dormire. Odia la perdita di controllo che
quell'azione implica. Soprattutto in settimana, perch questo significa che al risveglio dovr andare a
scuola.  sempre stato cos: rifiutarsi di andare a letto  il suo modo per reclamare un po' di autonomia,
rimandando l'inevitabile e ogni volta la tensione cresce. Come sempre, lo vedo arrivare, e il mio
cervello sta gi percorrendo il sentiero verso le urla e i pianti. E, come sempre, cerco di arrivarci per
primo.
Sam, spegni! urlo.
Lui si gira dall'altra parte, con il telecomando tra le mani, e fissa lo schermo, determinato.
Furioso  ormai la sfumatura della situazione  svanita  con uno scatto pianto il dito sul pulsante di
spegnimento dell'Xbox, e lo schermo diventa nero. Sam urla e sbatte gi il joypad.
Non l'avevo salvato, non l'avevo salvato! sta strillando, e poi scivola sul pavimento, con la
testa tra le mani, e mi tira calci per tenermi lontano, mentre si contorce e si dimena per la rabbia e per il
dolore. Mi sento subito in colpa: almeno, una piccola parte del mio cervello si sente in colpa, la parte
ancora abbastanza sveglia da non passare direttamente al pilota automatico quando ci troviamo in
situazioni critiche come questa. Ma sono troppo agitato per dargli ascolto; non posso deviare dal
sentiero che sto seguendo, e che ho gi percorso tante volte.
Sam, non m'interessa, ti avevo detto di spegnere, e adesso va' a letto!
Esco nel corridoio, come una furia, vado a prendere il suo spazzolino e glielo ficco davanti alla
faccia, mentre urla. Mi fa compassione, cos magro, mentre si agita sconsolato sul pavimento, le
braccia lunghe avvolte attorno al viso, il pigiama dei supereroi arrotolato attorno al torace. Lo sollevo
di peso e lo metto sul letto, ora motivato soltanto dalla nuda determinazione di andarmene.
Dall'adrenalina generata dalla stanchezza, e dalla paura.
Non avevo salvato la mia casa, sta ancora dicendo, tra gemiti, moccio e lacrime.
Che cosa sta succedendo? fa Jody.
All'improvviso  dietro di noi, nel corridoio. Non l'avevo sentita entrare. Presto la rabbia lascia
il posto all'imbarazzo. Mi sento come un bambino sorpreso a fare qualcosa di male.
Non voleva spegnere la console, cos l'ho fatto io. E adesso sta piangendo.
L'ha spento, mammina, e io non avevo salvato. I maiali scapperanno.
Jody mi fulmina con un'occhiata.
Oh, allora risolvila tu.
Esco violentemente dalla stanza e scendo la scala disseminata di trappole. Sento Jody parlare
per qualche minuto, mentre cammino per il soggiorno, pompato dall'adrenalina e dalla vergogna. Poi
mi raggiunge di sotto.
Perch non gli hai lasciato salvare la partita? La voce  a met tra un sussurro e un grido.
Tu non c'eri, gliel'ho chiesto un miliardo di volte.
Avresti potuto togliergli il joypad e farlo tu stesso.
Non so come si fa! E comunque dovrebbe spegnerlo se glielo chiedo!
Dagli tregua! In questo momento  l'unica cosa che lo renda felice.
Ah, giusto, e la colpa  mia?
Ges, Alex, adesso non cominciare. Ho passato una bella serata, non mi va di tornare a casa
per un'altra battaglia di urla.
Le sue parole risuonano nell'aria per qualche secondo, e ci rendiamo conto entrambi di quello
che sta dicendo.  questo il motivo per cui sto da Dan.  esattamente per questo che si  rotto tutto. Ma
riconoscere qualcosa  molto pi facile che cambiarla. Al di l dello stress, e della stanchezza, so che
sto sbagliando tutto, ma non sono in grado di fare nulla. Non riesco a smettere. E cos continuo a
comportarmi nello stesso identico modo.
Pensavo semplicemente che, se fossi riuscito a fargli spegnere la console, sarebbe andato a
letto senza storie. Ma ovviamente ho perso le staffe. Ho rovinato tutto, di nuovo. Mi dispiace.
Qui non si tratta di te, ma di Sam e di quelle che sono le sue necessit! mi rinfaccia. Tu hai
un'idea di come dovrebbero essere le cose nelle nostre vite, ma non puoi controllare tutto! In qualche
modo, devi imparare a convivere con questa situazione. Cazzo, Alex, sono cos stanca. Quindi, ti prego,
vai di sopra, dagli la buonanotte e sii gentile con lui. Fallo parlare di quello stupido gioco, se gli va. E
poi vattene.
Paralizzato da questo sfogo improvviso, e dalla direttiva finale  per nulla ambigua  non mi
resta che annuire e tornare di sopra. Lo trovo gi addormentato, raggomitolato e immobile, il piumino
appallottolato sul pavimento. Quando lo raccolgo per metterglielo addosso, noto il libro di Londra che
gli avevo portato, abbandonato sotto una pigna di libri da colorare e di scatole di Lego vuote. Con
delicatezza, gli rimbocco il piumino. Lui apre gli occhi per un attimo, e tira su la testa di scatto, ma poi
la rimette gi; non si  svegliato. Ricordo che, quando era pi piccolo, dopo una giornata di battaglie e
di crisi, di notte spesso sgattaiolavamo in camera sua solo per goderci la pace di quei momenti.
Parlavamo di come avremmo affrontato tutto meglio, l'indomani, e delle cose che avremmo fatto
diversamente. Ci abbracciavamo e ci dicevamo che non avremmo perso il controllo, perch avevamo il
nostro bel bambino, cos perfetto, cos dolce. E poi, l'indomani, ci comportavamo allo stesso modo.
Quando torno di sotto, Jody sta uscendo dalla cucina con un bicchiere d'acqua.  raggiante,
intorno a lei aleggia ancora il profumo dell'estate. Vorrei tanto sentirle dire: Torna. Ma siamo cos
lontani. Forse posso almeno tentare di rappezzare le cose, se non voglio restare sveglio l'intera notte a
ripensare a tutto quello che  successo.
Com' andata con Clare? riesco a chiederle.
Ok.  un po' preoccupata per Matt. Non so perch pare che lui sembri un po' distante. Hai
notato qualcosa?
Scuoto la testa. Adesso non sappiamo pi che cosa dire.
Faccio un tentativo. Sam ti ha mostrato quello che sta facendo in Minecraft?
Ora che la conversazione  tornata su di lui, Jody sembra improvvisamente pi allegra.
Se me l'ha mostrato? Mamma, ho costruito una casa; mamma, ho costruito una recinzione;
mamma, c' un lupo che si sta mangiando le mie mucche
Per mi preoccupa un po' il fatto che la console sia in camera sua.
Sospira, e capisco immediatamente che l'argomento  controverso, e che non  il momento di
affrontarlo. In questo momento, io e mia moglie stiamo camminando sulle uova e io indosso un paio
di Doc Martens con la punta d'acciaio.
Be', magari un giorno mi aiuterai a ripulire la sala da pranzo, cos potremo portarla gi. Cos
non dovr salire ogni volta che ha ampliato la casa.
Per lo vedo bene, no?
Be', vediamo come star domattina quando dovr andare a scuola, dice Jody, e poi si rende
conto che io non sar l. E tra noi torna l'imbarazzo.
Sar meglio che vada, dico, e lei non fa nulla per fermarmi.
Quando mi volto per uscire, con un calcio faccio finire accidentalmente Batman sotto il divano.
La sua fugace collaborazione con Spider-Man si  conclusa.
Capitolo 9
Sta arrivando la pioggia. Sto passeggiando lungo una tranquilla Baldwin Street, alle otto del
mattino, i negozi sono chiusi, i giganteschi bar sprangati. Enormi sacchi dell'immondizia
fiancheggiano la strada, ed emanano un ronzio putrido, e i marciapiedi sono buffet sdrucciolevoli di
kebab abbandonati. Sopra di noi, il cielo sembra una grande coperta grigia appesa alle punte dei palazzi
che ospitano gli uffici. Nell'aria ci sono gi le prime goccioline di pioggia. Presto arriver un
acquazzone.
Entro in ufficio appena prima che scoppi il temporale, l'acqua che martella sulle finestre alle
mie spalle.  trascorsa pi di una settimana da quando Charles ha accennato al progetto di fusione, e la
forza lavoro di Stonewicks  tornata pi o meno alla normalit. Quando chiudo la porta e mi giro per
salutare i colleghi, sono accolto da un muro di facce grigie, pallide e cupe come il cielo fuori. Oh-oh.
Daryl riesce a malapena a guardarmi; Paul e Katie sono agitati, lentamente sposto lo sguardo su
Charles, che mi osserva con gli occhi piccoli, lucenti e infossati nel viso grassoccio, come sassolini che
spariscono nella sabbia bagnata. Non ci vuole un genio per capire che cosa sta succedendo. Sono tempi
difficili; il peso morto va gettato in mare. E, a quanto pare, quello pi morto di tuti sono io.
Possiamo scambiare due parole, Alex? fa Charles. Il tentativo di indifferente bonomia fallisce
miseramente a causa della sua voce strozzata e del mio rossore, che tinge di cremisi l'intera stanza.
Certo, dico.
Lentamente, saliamo nel mio ufficio, e Charles chiude la porta. Mi siedo sulla mia sedia
girevole, ormai consumata, mentre lui si mette di fronte alla scrivania, dove di solito i clienti stanno
appollaiati con i rendiconti bancari stretti in mano. La pioggia riga la piccola finestra; la sento cadere a
cascata nelle grondaie arrugginite, fuori. Charles si schiarisce la gola, e poi attacca con il suo
discorsetto.
Ora. Come sai, Urban Chic  interessata a comprarci. Ci offrono un accordo vantaggioso, che
per noi  una sagola di salvataggio. Ma temo che non abbiano bisogno di un consulente di mutui. Si
servono di un broker esterno. Cos vanno le cose. Quindi, ho paura che dovremo lasciarti andare.
Anche se me l'ero aspettato, provo comunque un'improvvisa esplosione di paura, talmente
violenta da darmi la nausea. Sam. La terapia del linguaggio. La casa. Il mutuo. Jody. Le mie
responsabilit mi appaiono davanti agli occhi come i simboli di una slot machine. Apro la bocca per
dire qualcosa, ma mi accorgo che non sono in grado di farlo. Continua Charles.
Non dipende da te, n dal tuo lavoro. Sei sempre stato una risorsa preziosa per quest'agenzia,
sin dal giorno che hai cominciato. Ma cos va il mercato. Mi dispiace, davvero.
E capisco che gli dispiace sul serio, che Dio lo benedica. Ha le spalle incurvate, le mani vanno
dalla mia scrivania alle sue gambe, e poi tornano sulla scrivania. Credo che gli siano venuti gli occhi
lucidi.
Posso dirti che ti daremo una generosa indennit di licenziamento. Tre mesi di stipendio
intero, e tre al cinquanta per cento. Il fondo pensione resta a te. Nessun preavviso. Le cose si stanno
muovendo molto in fretta.
Questo  sicuro.
Mi dispiace. Dispiace a tutti.
Quindi posso andare?
Ci sono delle carte da firmare, naturalmente, e dovremo informare i tuoi clienti, ma pu darti
una mano Jeannette. Dobbiamo semplicemente chiudere le questioni rimaste in sospeso.
Dunque  questo che sono, adesso. Una questione rimasta in sospeso.
Le due ore successive sono una serie infinita di telefonate e firme su documenti. Affronto tutto
come se mi trovassi in un sogno. Gli altri vengono a dirmi quanto sono dispiaciuti, per poi tornare
imbarazzati alle rispettive scrivanie alle quali continueranno a lavorare. Jeannette mi prepara una
tazza di t dopo l'altra, come Mrs. Doyle in Father Ted, manifestandomi il suo dispiacere e il suo
imbarazzo nell'unico modo che gli inglesi sanno fare: con le bevande calde. Le tazze si impilano sulla
mia scrivania, sporche. Io stacco dalla parete la mia stampa di Le Corbusier, e lentamente metto otto
anni di inutili cianfrusaglie da ufficio in una borsa di plastica. Ho due foto incorniciate, una di Jody e
Sam al Dyrham Park, a Bath, mentre fanno un picnic sulla collina; l'altra  del sottoscritto a dieci anni,
accanto a George, fuori da un caff di Londra. Le metto entrambe nella borsa, poi mi disconnetto dal
PC e lo spengo. Lo schermo lampeggia e diventa nero.
Esco, e borbotto qualche goffo addio. Daryl si alza, come se volesse abbracciarmi, ma poi mi
offre cautamente la mano, quasi a chiudere un accordo immobiliare lievemente deludente. Charles mi
d una pacca sulla schiena, sulla porta.
Naturalmente ti daremo delle referenze. E, se dovessi sentire di qualche opportunit di lavoro,
ti chiamer. In tempo zero avrai gi un nuovo lavoro. Torna quando vuoi, Alex, se dovessi avere
bisogno di qualcosa. Quando vuoi.
Lo far, grazie, Charles.
Un attimo dopo sono fuori. La porta si chiude alle mie spalle, e quando mi volto riesco a
malapena a scorgere i miei ex colleghi, oltre gli annunci delle case in vendita. Piove meno, adesso, ma
c' ancora un fiumiciattolo che scorre lungo il margine della strada verso i tombini. Una coppia,
dall'altro lato, si tiene per mano mentre entra in un ristorante; una madre e il suo bimbo saltano nelle
pozzanghere; due uomini in completo ridono forte, mentre mi passano accanto, entrambi con un
sacchetto di carta della gastronomia molto cara in cima alla via.  tutto normale.
No, non tutto.
Per la seconda volta in un mese sono stato sbattuto fuori. Mi sento come se non avessi peso.
Come se stessi girando verso l'occhio di un ciclone, impotente. Non ho mai voluto questo lavoro,
l'avevo accettato perch avevamo bisogno di stabilit, perch ci servivano soldi, e perch aspettavamo
un bambino. E poi me lo sono tenuto perch in effetti non sapevo che cosa avrei voluto fare,
veramente. Non lo so nemmeno adesso. Questo lavoro mi dava uno stipendio fisso e sicuro. Ma non
esistono certezze. Avrei dovuto saperlo, ho studiato filosofia all'universit, Cristo santo. E mi  servito
un sacco, cazzo. Nessuno si ferma fuori dal suo vecchio ufficio, disoccupato e terrorizzato,
chiedendosi: Che cosa farebbe Karl Popper? Penso di chiamare Dan e di prendermi una sbronza, ma
poi mi ricordo che  a Bath per lavorare a un progetto. E c' soltanto una persona con cui ho voglia di
parlare, in un momento simile. Cos, tiro fuori il telefono e digito il numero.
Ero cotto di Jody gi trentacinque secondi dopo averla conosciuta. Avevo lasciato l'universit
con lo stesso progetto di carriera di tanti laureati in materie umanistiche, ossia con nessun progetto, a
parte forse uno stage presso il New Statesman. Perci, scelsi la soluzione finanziaria a breve termine
per cui optano tutti i giovani che si ritrovano annoiati, soli e squattrinati nel Somerset: andai a cogliere
mele. Una fattoria poco distante dalla vecchia casa di famiglia, presso cui svolgevo (male) lavoretti sin
da quando ero adolescente, fu felice di riprendermi per qualche mese. Quando mi presentai, quella
calda mattina di settembre di dieci anni fa, Jody era nell'aia in mezzo a un gruppetto di altri braccianti
poco entusiasti, con in mano un cesto. Eravamo stati assegnati alla stessa fila di alberi. Era una bella
giornata, e il meleto brillava nel calore di fine estate.
Lavoriamo insieme allo stesso albero, o ci alterniamo? le chiesi.
Lei mi guard, scherzosa.
Non mi ero resa conto che avremmo dovuto elaborare una strategia.  chiaro che l'esperto sei
tu, qui. Come facciamo?
Era bella, sicura, mi metteva in soggezione; i capelli castani le scendevano sulle spalle
formando dei ricci grandi e ribelli. Indossava una T-shirt dei Nirvana e un paio di shorts di jeans
talmente corti da lasciar vedere parte del sedere. Mi sforzai di non guardarla, mentre spogliavamo gli
alberi. Smettila di fissarmi il culo, continuava a ripetermi dalla cima della scala.
Quell'autunno passammo sei settimane insieme, di giorno coglievamo mele e ogni sera
andavamo a bere sidro nel pub locale, un'esistenza perfettamente circolare. Parlavamo senza sosta.
Scoprii che aveva frequentato la scuola femminile a otto chilometri dal villaggio in cui io ero cresciuto,
che aveva studiato Disegno industriale all'universit, e che stava ammazzando il tempo prima di
cominciare la specializzazione in Arts Management. Era rientrata da poco da un sito archeologico in
Kazakistan; io avevo appena trascorso due settimane in una roulotte ferma a Brean, con Dan e due
amici di cui non ricordavo neppure il nome. Siamo cos simili, scherzavamo. Mi spieg per filo e per
segno come vengono disegnati gli smartphone. Io le parlai della mia laurea inutile e della mia famiglia,
e della tragedia che ci aveva colpiti dieci anni prima. Qualche volta, la sera, andavamo in centro con il
treno, e guardavamo bizzarri film sperimentali al Watershed, oppure ci ubriacavamo e ciondolavamo
barcollando attorno all'Arnolfini discutendo ad alta voce di una sfilza di incomprensibili mostre di arte.
Nel weekend compravamo un biglietto giornaliero e prendevamo il taxi sul fiume per andare da
Temple Meads station all'SS Great Britain, oziando comodamente sulle sedie di plastica mentre la
barca navigava scoppiettando lungo la paludosa rete fluviale della citt. Una volta, superando le
altissime gru che orlavano ancora le vecchie banchine, del tutto inutilizzate, le dissi che gli AT-AT de
L'impero colpisce ancora si ispiravano a strutture simili del porto di San Francisco. In realt, credo di
averglielo detto ogni volta che ci passavamo davanti. E lei faceva s con la testa, paziente.
Una sera, quando ormai questa routine andava avanti da due settimane, andammo in bicicletta a
casa dei suoi, i volti sudati che brillavano alla lattiginosa luce della luna.
Buonanotte, allora, le dissi, in imbarazzo.
Non vuoi baciarmi? mi chiese lei.
E feci appello a tutto il mio coraggio per chinarmi verso la sua bicicletta, per afferrarle il viso e
baciarla a lungo sulle labbra. Non sono incline a iperboli romantiche, ma quando ci staccammo non
sarei stato sorpreso di vedere il cielo caldo illuminato da fuochi d'artificio.
Jody risponde al telefono, e vengo riportato bruscamente alla Bristol di oggi. La citt in cui sta
andando tutto male.
Ciao, Alex. Tutto ok?
No, non direi proprio. Jody, sono appena stato licenziato perch in sovrannumero.
Cosa? Oh, merda. Ti hanno dato almeno un preavviso?
Era nell'aria da settimane; l'agenzia  stata acquisita. Non hanno bisogno di un consulente di
mutui scusa.
Perch mi stai chiedendo scusa?
Per la casa, Sam. La responsabilit  mia.
Silenzio. Mi domando se all'altro capo della linea Jody stia assimilando l'enormit della notizia
che le ho appena dato.
Ascolta, adesso non ci pensare. Dan c'? Puoi andare da lui?
Sta lavorando. Tu sei?
Mi dispiace, Alex. Ho un appuntamento a cui non posso mancare.
Lo so. Capisco.
Ci vediamo in settimana, cos parliamo. Ok?
Ok.
Alex, abbi cura di te.  solo un lavoro.  quello che ci siamo sempre detti. Ne troverai un
altro.
Sono alla deriva.
Ok. Ciao.
Pi tardi, quando Dan rientra, mi trova stravaccato davanti al televisore, e impegnato a giocare a
Grand Theft Auto V. Sto sparando come un pazzo ai pedoni da una muscle car tutta ammaccata, mentre
percorro come un fulmine le strade affollate della citt.
Ma che diavolo ho sbagliato appartamento? commenta. E poi: Aspetta,  successo
qualcosa perch stai giocando a un videogame?
Sono stato licenziato perch in esubero, gli dico con un sospiro. Come faccio a sbloccare il
lanciarazzi?
Metti gi il controller. Adesso usciamo e ci distruggiamo.
Per una volta, non discuto.
Nella vita, la sicurezza  solo un'illusione.  questo il pensiero divertentissimo che mi
attraversa la mente alle due del mattino, quando mi lascio cadere sul materasso nella stanza degli ospiti
senza nemmeno disturbarmi a gonfiarlo; tanto  una presa in giro. Ci siamo fatti tutti i bar pi alla
moda lungo Gloucester e Cheltenham road, prima di fermarci a un takeaway caraibico, un classico
ritrovo in cui la gente di Bristol si ferma a bere. Non abbiamo parlato delle cose successe durante
l'ultimo mese, delle opzioni a mia disposizione o di quello che provo in questo momento. Ci siamo
limitati a buttare gi un drink dopo l'altro, a parlare di musica, cinema e di altri argomenti sicuri e
neutrali, in cui ci si rifugia quando la vita diventa cos merdosa che non sopporti di affrontarla
apertamente. Adesso per sono ubriaco e solo, e nel silenzio urlante dell'appartamento ritorna tutto a
galla. Che cosa faccio? Come posso prendermi cura di Jody e Sam? Non so come aiutare il mio
bambino, che  gi perso in un mondo tutto suo E poi, d'un tratto, comincio a dirmi che forse
l'autismo non  una debolezza o una patologia che forse  soltanto uno stadio evolutivo; un modo di
prendere le distanze dall'universo e da quella crudele certezza che esso rappresenta, con cui Sam sta
proteggendo se stesso. Poi alla fine mi dico che probabilmente avrei dovuto evitare quell'ultima
Jgerbomb.
La settimana che segue  una macchia confusa: dormo, me ne vado in giro con aria depressa per
l'appartamento, e poi torno a dormire. Senza nessun entusiasmo, passo in rassegna i vari box set di
serie televisive, mangio una montagna di tagliolini confezionati, e bevo litri e litri di t. Mi connetto e,
poco convinto, guardo alcuni siti di lavoro senza sapere assolutamente che cosa sto cercando. Mi sdraio
sul divano e fisso il soffitto. Aiuto Dan a risistemare la sua collezione di dischi in vinile, gli pulisco la
cucina, gli faccio il bucato. Per uno strano processo asincrono, l'appartamento diventa sempre pi
ordinato, mentre io divento sempre pi impresentabile. Una sera Jody mi scrive un messaggio
chiedendomi se posso badare a Sam ma, seppur lacerato dal senso di colpa, trovo una scusa. Non posso
affrontarlo ridotto cos: non sono in grado di provvedere alle sue necessit, non ne ho la forza, n la
pazienza. Fortuna mia, andranno dai genitori di Jody per le ultime due settimane di vacanza di Sam, e
cos mi salvano da una serie di sabati mattina al parco. Matt mi invita un paio di volte a guardare la
partita, ma gli dico di no. Credo che quella casa caotica, con un esercito permanente di bambini pronti a
fare scorrerie, mi terrorizzerebbe in questo momento. In sette giorni esco di casa soltanto una volta, per
fare scorte di snack e latte. La donna dietro il bancone del negozio del quartiere mi lancia un'occhiata
che unisce comprensione e paura; quando torno a casa di Dan, mi rendo conto di essere uscito con un
paio di pantaloni del pigiama scozzesi, una camicia stropicciata di Marks e Spencer, e scarpe da
ginnastica spaiate. Aggiungete il fatto che non mi rado da cinque giorni, e avrete un'idea di quello che
sembro: un patetico guscio d'uomo. Vuoto.
Dan per  fantastico. Ogni sera rientra e finge che sia tutto ok non in quel modo goffo tipico di
noi uomini, che sembra dire Non sono pronto ad affrontare questa crisi emotiva, ma con una
semplicit che ha tutt'altro significato: Hai bisogno di tempo, amico, e puoi restare qui da me mentre
vai in pezzi. Non ficca il naso, non mi chiede che cosa sto facendo o perch somiglio a Jack
Nicholson nelle scene finali di Shining. Lo accetta, anche se ho notato che da diversi giorni non porta a
casa donne. Oddio, in pratica, sono la pazza chiusa in soffitta di tanti romanzi. O, pi precisamente,
l'uomo triste nella stanza per gli ospiti, che indossa scarpe spaiate e una camicia sporca di Super
Noodles al manzo e pomodoro.
Una sera propone di contattare Emma via Skype, tanto per farci una risata, cos mi do una rasata
rapida e tanto dolorosa da farmi venire le lacrime, e poi ci sediamo insieme di fronte al suo Mac e la
chiamiamo ma niente, lei non risponde. Dan sembra pi deluso di me. Ricordo vagamente che erano
usciti insieme per un po', quando le nostre famiglie vivevano vicine, ma qualunque cosa ci fosse tra
loro fin all'improvviso quando lei sal su un aereo per la Nuova Zelanda, e non fece pi ritorno. In
questo preciso momento la trovo un'idea piuttosto affascinante. Non per la prima volta, mi ritrovo a
invidiare la libert di mia sorella; pi tardi, mi connetto a un sito di viaggi e cerco inutilmente dei voli
verso mete lontane. Scusa, Jody, non posso badare a Sam questa sera. Sono a Kuala Lumpur.
Poi, marted pomeriggio, mentre sono sdraiato sul divano a guardare il settimo episodio di
Arrested Development, ricevo una sua telefonata.
Ehi, Alex. Come va?
Ah, sto bene. Sto poltrendo un po'. Momentaneamente.
Sai gi che cosa farai?
No. Non ancora. Devo ancora digerire la cosa. E tu?
Be' Fa una pausa. In effetti una cosa  successa. Una delle mamme della scuola di Sam
lavora in una galleria d'arte, in citt, e mi ha detto che hanno bisogno di un vicesovrintendente. Ho
fatto il colloquio la scorsa settimana, e mi hanno offerto il posto.  soltanto per due giorni la settimana,
ma Alex, voglio farlo. Lo desidero tanto. Mi dispiace, so che  un momento orribile, solo che
Devi farlo, gli dico, quasi senza fiato.  quello che hai sempre voluto.
Ma, Sam
Ci organizzeremo.
Alex, vorrebbe dire che devi andare tu a prenderlo, a scuola.
Quella frase ha il potere di distorcere e rallentare improvvisamente il tempo. D'un tratto avverto
una pressione terribile sul petto, i margini del mio campo visivo diventano sbiaditi come l'immagine
sullo schermo di un vecchio televisore, e il sudore mi irrita la fronte. Sono come paralizzato, nello
spazio e nel tempo, mi trovo in una sorta di limbo tormentoso.
E un attimo dopo torno indietro di vent'anni.
Mio fratello maggiore George e io stiamo correndo fuori da scuola, verso i cancelli, facciamo
gli stupidi, ci azzuffiamo e ci rincorriamo.  luned pomeriggio, le lezioni sono finite, e vogliamo
soltanto tornarcene a casa per collassare davanti alla TV. Sto cercando di fargli lo sgambetto,
allungando la mia gamba per bloccare la sua mentre corriamo. Smettila, mi urla. Finiscila, Alex.
Ma io mi sto divertendo a stuzzicarlo, perch di solito accade il contrario. Davanti a noi dei ragazzini
sono assiepati vicino ai cancelli, e ci sono dei genitori che aspettano i pi piccoli. Siamo alla fine di
febbraio, e sta cominciando a fare buio. L'aria  gi fredda. Lui accelera, e accelero anch'io, e intanto
rido e cerco di colpirlo con la mia borsa.
Alex, adesso lasciami in pace! grida lui.
E poi fa uno scatto; raggiunge i cancelli e li supera, zigzagando in mezzo alla folla di mamme e
pap, arriva sul marciapiedi e poi attraversa la strada, diretto verso il vicolo sull'altro lato, che porta a
casa nostra. Ma non ce la fa.
Io non vedo niente, in mezzo al trambusto di genitori in attesa, ma sento lo stridio degli
pneumatici. Per un secondo soltanto, scorgo un corpo che gira. So che  George, e per poco non mi
metto a ridere, perch la vista di lui che fa la ruota in aria  ridicola. Continuo a correre, aspettandomi
che si alzi, che si metta a piangere o che mi urli contro, ma quando raggiungo la folla sento una persona
che urla, poi un'altra. Una mamma mi riconosce. Resta qui, Alex, resta qui, tesoro. Le sue mani, che
mi afferrano il viso, sanno di detersivo per i piatti. Sento il rumore di una portiera.
Oh cazzo oh no, no
Lei andava troppo veloce!
Chiama un'ambulanza, Lindsay!
Dov' Alex? Dov' suo fratello?
Mamma, dico, all'inizio piano, poi pi forte. Mamma. Voglio la mia mamma.
Rumore, urla, gli adulti sembrano spingersi e prendersi a gomitate mentre si riversano in strada.
Io sento cedere le gambe, e la signora mi tira su. Da lontano arriva il gemito di una sirena, che si fonde
con il pianto di persone che non conosco. Chiudo gli occhi, strizzandoli il pi possibile, e cerco di
mettermi le mani sulle orecchie. Il mondo si chiude attorno a me.
Non fateglielo vedere.
George fu portato immediatamente all'ospedale, ma fu dichiarato morto subito dopo il suo
arrivo. Catastrofiche ferite alla testa. Quando tornai a scuola, una settimana dopo, feci il giro lungo e
usai l'ingresso della palestra, sul retro dell'edificio. Non varcai mai pi quei cancelli.
So che  difficile, mi dice Jody. Non so quanto tempo  passato da quando uno dei due ha
parlato. Magari posso chiederlo a qualcun altro A mia madre? Alex, ti senti bene? Ci sei ancora?
S. S,  tutto ok. Posso farlo.  un'altra scuola. Va bene. Davvero. Ma lei sa che attraverso
sempre la strada, e che faccio deviazioni anche di diversi minuti pur di non passare davanti ai cancelli
della scuola. Di qualunque scuola.
Va bene, le ripeto. Ci salutiamo, poi io metto gi il telefono e resto seduto con la testa tra le
mani, mentre prendo dei respiri lenti, deliberati. Ed  ovvio che non sto affatto meglio, e che ormai 
parecchio tempo che non sto bene.
Capitolo 10
All'Old Ship Inn c' la seratona quiz, il che significa che i clienti sono dieci invece dei soliti
quattro. Dan e io siamo stati obbligati a partecipare ma, visto che le domande riguardano perlopi la
musica e i programmi TV degli anni '70, non ci illudiamo riguardo alle nostre chance. In mezzo alle
chiacchiere e al trambusto eccezionali, il vecchio Sid  seduto a un tavolo da solo, e borbotta sulla sua
scacchiera, una mezza pinta di birra scura praticamente intatta accanto a lui. Quando qualcuno gli passa
accanto, il gomito si alza a formare un perimetro difensivo attorno al tavolo.
Allora, mi chiede Dan, va un po' meglio questa settimana?
Be' comincio. Sono andato a prendere Sam a scuola due volte, e sono sopravvissuto.
Com' andata?
Oh, bene. Benissimo.
Ecco com'era andata veramente. Gioved mi era mancato il coraggio, e avevo aspettato lungo la
strada, a una certa distanza dai cancelli, perci avevo dovuto chiamare Sam urlando, quando era emerso
dalla folla, con lo zaino malconcio e due quadri.
Dov' la mamma? mi aveva chiesto.
Al lavoro. Te l'aveva detto, vero?
Quando torna?
Alle diciassette e trenta, cio fra due ore. Ti porto a casa io.
Ma la mamma  a casa?
No,  al lavoro.
Perch  al lavoro?
Andiamo a casa, ok?
Ma la mamma c'?
Questa pi o meno era stata la nostra conversazione, durante il tragitto verso casa. Avevo
provato a chiedergli della sua giornata, ma la risposta  sempre la medesima: mi ignora, dice bene o
fa anche lui una domanda. Avevo provato a raccontargli della mia giornata (pap ha guardato quindici
episodi dei Simpson), ma gli ingranaggi nel suo cervello erano tornati alla sua preoccupazione
primaria.
Ma dov' la mamma?
A casa era corso di sopra, alla console. Jody mi aveva detto che gli era concessa un'ora, cos mi
ero seduto e avevo fatto oziosamente zapping da un canale all'altro della televisione. Un'ora dopo ero
salito in camera sua per dirgli che il tempo era scaduto, e lui aveva gettato il joypad sul pavimento.
Dov' la mamma?
L'indomani mi ero avvicinato con cautela ai cancelli, aggrappandomi alla recinzione quasi
stessi valicando un pericoloso passo di montagna. Avevo avuto l'impressione che un paio di mamme
mi stessero guardando con sospetto; una forse era un'amica di Jody, ma non ne ero sicuro. Le avevo
sorriso comunque, e lei si era girata subito dall'altra parte per mettersi a chiacchierare con qualcuno.
Avevo sentito suonare una campanella all'interno della scuola, a poco a poco i bambini erano usciti,
alcuni ridendo e scherzando, altri andando svelti dai propri genitori, a testa bassa, determinati.
Sam era uscito con un maestro, un giovane con un completo da pochi soldi, che con gentilezza
l'aveva indirizzato verso i cancelli. Sam aveva fatto qualche passo, e io ero stato l l per salutarlo, ma
poi era arrivato un altro ragazzino di corsa che gli aveva mollato uno schiaffo sulla nuca. Sam si era
tirato indietro. Furioso, mi ero avviato verso i cancelli, ma mi ero fermato, lacerato tra una furia
protettiva e lo spettro di George che mi passava davanti correndo, prima in mezzo alla folla, poi in
strada. Sam mi aveva visto e, lentamente, era venuto da me. Allora avevo cercato di riprendere il
controllo.
Chi era quel bambino? Perch ti ha colpito? Che cosa sta succedendo?
Lui mi aveva guardato, sconcertato, incapace di comprendere quella raffica di domande.
Non lo so. Dov' la mamma?
Vuoi che vada a parlare con l'insegnante?
No pap, no.
Perch ti ha picchiato?
Voglio andare a casa! Dov' la mamma? Voglio giocare a Minecraft.
Allora si era messo a piangere, sul serio, le spalle scosse dai singhiozzi. Avevo tentato di
abbracciarlo, ma lui si era dimenato fino a divincolarsi. Come sempre, non sapevo cosa fare per
calmarlo. L'avevo lasciato correre e, quando era arrivato a casa, era salito di nuovo in camera sua senza
darmi il tempo di dirgli qualcosa. Mi ero messo a gironzolare per il soggiorno, incapace di sedermi,
nervoso per la rabbia e per la paura. Avevo pensato di chiamare la scuola per segnalare l'incidente, ma
poi avevo deciso che sarebbe stato meglio parlarne con Jody, che indubbiamente ne sapeva pi di me.
Da sopra venivano i rumori ormai familiari di Minecraft. Le note delicate del pianoforte, gli effetti
elettronici quasi ipnotici.
 andata pi o meno come pensavo sarebbe andata, dico a Dan.
Cos male?
Nel quiz ce la caviamo sorprendentemente bene. Dan rivela una conoscenza che finora non
sospettavo del rock progressivo, e io ho passato tante di quelle ore a guardare canali vintage che riesco
a rispondere a due domande sull'Ispettore Regan, e a identificare l'attore Fulton Mackay nella manche
delle fotografie. Arriviamo secondi, e vinciamo una bottiglia di sherry inglese.
Ma poi che cos' lo sherry? fa Dan.
Dopo quattro pinte, cominciamo a parlare sul serio. E, sorprendentemente,  Dan a fare il primo
passo.
Allora, amico, qual  il piano?
Il che?
Il piano. L'obiettivo. Che cosa farai, adesso?
Non lo so. Sto guardando gli annunci di lavoro, ma non salta fuori niente. Sarebbe utile se
sapessi che cosa voglio fare, o che cosa mi riesce. Devo andare via? Perch lo capisco, assolutamente.
No! fa lui. Ma devi cominciare a pensare al tuo futuro, amico. Sei rimasto troppo tempo
ancorato al passato.
Il futuro non so che cosa sia. Sono schiacciato dalla mia storia e vivo un presente che non
finisce pertanto non resta molto spazio per altro. A me le cose succedono, e basta. Sai che cosa
intendo?
Allora fa' qualcosa! Fa' in modo che sia il contrario. Prendi tu il controllo.
Ma sto cominciando a irritarmi. Non voglio un'altra lezione sugli errori che sto compiendo,
soprattutto non da Dan.
Intendi prendere il controllo come fai tu? Non so da dove mi sia uscita, ma  esattamente
quello che gli dico.
Che cosa vuoi dire?
Che vai alla deriva da un lavoro freelance all'altro, senza nessun piano, senza ambizioni. E
non credo nemmeno che tu abbia mai avuto una relazione che sia durata pi di un mese. Come fai a
vivere cos? Sei messo esattamente come me.
No, ribatte lui. La sua voce  calma, controllata. Sono diverso da te, perch non sto facendo
soffrire tutte le persone che ho intorno.
Scende il silenzio, tra di noi; un silenzio sottolineato dal jukebox che attacca a suonare un pezzo
degli Everly Brothers. Non so se avercela a morte con Dan, o se essere impressionato dal fatto che sia
cos maledettamente diretto e incisivo. Cos, decido di comportarmi da persona intelligente e matura, e
di andarmene arrabbiato.
Be', grazie del discorsetto di incoraggiamento, porter la mia depressione da qualche altra
parte.
Mi alzo, ma Dan mi afferra per un braccio e mi costringe a rimettermi seduto.
Alex, adesso ascoltami. Ti voglio bene come se fossi un fratello, e non  la birra a farmi
parlare cos. Dentro quella testa fottutamente fastidiosa c' un Alex divertente e brillante, che adesso
devi ritrovare.
Sono senza parole, in parte perch Dan non mi aveva mai aggredito fisicamente, ed  una
novit; in parte perch non avevamo mai parlato con tanta onest.  un territorio nuovo, inesplorato.
Non so come fare, dico, alla fine. Cio, forse, se trovassi un lavoro, se cominciassi qualcosa
di nuovo
No, adesso ascoltami. Tu un lavoro ce l'hai gi. Ed  un lavoro estremamente importante.
Alex, il tuo compito  imparare a conoscere tuo figlio. Dimentica tutto il resto, dimentica il lavoro,
dimentica George solo per un po'.  questo che devi fare. Voglio dire,  cos dannatamente evidente!
Tu devi trovare Sam.
Prendo un sorso di birra e guardo il vecchio Sid, solo nell'angolo, anche lui con la sua
miserabile storia una storia troppo lunga perch la si possa afferrare, o cambiare.
Sai dirmi da dove dovrei cominciare? gli chiedo. Perch sono completamente a corto di
idee.
Ges, amico Sono distrutto. Questa  la conversazione pi profonda che io abbia fatto negli
ultimi dieci anni Ho esaurito le risorse.  meglio se andiamo a casa, ci beviamo un goccetto di sherry
inglese, qualunque cosa sia, e parliamo del nuovo album dei Chvrches.
Capitolo 11
La mattina dopo sono nella libreria Blackwell's, in Park Street. Passo in rassegna i volumi della
sezione Salute, finch non trovo una piccola raccolta di libri dedicati all'autismo. Ho deciso di
leggerne uno. Di leggerlo sul serio. Ne abbiamo alcuni a casa, quasi tutti acquistati online in preda alla
disperazione, dopo una lunga giornata disseminata di crisi che ci avevano lasciati privi di forze. Alcuni
sono eccessivamente zelanti, e trattano il disturbo come un lavoro che ciascuno pu affrontare senza
bisogno di un aiuto esterno, per quanto impegnativo; altri sembrano pi manuali di vita hippy, che ti
fanno credere che il problema sei tu, perch hai considerato l'autismo un problema. In ogni caso, non
sono mai andato oltre i primi due capitoli, perch poi sono stato distratto da altro oppure
semplicemente ho rinunciato. Quei libri andavano a fondersi nel miasma di consigli condiscendenti che
hanno sempre fatto parte della nostra vita da quando Sam era ancora un bimbetto ai primi passi. Forse 
la stessa cosa per chiunque abbia dei figli, non lo so; ma se esistono tre parole che i genitori di un
bambino autistico non vogliono sentire, sono: Avete provato a? Voglio dire, una cosa  se
provengono da amici (e mi torna in mente l'incidente di Peppa Pig), ma se arrivano da perfetti
sconosciuti  ancora pi surreale. Degli esempi? Eccoli.
Avete provato a fare un tragitto diverso, in citt?
Sam si era messo a urlare e a fare i capricci sul marciapiedi davanti al negozio di giocattoli,
perch non volevamo portarlo dentro.
Avete provato a fargli esplorare il cibo con le mani?
Eravamo al ristorante, e Sam aveva cominciato a lamentarsi perch avevamo accidentalmente
tentato di avvelenarlo con un chicco di mais dolce.
Avete provato ad ascoltarlo veramente? I bambini ci dicono pi di quanto pensiamo.
Aveva passato una giornata intera a piangere, sulla spiaggia, e non riuscivamo a capire che cosa
non andasse, o cos'avessimo fatto.
Quest'ultima esortazione, arrivata durante una sfortunata gita a Salcombe, era in assoluto la mia
preferita. Jody aveva dovuto trattenermi, perch non lo prendessi in braccio e non lo passassi alla
signora preoccupata che sedeva accanto a noi, dicendole di prenderlo. (Ancora non sappiamo che cosa
fosse successo, ma con ogni probabilit gli era finita della sabbia nelle mutande.)
Tenendo a mente tutte queste cose, scelgo un paio di libri che a mio parere si collocano a met
tra due scuole di pensiero, quella secondo cui si pu aggiustare un figlio rotto e quella che dice:
Ehi,  la societ che va aggiustata. Vado alla cassa. Ma prima di arrivarci noto un enorme scaffale
dedicato a Minecraft, con alte pigne di volumi sistemate attorno alla sagoma di cartone di una figura
tozza armata di piccone. D'impulso, ne afferro uno che promette di offrire una guida completa al gioco.
Anche i suoi bambini sono patiti, eh? mi chiede il commesso, quando arrivo al banco. Mi
guarda con attenzione, mentre lotta per infilare i libri in un sacchetto di plastica.
Mio figlio ha appena cominciato a giocare. Per s, sembra che gli piaccia.
Ah, i miei non parlano d'altro. Mia figlia ha trascorso l'intero weekend a costruire il Taj
Mahal.
S셻
E il maschio ha appena cominciato l'Old Trafford. Ieri era ho trascorso due ore a cercare
immagini della tribuna Stretford End su Google, per poi stamparle. Non poteva scegliere Ashton Gate?
Si vede da casa nostra.
Ok, be', questa s che  una prospettiva da attendere con ansia.
Sempre meglio di altre cose che potrebbero fare con quella console, come sparare in faccia alla
gente, decapitarle con una spada, o come prendere a randellate le prostitute.
Indubbiamente. Grazie.
Per nulla turbato da questa breve chiacchierata lievemente inquietante, prima di tornare
all'appartamento di Dan mi fermo in un negozio di videogame per acquistare una copia di Minecraft. 
la prima volta che entro in un posto del genere, da quando ho comprato FIFA Football per il Sega
Mega Drive, all'incirca un secolo e mezzo fa. Provo una strana sensazione di liberazione. Non che sia
un tecnofobo. Possiedo uno smartphone e so usare il computer, ma l'idea di cimentarmi in un gioco su
uno schermo, tanto per fare, non mi appartiene. Ci sono sempre film da guardare e libri da leggere
sto ancora finendo quella lista che ci avevano dato all'inizio del corso di laurea. Ancora adesso, ogni
volta che vorrei tentare con qualcosa di diverso, lo paragono inconsciamente a Dickens o a Derrida. Ma
qui pretese del genere vengono a cadere. Gli scaffali sono pieni di scatole sgargianti che ritraggono
Space Marine muscolosi e soldati arrabbiati; un enorme schermo LCD appeso alla parete mostra
continuamente delle sequenze di giochi dalla grafica sorprendente. Finalmente trovo Minecraft e lo
prendo. Ecco, mi dico, adesso sono uno di quelli che vanno a comprare videogame. Probabilmente avr
bisogno di Dan per caricarlo, in ogni caso l'ho comprato. Quando esco dal negozio vengo investito da
una sconosciuta ondata di ottimismo. Non so che cosa fare, riguardo a me e Jody. Davvero. Ma voglio
cercare di capire Sam; decifrer l'autismo, o Minecraft, una delle due cose.
Quando rientra Dan, pi tardi, mi trova seduto con le gambe incrociate di fronte al suo
televisore, con il controller dell'Xbox in una mano, e il manuale di Minecraft nell'altra.
Ancora videogame? mi chiede. Cos' sei tornato a quindici anni?
Sullo schermo c' il paesaggio a blocchi ormai piuttosto familiare, i prati frastagliati punteggiati
di flora cubica. Ho scoperto che, ogni volta che cominci una partita nuova, viene creato un paesaggio
nuovo solo per te.  come una tua personale versione della Genesi, a parte il fatto che non c' un albero
della conoscenza dai frutti proibiti (e, se ci fosse, probabilmente si potrebbe abbattere per costruire un
rifugio). Sarebbe una bella esperienza, e anche eccitante, se solo avessi una vaga idea di quello che
devo fare. Ho scelto la modalit Sopravvivenza, in cui mi pare di aver capito che, se non mi sar
costruito un riparo prima che scenda la notte, verr attaccato da zombie e ragni giganti. Non so perch,
ma sono terrorizzato. Seguendo la guida riesco a spaccare della legna per ottenere dei blocchi, che poi
getto su un fazzoletto piatto di terra per costruire una casa decisamente rudimentale. Sembra un
capanno scout comprato all'Ikea. Quando si fa buio, e il cielo pixellato diventa scuro, mi accorgo di
non aver previsto una porta, e di non poter entrare. In fretta, faccio un buco in un muro, apro il menu
crafting per scegliere la porta, e poi la ficco nella fessura. Si apre e si richiude alle mie spalle con un
rumore secco e gradevole. Sono salvo.  questo che Sam sta facendo da settimane?
Adesso sai che cosa dovrei fare? chiedo a Dan.
Dove sono i fucili?
Non credo ci siano.
Allora dovrai cavartela da solo, amico.
Apro il menu pausa e clicco su Salva, cos che il mio mondo non venga obliterato per sempre, e
poi spengo la console.
Il ventunesimo secolo non lo capisco, dico.
La sera controllo le email, preoccupato dal silenzio di Emma che dura ormai da un paio di
settimane. Ancora niente. Do un'occhiata a Facebook e a Instagram, ma niente aggiornamenti neanche
l. Poi mi distendo sul materasso con i libri su Minecraft e sull'autismo, e leggo un pezzetto dall'uno e
un pezzetto dall'altro. Mi addormento angosciato da guerrieri, scheletri e barriere sociali.
La mattina dopo vado a casa.  sabato, il giorno di Sam, e sto provando quella trepidazione
ormai familiare. Ha piovuto parecchio, e adesso c' questa pioggerellina inglese che non vuole cessare,
quindi forse riusciremo a evitare il parco. Penso di portarlo a nuotare, ma sarebbe un altro incubo:
porter l'asciugamano giusto? Riusciremo a prendere lo spogliatoio giusto? Un altro bambino lo
schizzer, in vasca, provocandogli una crisi totale? Dovr spiegare tutto al bagnino che arriver
saltando, pensando che Sam stia annegando? Oppure potrei portarlo a Bristol in autobus. E poi
potremmo passare da un caff all'altro, mangiare torte tutto il giorno, guardare gli aerei sull'app. Ma
poi lo riporterei a casa da Jody tutto eccitato per via degli zuccheri e degli additivi, e non credo sarebbe
giusto.
Parcheggio, e vedo Jody che  occupata a riordinare in casa. Mi tiro su il cappuccio della giacca
a vento, e faccio il vialetto di corsa. Lei mi vede e mi saluta.
Ciao pap, ho fatto un castello, dice Sam quando viene ad aprirmi.
Ah, Minecraft, vero?
Ma sta gi andando di sopra, e io resto l con Jody, senza sapere cosa dire.
Ehi.
Ehi.
Ha messo un CD che non riconosco, chitarre distorte, screpolate, voci strozzate. Indossa un paio
di jeans skinny e una maglietta nera attillata dei Joy Division. Dimostra dieci anni meno di me.
Sei in gran forma, le dico.
In effetti sto dormendo, la notte.
Com' il lavoro?
Stupendo!  strano riprendere, ma abbiamo in programma delle mostre davvero interessanti
artisti nuovi, un sacco di cose nuove da imparare.
D'un tratto sembra rendersi conto della sua esuberanza, e si volta a guardarmi con aria
colpevole. Qualcosa  cambiato, non so cosa, ma tra di noi si  creata una spaccatura, e per la prima
volta  con il cuore che comincia a martellarmi nel petto per la paura  temo che non sia pi possibile
richiuderla.
Ma tu come stai? Ti va un caff? L'ho appena fatto.
Sento una risata dal piano di sopra e, lievemente scioccato, mi rendo conto che  Sam, da solo
in camera sua, e felice. Ci sediamo a bere il caff, e intanto ascoltiamo nostro figlio, che di solito ha
bisogno di un contatto costante con Jody, mentre si diverte lontano da noi, in un altro mondo. La
conversazione  imbarazzata, leggera; lei parla del nuovo lavoro e di poco altro; io le dico dei nuovi
libri sull'autismo, del mio progetto di riuscire finalmente a capire veramente, e onestamente, Sam.
Be', potresti avere l'opportunit di metterlo in pratica, mi dice.
Cio?
Ah, ecco il mese prossimo Gemma, la mia amica dell'universit, si sposa nel Norfolk. Mi
stavo domandando se per caso non potresti tenere Sam per tutto il weekend, da sabato mattina a
domenica sera.  il secondo di ottobre. Potresti?
Non ero preparato a una cosa del genere, ma me la sono cercata. Un intero weekend. La mia
mente cade in preda a un panico confuso. Non ho mai badato a lui per tanto tempo neanche quando
Jody e io vivevamo sotto lo stesso tetto. Il pensiero di accontentarlo, di proteggerlo per tre giorni, le
possibilit che qualcosa possa andare storto. Lui che corre in strada, in mezzo alla folla di genitori, e
che fa la ruota in aria
Accidenti, credo di avere una specie di festa di addio in ufficio, quel sabato, dico, di getto.
Sai, devo vedere tutti, salutarli come si deve, ubriacarmi e pregare per avere indietro il mio lavoro,
quel genere di cose, insomma. Mi dispiace, davvero.
Lei mi fissa per qualche secondo.
Ok, Alex. Come ti pare. Ho semplicemente pensato che avrebbe fatto bene a tutti e due, ma
evidentemente mi sbagliavo.
Messo all'angolo, riesco a trasformare la paura in rabbia.
Jody, che cosa stiamo facendo? Sono passati quasi due mesi. Io non ho idea di quale sia il
nostro piano. Non so che cosa devo fare.
 una mossa disperata, goffa e fatta al momento sbagliato. Capisco immediatamente di aver
commesso un errore. Lei sospira, e guarda fuori dalla finestra.
Non lo so, Alex. Non lo so neanch'io. Sto solo cercando di capire. Da otto anni mi sembra che
ruoti tutto intorno a Sam: occuparsi di Sam, preoccuparsi di Sam. E in tutta onest, non ho mai avuto
la sensazione di averti accanto. Lo so che dovevi lavorare, lo so. Ma non era solo questo tu eri
assente da tutto. E io non posso pi continuare cos. Non andiamo da nessuna parte.
Stavo facendo quello che dovevo fare, per dare una sicurezza a te e a lui.
Ma noi eravamo gi al sicuro! Non ci serviva che lavorassi sempre.
C' un lungo silenzio, interrotto soltanto dal rombo sommesso di un aereo che passa sopra la
casa. Ricorda quello minaccioso di un tuono. Mi guardo intorno, e ho la sensazione di trovarmi nel
salotto di qualcun altro.
Sam sta bene, oggi, fa Jody, la voce calma, tranquilla. Sta giocando, di sopra, ed  felice.
Quindi penso che dovresti andare via.
Di questo dobbiamo parlare.
No, non oggi. Non ora. Abbiamo appuntamento luned mattina alla St. Peter's, per fargli
visitare la scuola. Almeno quello puoi farlo?
S, certo.
Bene, ci vediamo luned, allora.
Faccio per andarmene e, mentre allungo la mano verso il paletto della porta, mi dice: Oh, ha
chiamato tua madre. Non le ho detto che cosa sta succedendo. Dovresti richiamarla.
Mi fermo, e annuisco.
E un'altra cosa. Apprezzo davvero il fatto che tu vada a prendere Sam, a scuola. Credimi, so
quanto dev'essere dura, per te. Ma fatti aiutare, Alex. Stai attraversando la tua vita come un
sonnambulo. Per adesso devi svegliarti.  ora.
Capitolo 12
Quando George mor, tutto si chiuse intorno a noi. Mamma, Emma e io continuammo a esistere
in una macchiolina di luce. Per un po', parenti, amici e vicini ci furono accanto, ci riempierono di
premure, cercando di darci una mano e all'inizio ce la fecero. Venivano a cucinare e a pulire, non
ricordo chi fossero. Dei vicini mandavano i figli con giocattoli e caramelle, che noi accettavamo
avidamente. Ma eravamo soli, al centro di tutto, separati dagli altri, isolati dallo shock e
dall'incomprensione. Poi generosit e supporto cominciarono a svanire. Famigliari che non avevamo
visto per anni tornarono alle loro vite; le amiche della mamma sembrarono frustrate dal fatto che lei
non stesse soffrendo come  secondo loro  avrebbe dovuto.  una donna dura e orgogliosa, cresciuta
con quattro fratelli in una minuscola casa a schiera a Redruth, durante gli ultimi anni dell'industria
dell'estrazione dello stagno. Non c'era troppo spazio per i sentimenti o per il dolore, allora, e lei
affront le settimane successive alla morte di George con una risolutezza che molti scambiarono
erroneamente per insensibilit. Le giravano attorno come turisti del lutto, aspettando che crollasse, ma
lei non lo fece, e cos loro, vedendosi privati dello show che attendevano con ansia, se la presero con lei
o comunque le voltarono le spalle. E tornammo a essere noi tre, stretti l'uno alle altre come i superstiti
di un disastroso terremoto.
Ma la mamma ci insegn nuovamente a vivere. Fu costretta a farlo. Pap era sparito da tempo 
anche se pap non  proprio la parola giusta per indicare quell'uomo che nessuno di noi ricordava
pi. Per i miei zii era un bastardo irresponsabile, una persona inutile e incoerente, che pure in qualche
modo aveva convinto la mamma  che, credo, stava cercando disperatamente una via di fuga  a
seguirlo nel Somerset, per un lavoro alla tipografia di Bath che poco dopo aveva perduto. Se n'era
andato prima che arrivasse Emma, e la mamma non l'aveva mai pi rivisto, n aveva pi parlato di lui.
Sapevamo di non doverle chiedere niente, esattamente come sapevamo che, quando ci disse di tornare a
scuola una settimana dopo la morte di George, avremmo dovuto obbedire. Ero grande abbastanza da
capire che quello che era successo era definitivo, e che George non sarebbe tornato da noi. Ma Emma
ebbe bisogno di essere convinta. Fu compito mio. E dentro di me, immobile e fermamente ancorato
(nonostante le proteste delle persone a cui ne parlavo) c'era un angosciante senso di colpa.
Smettila, Alex, lasciami in pace!
Quelle parole mi ossessionavano; incombevano sopra di me come una nuvola nera e bassa.
A poco a poco, per, imparai a ricordare qualcos'altro. Qualcosa che era accaduto il giorno
prima che morisse. La mamma ci aveva portato a Londra, al Museo della scienza e di storia naturale.
Era stata una giornata stranamente calda, il primo accenno dell'arrivo della primavera. Avevamo
passato la mattinata a correre da una sala all'altra, a premere pulsanti, a esplorare scheletri di dinosauri
e il modulo lunare dell'Apollo, e dopo eravamo andati in un vecchio caff in cima alla strada con una
grande copertura di tela rosa, e con dei tavolini di legno fuori. C'eravamo seduti al sole a mangiare un
gelato, a chiacchierare e a ridere, e a confrontare i souvenir che avevamo comprato: piccoli cristalli,
cartoline di razzi, una palla magica che Emma aveva lanciato dall'altra parte della strada, pensando poi
di averla persa, e che invece George aveva recuperato. Di ritorno alla stazione della metropolitana,
George mi aveva messo un braccio intorno alle spalle, e io avevo fatto lo stesso, e la mamma si era
messa a ridere: Guardatevi, aveva detto. I miei ometti.
Usavo quel ricordo per combattere il buio. Ogni notte, per molti mesi, mi costrinsi a ricordare
anche il pi piccolo dettaglio cos che non andasse perduto. Adesso ho la foto di me e lui insieme, fuori
dal caff: la mamma la trov e me la diede qualche anno fa. Ne ho diverse copie, oltre alle versioni
digitali sull'hard drive, tanto per essere sicuro. Quando perdi qualcuno, il dolore torna a investirti come
una piena improvvisa, squarciando tutte le difese che hai costruito con tanta cura. Devi fare quello che
puoi; usi tutto ci che hai a disposizione, per farcela.
 una mattinata serena e frizzante, quando parcheggio fuori da casa nostra, nella stradina di
villette a schiera vittoriane tutte identiche. Portiamo Sam a visitare la St. Peter's School. Jody dice che
lo sta preparando da giorni; ha bisogno di essere avvertito, prima di eventi come questo: essere portato
via dalla sua scuola per andare a visitarne un'altra  un avvenimento importante. Che lo disturba,
perch spezza la sua organizzazione, e lo confonde. Non sar affatto divertente. Jody ha un'espressione
seria, quando esce di casa, con una camicetta elegante infilata in qualche modo nella gonna. Sam ha
l'aria disperata, e lei lo tiene per un polso quando chiude la porta e viene verso l'auto.
Ciao, mi dice, stancamente.
Ciao, tutto bene?
Non chiedermelo.
Sam sale dietro, si allaccia la cintura e si prende la testa tra le mani.
Ciao, Sam, lo saluto, allegro.
Zitto!
Ok, rispondo, e poi lancio un'occhiata a Jody.
Niente Crunchy Nut Cornflakes, mi sussurra lei. E i pantaloni sono troppo lunghi.
Annuisco, cupo.
Non parliamo molto, lungo il tragitto. Comincio a descrivere la scuola a Sam: il viale anteriore
fiancheggiato da alberi, le aule piccole, gli insegnanti amichevoli ma lui si tappa le orecchie.
Non voglio andare in quella scuola!
Comincia a mollare calci al mio schienale, in modo sempre pi feroce. Sposto il sedile avanti,
piano.
Visto che cosa ti stai perdendo? mi chiede Jody.
Non  stata una mia scelta, le rispondo.
L'atmosfera in auto  carica di risentimento. Quando arriviamo alla scuola e parcheggiamo,
nessuno si muove, come se tutti e tre fossimo bloccati in questo stato di reciproca ostilit. Sam si 
lasciato scivolare sul sedile posteriore, Jody fissa un punto in lontananza.
Ok, dico io alla fine. Andiamo dalla direttrice.
Scendo, e Jody mi segue, ma quando provo ad aprire la portiera di Sam lui si gira e la tiene
chiusa.
NO! urla. Niente scuola nuova!
Sam. Sam, andiamo, ti piacer.
No!
Apro un pochino, ma lui riesce a richiuderla, poi si distende sul sedile e comincia a prendere a
calci il finestrino.
Sam smettila, finirai per rompere il vetro, gli dice Jody.
Nella concitazione del momento, apre la portiera, lo afferra per una caviglia e comincia a
trascinarlo. Scioccato, io resto indietro un momento, non sapendo come intervenire, e il mio cervello 
inondato dai ricordi di cento episodi del tutto simili: Sam da bimbo che si rifiutava di scendere dal
seggiolino del carrello della spesa; Sam all'asilo che si nascondeva sotto il tavolo da lavoro, che
prendeva a calci gli altri bambini spaventandoli al punto che ci toccava portarlo a casa; noi che lo
acconpagnavamo a scuola mentre piangeva e si dimenava tanto da sentirsi male. A volte sembra che gli
ultimi otto anni siano trascorsi cos: a strattonare il nostro splendido bimbetto per trascinarlo da un
dramma all'altro.
Puoi darmi una mano? mi urla Jody, mentre Sam si aggrappa al sedile con le unghie, e molla
calci alle sue mani e alle sue braccia.
D'un tratto mi rendo conto che siamo esattamente fuori dalla scuola, da una classe e dall'ufficio
ricevimento ci possono vedere.
Cos gli farai male! le urlo.
Glielo dico con una violenza che non mi aspettavo, mentre studio le finestre della scuola per
capire se qualche insegnante ci stia osservando. Jody mi guarda, sconvolta, e mi sento subito in colpa
per averla accusata. Penso alle innumerevoli volte che abbiamo affrontato una situazione del genere
insieme, lottando per fargli indossare la divisa della scuola o per farlo mangiare. Adesso siamo separati,
ed  fin troppo facile prendercela l'uno con l'altra.
Senti, cos non funziona, le dico. Non possiamo portarlo dentro finch non si calma.
Oh, fanculo! urla Jody, lasciando andare la gamba di Sam, che torna dentro l'abitacolo
strisciando, scosso dai singhiozzi. Adesso sta piangendo anche lei.
Proprio mentre sto tentando di pensare a come disinnescare questa bomba, il mio cellulare
comincia a vibrare in tasca. Temendo sia qualcuno della scuola che vuole sapere che diavolo sta
succedendo nel parcheggio, lo tiro fuori e controllo lo schermo.
Oh merda, esclamo, quando leggo il nome.
Momentaneamente distratto dal caos intorno a me, premo il tasto per rispondere.
Pronto?
Ciao Alex, sono io! La sua voce suona allegra e chiara, e il contrasto con tutte le altre cose
che stanno accadendo questa mattina  scioccante.
Dove sei?
Jody si sta asciugando gli occhi con un fazzoletto di carta. Sale in macchina e chiude la portiera
sbattendola. Sam si mette la cintura e si tira su a sedere, gi pi allegro ora che pensa che la visita si sia
conclusa.
Sto bene! Sono tornata, Alex!
Cosa?
Sono in Inghilterra!
Cosa? Quando?
Sono gi qui! Sono in viaggio per Bristol! Vi dispiace se mi fermo da voi per qualche giorno?
 come se qualcuno avesse premuto il tasto per mandare avanti speditamente la mia vita, e
adesso vedo volare ogni cosa verso di me a una velocit incomprensibile.
Tu che? riesco a chiederle.
E poi la chiamata si interrompe. Resto l come uno stupido a fissare il telefono per qualche
secondo, poi risalgo lentamente in auto.
Emma  tornata.
Ho sentito, fa Jody.
Mi dispiace. Scusa se non sono riuscito ad aiutarti di pi. Ci riproveremo la prossima
settimana. Quando sar di umore migliore.
Lei annuisce e guarda dall'altra parte.
Torniamo a Bristol, e il silenzio  interrotto soltanto da Sam, che adesso  molto pi sereno, e fa
domande sulla citt. Quella  una chiesa? Cos' una chiesa? Perch quell'edificio  cos alto? Quante
persone vivono in quella casa? Costruir quel palazzo in Minecraft. Pap, lo sai che si possono fare i
gradini, in Minecraft? E le recinzioni? Ho costruito una scala che sale fino in cima.
Accendo la radio.
E quando arriviamo a casa, troviamo un taxi parcheggiato davanti all'ingresso. Un taxi da cui
sta scendendo Emma, con uno zaino talmente grande che potrebbe contenere una persona. I capelli
biondi sono tagliati corti, cortissimi, la pelle abbronzata ha una calda tonalit miele. Mette dei soldi in
mano al taxista, gli dice qualcosa e poi tira fuori dal baule un altro zaino enorme. Noi restiamo seduti in
auto a guardarla muti.
Ma che comincia Jody, che non finisce la frase.
Tipico di Emma.
Scendo dall'auto.
Serve aiuto con quelli? le chiedo.
Alex! urla, e poi mi getta le braccia al collo. L'abbraccio anch'io, ancora intontito e distratto,
incapace di processare questa svolta cos radicale. Non la vedo da pi di un anno: era tornata per la
lussuosa festa di compleanno di un'amica, a Babington House, e in quell'occasione c'eravamo
incrociati per un paio d'ore.  stato cos, negli ultimi dieci anni: momenti rubati qua e l.
Stai bene?  successo qualcosa?
Tipico di Alex! fa lei ridendo, mentre guarda Jody che finalmente  scesa dall'auto. 
smontato anche Sam, che sta guardando Emma con cauto interesse.
 Sam? urla lei. Oh mio Dio,  grandissimo!
Va da lui, ma molto intelligentemente invece di abbracciarlo gli porge la mano. Sam non la
guarda, ma gliela stringe un momento prima di tirarsi indietro, timido.
Sono felice di vederti, Sam. Sono Emma. Zietta Emma, se proprio non puoi farne a meno! Ho
sentito che ti piacciono gli aerei. Sapessi quanti ne ho presi, io!
Poi si rivolge a Jody. Si sono a malapena incontrate, in questi dieci anni. Emma si  persa il
momento in cui ci siamo messi insieme, si  persa il nostro matrimonio modesto, anche se ci mand un
videomessaggio dal Vietnam; si  persa la nascita di Sam. Hanno parlato via Skype, ma a parte questo,
niente. Si abbracciano con una certa circospezione.
Spero non vi dispiaccia se mi sono presentata cos, all'improvviso, fa Emma.
Jody, intervengo, vuoi portare dentro Sam? Forse  il caso che scambi velocemente due
parole con mia sorella
Jody mi guarda dritto negli occhi, cercando di comunicarmi qualcosa, ma non ho idea di che
cosa stia tentando di dirmi. Prende Sam per mano, e insieme vanno verso casa.
Che succede? vuole sapere Emma.
 complicato. Perch non mi hai detto che stavi per tornare a casa?
 stata una decisione presa d'impulso. Che succede?
Ecco, noi abbiamo deciso di vivere separati per un po'. C' stata molta tensione, in casa.
Con Sam e tutto il resto. Il lavoro
Merda. Vuoi che me ne vada?
No, le dico, quasi restio, ma poi mi correggo all'istante. No! Certo che no! Per Dio,
questo s che  un macello. Non hai pensato che sarebbe stata una buona idea chiamarmi prima? Ges.
Non ti vedo da pi di un anno.
Lei alza soltanto le spalle, e poi si mette a controllare il telefono.
Ok, possiamo andare da Dan e lasciare l la tua roba.
Sei andato a stare da Dan?
S, ha un appartamento nuovo a Redcliffe.
Fico. Per me va bene tutto.
Cerco di spiegare a Jody che cosa sta succedendo, ma non sapendolo nemmeno io riesco solo a
farfugliare qualche parola confusa. Jody mi fa segno di andare via, e chiude la porta.
 stato imbarazzante, commenta Emma.
Penso di ragguagliarla sugli ultimi mesi: le discussioni e lo stress per via di Sam, le mie tante
ore in ufficio, il pomeriggio di quella domenica orribile in cui Jody mi ha detto: Ci serve un po' di
tempo da soli, lontano da te, la ridondanza di quella frase. Ma io stesso sono ancora sotto shock, e in
ogni caso sarebbe troppo per una persona che  appena arrivata dalla parte opposta del pianeta.
Ges, Emma, le dico, scuotendo la testa.
Vuoi che me ne vada? Il suo tono petulante e familiare mi riporta indietro di un decennio.
Hai un sacco di bagagli.
E lo dici a me? Ho lasciato due casse alla stazione.
Mi guarda, e si aspetta che rida, e quando non lo faccio torna al suo telefono con un hmph.
Saliamo in macchina per percorrere il breve tragitto fino a casa di Dan senza rivolgerci la parola, lei
completamente assorbita dal suo cellulare. Solo quando ci fermiamo davanti al condominio, e
dobbiamo aspettare che si apra lentamente il cancello, mi decido a rompere il silenzio.
Chiamer Dan, sono certo che non avr nulla in contrario a farti rimanere.
 solo per un po'. Ho altri amici da cui stare, a Bristol. Me ne andr presto.
S. Non ne dubito.
Una risposta pungente, che lei per non sembra cogliere. Non posso sapere quanto sia cambiata
negli ultimi dieci anni. Quando riesco a mettermi in contatto con Dan, sembra stranamente felice che
Emma sia tornata, e anche di pi all'idea che si fermi. Decidiamo che prender la camera degli ospiti
per qualche giorno, per riacclimatarsi, mentre io mi adatter al divano nel soggiorno. Una sensazione
che mi  familiare: dover fare spazio a Emma. Da ragazzina era un po' viziata ed egocentrica, ma anche
brillante, estroversa e popolare: in pratica, il mio opposto. I suoi amici le davano della sciocca, ma
sempre con affetto. Mentre i suoi coetanei si erano immersi nel mondo emo, con le loro T-shirt nere, le
facce cupe con spesse righe di eye-liner scuro, lei era una supernova che se ne andava in giro con
vestiti luminosi e un paio di Dr. Martens rosa shocking. A volte trovavo i suoi atteggiamenti eccessivi,
e pensavo che recitasse per tutti noi, in particolare per la mamma. Se davvero era cos, devo
riconoscere che non aveva mai abbassato la guardia. E poi se n'era andata.
Tu stai bene? le chiedo alla fine, mentre scendiamo dall'auto.
Bene, s. Ma ero arrivata a un punto tale che volevo tornare a casa e rivedere tutti.
Pensi di fermarti?
Non lo so.
Sospiro.
Alex, sono distrutta per il jetlag, cazzo, dobbiamo parlarne adesso?
Quando arriviamo all'appartamento, in pratica spinge Dan da una parte, va in camera e si lascia
cadere sul materasso gonfiabile con fare drammatico.
Oh, quest'affare  una merda.
E con questo chiude la porta con un calcio. Lascio la sua valigia nel corridoio. Poi, teso e
sconcertato, vado nel soggiorno e mi siedo sul divano.
Che diavolo era quello? fa Dan.
Abituati.
Pi tardi Dan esce, e io decido che giocare a Minecraft potrebbe aiutarmi a staccare per un
momento da questa vita che sta andando assurdamente in pezzi. Ho gi provato qualche volta, pi che
altro ho esplorato il paesaggio, e ho costruito qualche piccolo rifugio per la notte. Adesso per voglio
costruire qualcosa; qualcosa che abbia qualche parvenza architettonica, e non la classica baracca
traballante che ci si aspetterebbe di trovare in un horror americano, in cui uno psicopatico razzista del
sud, armato di motosega, minaccia delle teenager arrapate. Credo di dover migliorare le mie capacit,
se voglio passare un weekend intero con Sam. Cos, dallo scatolone che ho portato a casa dall'ufficio
tiro fuori la stampa di Villa Savoye, che tenevo appesa alla parete. L'edificio  composto da due
parallelepipedi, di cui quello superiore  bianco  poggia sopra una serie di pilastri quadrati: sembra un
progetto fattibile. Due ore dopo, tuttavia, mi ritrovo con quella che sembra una gigantesca scatola di
scarpe sospesa sopra una fila di tozzi piloni di mattoni. Le dimensioni sono totalmente errate.  un
disegno tridimensionale dell'edificio di Le Corbusier, realizzato da un bambino.
Sto appunto studiando il manuale, quando rientra Dan con una bottiglia di vino e tre tubi di
Pringles.
Lei dov'?
Oh, ciao anche a te. Sta ancora dormendo.
Emma riappare soltanto alle tredici del giorno dopo.
La sera, la porto a trovare Jody e Sam. In mezzo a tutto quello che sta succedendo, mi sono reso
conto che lui mi manca, che le settimane stanno diventando mesi, e quest'ometto che Jody e io
abbiamo messo al mondo sta cominciando a crescere senza di me. Avverto ancora quella sensazione: il
bisogno di imparare a conoscerlo prima che sia troppo tardi.
All'inizio fa il timido, con Emma, e si nasconde dietro la madre, in imbarazzo, aggrappandosi
alla sua gonna. Ma poi la zia gli offre un sacchetto pieno di aeroplani giocattolo che ha collezionato
negli ultimi cinque anni  ne ha praticamente uno per ogni compagnia con cui ha volato  e lui  cos
felice che si dimentica dell'ansia e glieli prende dalle mani. Voglio un abbraccio! gli dice Emma, e
lui l'accontenta.
Perch non vai di sopra con pap, fa Jody, e non gli fai vedere che cosa stai facendo con
quel videogame?
S, dice Sam, dubbioso. Non sta andando molto bene.
E mentre mia moglie e mia sorella intrattengono una conversazione balbettante ma amichevole,
nel soggiorno, Sam mi porta in camera sua, accende l'Xbox e avvia Minecraft. Siamo seduti l'uno
accanto all'altro, ma lui si allontana leggermente da me per avvicinarsi allo schermo LCD. Svelto,
passa in rassegna in menu e carica un file che ha salvato sotto il nome di Cattello di Sam.
Quando la partita si carica, ci troviamo fuori da un edificio di ciottoli screziati grigi e neri. Ci
sono delle torri tozze a ogni angolo, e bastioni irregolari che corrono lungo il tetto. Sembra una specie
di gabinetto pubblico di epoca vittoriana, ormai in rovina. Ma a lui non lo dico.
Ecco il mio castello. L'ho costruito con le pietre. Doveva esserci
Ma non finisce la frase, d'un tratto preso dalla navigazione in quel mondo. Accede all'edificio
attraverso una porta a due battenti. Dentro ha fatto i pavimenti di legno, e ha costruito una scala di
sasso che sale sul tetto.
Potrei fare una camera, dice, una camera ci vuole. Potrei metterci una biblioteca ma libri
ancora non ne ho. Cos, tanto per
Parla tra s e s, con frasi concise e a tratti pompose, ma qua e l colgo dei vocaboli nuovi 
incantesimo, bioma, portale  e mi accorgo che sta usando quel linguaggio fantasioso che la
logopedista ci aveva incoraggiato a cercare.  un progresso. Un vero passo avanti. So che devo
incoraggiarlo, unendomi a lui e trasformando queste sue frasi in una conversazione, ma non conosco
abbastanza il gioco, e sono bloccato. Poi vedo un libro accanto a lui un volume aperto su
un'illustrazione della Torre di Londra. Sorpreso, capisco che  quello che gli ho regalato la settimana
scorsa, che credevo avesse accantonato ignorandolo completamente.
Oh, stai facendo un castello come questo? gli chiedo, indicando la foto.
Ci ho provato, mi dice con un sospiro. Ma non ci riesco.  troppo alto. Ho provato, ma non
mi  venuto e mi sono arrabbiato.
Non mi sorprende.  molto alto e ha queste torri agli angoli dev'essere complicato.
Sam sembra rianimarsi, e gira lo schermo cos che possa vederlo meglio.
Ho provato a fare le torri, ma i blocchi sono quadrati. Ne ho fatta una alta, ma poi sono caduto
e sono morto. Ne ho quattro basse. Una, due, tre, quattro.
Be', a me sembra un ottimo inizio; adesso dobbiamo spegnere, per. Sam, mi fai vedere come
si salva la partita? Io non lo so fare.
 facile, fa lui. E, con mia grande sorpresa, prende il controller senza fare storie, mette in
pausa e apre il menu per salvare. Ci clicca sopra lentamente, mostrandomi i tasti sul joypad. Adesso
puoi spegnere, mi spiega, con un tono che sembra prendere lievemente in giro quello di noi genitori.
Lo aiuto a prepararsi per la notte, poi lo accompagno di sotto a salutare. Emma e Jody stanno
chiacchierando come due amiche, senza dubbio aiutate da un bel bicchiere di vino bianco. Jody sta
parlando del suo lavoro alla galleria, dove pare che abbiano allestito la mostra di un artista digitale del
posto, installando enormi schermi LCD in tutta la sede. La logistica sembra complicata. Jody 
entusiasta. Ma, di nuovo, mi torna in mente che io non vivo pi in questa casa, e che sono un ospite
esattamente come mia sorella.
Un'ora dopo io ed Emma salutiamo e usciamo.  una serata fredda e limpida, domani mattina
potrebbe esserci la brina sui parabrezza. L'autunno  arrivato sul serio. Mentre andiamo alla macchina,
Emma si stringe nel cardigan e trema con gesto teatrale.
Allora, Alex? Che sta succedendo? Che cosa intendi fare?
Non lo so. Lei ti ha detto qualcosa?
Non molto. Pensa che tu abbia bisogno di aiuto con la storia di George e tutto il resto.
Non sono sicuro di sapere cosa significhi.
Arriviamo all'auto, ed Emma si ferma un momento prima di salire.
Jody ti ama ancora, questo  evidente. E Dio solo sa perch, visto che sei un miserabile
bastardo.
Dan  a casa, quando arriviamo. Apro la porta e lo trovo ad aspettare nell'ingresso.
Emma, brutta stronza!
Dan, testa di cazzo!
Si abbracciano, e lei sembra sollevata di stare finalmente con qualcuno che si trova al di fuori
della depressione che incombe sulla nostra famiglia, una persona pi che felice di fare quel gioco da
salotto tanto popolare tra gli inglesi, Facciamo finta che non sia andato tutto a puttane.
Io dico che dobbiamo andare subito al pub! propone Dan. Ah, ecco l'altro popolarissimo
passatempo: evitare le situazioni complicate.
Vedo che non sei cambiato affatto, gli risponde Emma.
E cos finiamo all'Old Ship, dove c' la serata fish and chips, vale a dire ci sono sempre i soliti
quattro clienti, che per stanno mangiando tutti la stessa cosa.
Dov' Sid? chiedo, quando vado a ordinare da bere.
Non viene mai alla serata fish and chips, mi spiega la cameriera, Maureen, che ha la parola
love tatuata sulle nocche della mano sinistra, e che questa sera porta una T-shirt nera con un delfino
disegnato sul davanti. Fred prende sempre un uovo in salamoia, con il pesce, e pare che Sid non
sopporti l'odore. Non lo biasimo.
Annuisco tristemente, proprio mentre Fred  che  seduto sullo sgabello accanto a me  d un
morso al gigantesco mostro acre che sta sul suo piatto, appestando il locale intero con quell'odore
sulfureo che fa venire le lacrime agli occhi. Quando porto i drink al tavolo, Emma e Dan stanno
parlando e ridendo, mentre si prendono giocosamente a schiaffi. Ecco la serata: lei gli racconta le sue
avventure da giramondo, lui la delizia con aneddoti sui music festival e le serate nei club di Bristol. Io
me ne sto seduto in silenzio, e rido quando mi pare che sia il momento di farlo, incapace di
sintonizzarmi sulla loro frequenza. Dopo qualche pinta mi alzo per andare alla toilette, e al mio ritorno
Dan sta sottoponendo Emma a una specie di interrogatorio.
Ma perch salisti su quell'aereo? la implora.
S, vorrei saperlo anch'io, intervengo, cercando di usare la stessa nonchalance.
Oh Dio, la Domanda con la D maiuscola! esclama lei, che poi prende un sorso della sua
pinta, e si asciuga la bocca con il dorso della mano con fare drammatico. Avevo bisogno di spazio,
punto! L'atmosfera era cos claustrofobica, a casa, e i miei amici mi trattavano in modo strano come
se fossi una povera pazza. Alex se ne andava in giro con quest'aria depressa, e la mamma fingeva che
non fosse successo niente. E tu Dan cio, eri adorabile, ma un po' appiccicoso, e avevi un fan club di
ragazze che ti seguiva ovunque, quasi fossi stato la risposta di Bristol a Justin Timberlake. Non potevo
proprio prenderti sul serio. Oh, scusa!
Dan alza le spalle e ride, ma noto qualcosa un sussulto appena percettibile. Segue un lungo
silenzio, durante il quale butto gi quasi mezza pinta.
Ecco che cosa penso, dico a un certo punto, incoraggiato dai primi accenni di ubriachezza.
Prima che morisse George, tu eri la piccola di casa, ti viziavano tutti. Eri al centro della scena. Ma
dopo l'incidente ciascuno di noi dovette cambiare, e le dinamiche si alterarono. E tu ti sentisti perduta.
C' quella poesia di Philip Larkin sulle giovani mamme al parco: Qualcosa le sta spingendo al
margine delle loro vite'.  questo che provasti per tanti anni, fino a quando non decidesti di andare
via avevi la sensazione di essere stata messa da parte dal dolore, e da tutto il resto. Ti sentisti
maltrattata.
Sollevo il boccale e butto gi l'ultimo sorso.
Forse salisti su quell'aereo perch volevi un nuovo palcoscenico, su cui altri avrebbero
continuato a adorarti.
Emma si lascia andare a una risatina amara, e poi si alza.
Vaffanculo, mi dice. E poi la mia dolce sorellina, che per anni ho visto a malapena, esce dal
pub sbattendo la vecchia porta di legno.
Dan mi guarda, ma non riesco a leggere l'emozione dietro i suoi occhi.
Si chiude! annuncia Maureen dal bancone. E spero che anche voi ve ne andiate in fretta
come la signorina.
Fuori, il freddo mi fa passare un pochino la sbornia. Dan riceve un messaggio di Emma, con cui
lo informa che questa notte rester da un'amica.
Da dove ti  uscita? mi chiede.
Alzo le spalle, e percorriamo il resto del tragitto in silenzio. In realt sto pensando a Jody, al
modo in cui  stata abbandonata  come accadde a me  e al fatto che non abbia nessun posto in cui
fuggire. Quando la conobbi era una studentessa brillante, che intendeva prendere una specializzazione
per diventare curatrice delle mostre pi straordinarie ma i suoi piani andarono a monte. Un anno
dopo il nostro incontro facemmo una vacanza low-cost in Spagna, e una sera ci ubriacammo e non
prendemmo precauzioni Nove mesi dopo nacque Sam. Un bambino amato, che per non avevamo
cercato. Qualunque cosa io abbia dovuto sacrificare strada facendo, senz'altro  stata lei a rimetterci di
pi.
Merda, dico alla fine. Non sono stato un gran compagno, per Jody.
Jody? fa Dan. Ed Emma?
Oh, lei si riprender.
Tornati nel suo appartamento, mi lascio cadere sul divano e tiro fuori il cellulare. Per un istante
osservo incerto due nomi nella rubrica dei contatti e alla fine prendo una decisione. Mando un
messaggio a Jody, per dirle che alla fine sono riuscito a liberarmi per quel weekend di ottobre, se vuole
ancora andare via. Insisto affinch parta. Noi ce la caveremo, aggiungo. Sam e io.
E so che devo essere ubriaco, perch arrivo quasi a crederci.
L'indomani mattina mi sveglia Dan, che si prepara rumorosamente per andare al lavoro. Mi tiro
su a sedere sul materasso, e controllo il telefono. C' un messaggio di Jody: Grazie! Ci conto. Oh
merda, mi dico, l'ho fatto davvero. Poi sento il citofono. Dan va nell'ingresso e d un'occhiata al
piccolo schermo LCD.
Ciao, Emma, biascica, scherzoso.
Posso salire? La voce di lei  allegra, ma vi colgo una punta di timore.
Certo, bella.
Mi alzo e mi trascino nel soggiorno con un paio di pantaloni della tuta e una vecchia maglietta
dei Massive Attack di Dan.
Tua sorella sta salendo.
Lo so, ho sentito.
 il mio appartamento, quindi vedi di essere gentile, coglione.
Lo so.
Emma bussa. Dan va ad aprirle e la fa entrare. Quando si ferma sulla soglia del soggiorno, la
sua espressione mi riporta a quando eravamo adolescenti, e lei rientrava la mattina presto dopo un
appuntamento, o una festa, con uno sguardo di sfida mista a senso di colpa. Ha chiaramente fatto razzia
nel guardaroba della sua amica: indossa un enorme maglione viola di mohair, e una gonna di tessuto
denim stonewashed.
Cristo, dico, dove hai passato la notte, negli anni '80?
Dan mi lancia un'occhiata penetrante, e subito aggiungo: Senti, mi dispiace per quello che ti
ho detto. Per quello che ti ho detto ieri sera, intendo, non adesso, sui vestiti. Era fuori luogo.
Ok, fa lei, spazientita. Voglio fare le cose come si deve.
Anch'io. Per cos sei ridicola.
Ci sediamo tutti attorno al tavolino a mangiare cereali, e la fragile atmosfera di riconciliazione
si ferma a una conversazione stentata. Stiamo finendo di mangiare, quando un aereo passa sopra di noi
e gli occhi di Emma schizzano verso la finestra, e lo seguono fino a quando non scompare tra le nuvole
in lontananza. Quando si volta, si accorge che la sto guardando.
Senti gi il prurito sotto i piedi? le chiedo.
Mi lancia un'occhiataccia, e con il cucchiaio mi tira addosso un cornflake inzuppato.
Mi asciugo la faccia, e ricevo un altro messaggio da Jody. Abbiamo fissato una visita a una
scuola per bambini autistici.  a quarantacinque minuti da casa, il che significa che l'andata e il ritorno
saranno viaggi infernali, ma abbiamo ritenuto che ne valesse la pena.  stata una delle ultime cose su
cui siamo riusciti a trovare un accordo prima che fossi sbattuto fuori di casa. Poi Dan ed Emma se ne
vanno (lui al lavoro, lei a bighellonare per Bristol con qualche compagna di viaggio). E io resto di
nuovo solo.
Passo una serie di giornate miserabili, in cui dedico un po' di tempo ai siti di offerte d'impiego
e al mio curriculum, che aggiorno. Pare che non ci sia granch in citt per frustrati laureati in Filosofia
con esperienza (non richiesta) nella consulenza sui mutui. Allora mi stendo sul divano e sfoglio la mia
crescente raccolta di libri sull'autismo (la noia e la possibilit di fare acquisti online con un clic sono
una combinazione pericolosa).
Settembre diventa ottobre. Dan passa il suo tempo a giocare a un nuovo videogioco di cacciatori
di draghi e a disegnare il logo per un'etichetta discografica. Un giorno, mentre sto leggendo un capitolo
che parla delle crisi e di come comprenderne le cause scatenanti, suona il telefono.  l'insegnante di
Sam.
Non si preoccupi, mi dice, stranamente ignaro del fatto che quelle parole, pronunciate da un
insegnante che chiama all'improvviso durante la giornata, sono destinate inevitabilmente a provocare la
reazione opposta. Questa mattina abbiamo dovuto escludere Sam dalle attivit, perch ha picchiato un
altro bambino.  in biblioteca con un'assistente, ma  diventato un po' difficile da gestire. Potrebbe
venire a prenderlo?
Non  la prima volta. Jody ha ricevuto telefonate regolarmente, a volte perch Sam si nasconde
sotto un banco o nella casa di Wendy, e le sue urla e i suoi pianti spaventano gli altri bambini, ma pi
spesso perch litiga. Non sappiamo mai con certezza come comincino queste zuffe, perch Sam non
 in grado di dircelo, e l'insegnante  sempre vago, forse perch ci sono trentacinque alunni in ogni
classe. Di solito Jody trascina via Sam scusandosi, e accettiamo ubbidienti che la colpa sia sua. Ma
dopo aver assistito a quell'episodio all'uscita, quando quell'altro ragazzino  arrivato da dietro e gli ha
mollato uno scappellotto sulla nuca, d'un tratto non ne sono pi cos sicuro. In effetti, oggi ho una
sensazione del tutto diversa. Prendo le chiavi dell'auto ed esco dall'appartamento praticamente
correndo.
 tranquillo, fuori da scuola. Parcheggio a breve distanza dall'entrata. La solita mischia di
genitori deve ancora arrivare, e all'interno del trasandato edificio degli anni '70 vedo i bambini nelle
loro aule, ancora impegnati a scrivere e a disegnare. Mi fermo un momento, al cancello, e mi preparo a
quella scena familiare che si affaccia ancora una volta alla mia mente.
Lasciami in pace, Alex.
A volte riesco a cancellare alcuni elementi, ma non c' censura per la tragica conclusione.
Varco il cancello a grandi passi, risalgo il vialetto ed entro nella reception. La segretaria  dietro
un pannello di vetro, come un'impiegata di banca: una misura di sicurezza piuttosto assurda, per una
scuola primaria.
Salve, sono il padre di Sam Rowe, mi hanno chiamato per venire a prenderlo.
Oh s. Aspetti qui, lo accompagniamo subito da lei.
Mi accomodo su una seggiolina di plastica, e guardo il corridoio deserto, le pareti decorate da
sgargianti disegni fatti con le dita. Quando provo a pensare alla mia scuola, i ricordi sono vaghi e
fugaci, quasi li avessi presi in prestito da qualcun altro. Credo siano legati troppo intimamente a quello
che accadde in seguito E che siano sbiaditi come indumenti da pochi soldi.
Poi vedo Sam uscire da una porta con l'insegnante, il signor Strachan, un uomo curvo, magro e
un po' avvizzito, con un paio di occhiali dalla montatura rossa, che dimostra pi dei suoi cinquanta e
rotti anni. Pare sia qui dagli anni '80, almeno secondo Matt, il quale all'epoca aveva un fratello che
studiava qui. Allora, si sforzava di somigliare a un presentatore per bambini, trendy e scherzoso.
Adesso ha pi l'aria di un personaggio minore e ambiguo di una serie poliziesca.
Salve, signor Rowe, mi dice, con un tono vivace che suona forzato. Guardo Sam, che sta
fissando il pavimento, sconsolato e avvilito. Sam ha avuto una mattinata difficile.
Ciao Sam. Cos' successo? gli chiedo, pur sapendo che non avr risposta, e ovviamente lui
gira la testa dall'altra parte. Allora mi rivolgo all'insegnante, per avere una spiegazione.
Ecco, ha litigato con il bambino a cui siede accanto, e abbiamo dovuto farlo uscire dall'aula.
Di solito, in questi casi, lasciamo i bambini un po' di tempo in biblioteca, ma Sam non riusciva a
calmarsi, e siccome usiamo la stanza per fare lezione mentre la nuova ala viene ristrutturata, abbiamo
ritenuto fosse meglio che tornasse a casa.
E l'altro bambino? chiedo.
Mi scusi?
Il bambino con cui si  azzuffato.  in biblioteca?
No, non ci  sembrato necessario. Sam si era gi trovato in una situazione simile con un altro
gruppo di bambini, durante l'intervallo. Credo che abbia avuto una brutta giornata.
Ma chi  stato a cominciare? Questo lo sapete?
Non  sempre cinquanta e cinquanta?
Sto perdendo la pazienza:  quella primissima alterazione degli ingranaggi mentali che ci
conduce pacatamente da una interazione sociale imbarazzante a una potenziale minaccia. Da
giovani, il meccanismo combatti o scappa riguarda puramente la sicurezza personale; ma quando sei
genitore si estende anche ai tuoi figli. Che tu venga minacciato da un malvivente in un kebab, all'ora di
chiusura, o che tu debba discutere del comportamento di tuo figlio in un corridoio della scuola, il
risultato apparentemente  lo stesso.
Cinquanta e cinquanta? mi trovo a ripetere, sempre pi incredulo. Un gruppo di ragazzini
contro uno? Questo  cinquanta e cinquanta? Cristo, spero che lei non insegni matematica.
Signor Rowe
Credevo che fossimo d'accordo, che Sam avrebbe avuto un aiuto, in classe. Avete visto la
diagnosi, ha un disturbo dello spettro autistico. In particolare, non  in grado di affrontare certe
situazioni sociali come una gang di ragazzini al parco giochi.
Siamo al corrente della condizione di Sam, certo.
Eppure  appena ricorso a un clich su come i ragazzini litighino e si azzuffino, e sul fatto che
non conti chi ha cominciatopeccato che uno di loro sia un bambino che trova la scuola assolutamente
spaventosa.
Signor Rowe.
No, mi ascolti lei. Voglio un rapporto sul modo in cui la scuola si sta occupando di Sam.
Voglio parlare con il direttore, e non con lei. Voglio vedere il programma formativo offerto dalla
scuola, e voglio sapere se mio figlio  protetto, qui. Non voglio sentir descrivere quella che 
chiaramente una ripetizione sistematica di atti di bullismo come un normale incidente. Andiamo, Sam.
Lo prendo per mano, mi volto ed esco dall'edificio. Mentre andiamo alla macchina, come al
solito faccio un pallido tentativo di farmi raccontare la sua versione dei fatti.
Sam, cos' successo? Cos' successo, oggi?
Lui abbassa lo sguardo sulle scarpe, mentre cammina.
Sam?
Non lo so. Dov' la mamma?
Mamma  al lavoro. Cos' successo, Sam?
Non lo so! Non lo so! urla, e adesso scoppia a piangere.
Quando arriviamo alla macchina, provo ad abbracciarlo, ma lui mi respinge.
Sam, ho solo bisogno di capire
Ma lui si copre le orecchie con le mani, e poi comincia a sbattere la testa contro il finestrino,
piano, mentre continua a piangere.
Voglio aiutarti, Sam, gli ripeto. Quando apro la portiera, lui sale come un razzo e la richiude
subito sbattendola.
No, pap, mi urla da dentro. Niente aiuto!
Avendo esaurito le misere possibilit di conversazione, torniamo a casa in silenzio. Gli
permetto di guardare la TV, mentre preparo la cena, e quando arriva Jody le spiego l'accaduto.
Hai urlato con il signor Strachan?
Non gli ho esattamente
Cazzo, Alex. Sto cercando di fare in modo che la scuola presti pi attenzione a Sam, e tu
piombi l e in pratica accusi il suo insegnante di essere un incompetente?
Si  dimostrato davvero incompetente. Ho la nausea di quel posto. Mi fa vomitare. Prima lo
portiamo via, meglio .
Jody si siede al tavolo della cucina, senza dire niente, e si prende la testa tra le mani. Sono a
pochi centimetri da lei, ma ho la sensazione che impiegherei un secolo a raggiungerla.
Adesso va' via, dice. E d'un tratto ho un flashback di tutte le volte in cui abbiamo affrontato
cose simili, in passato: di quella volta in cui Sam spinse gi una bimba dal triciclo, al gruppo di
bambini della chiesa; di quando, a scuola, vuot un vasetto di pittura nella gabbia del criceto perch gli
era stato detto che non toccava a lui dare da mangiare a Minty e Monty e Jody aveva dovuto dare una
mano a ripulire le bestiole  che sembravano vittime della pi piccola chiazza di petrolio al mondo 
con il detersivo per piatti Fairy. Ci ridemmo su. Adesso non c' un fronte unito a cui attingere, per
avere un po' di quella comicit che in certi casi rappresenta una vera ancora di salvezza.
Appena prima di andarmene, le chiedo: Siamo sempre d'accordo per il weekend?
S, mi dice con un sospiro. Ho organizzato tutto, ormai.
Esco dalla porta anteriore, camminando all'indietro, e alzo gli occhi verso la stanza di Sam. Sta
guardando fuori dalla finestra. Sta guardando me. La apre.
Hai urlato con il signor Strachan, dice, prendendomi in giro. E, con un'inconfondibile aria di
sfida, alza i pollici. Mio malgrado, rispondo al gesto. Forse, lasciando passare un po' di tempo, grazie
al comune senso di colpa riusciremo a trovare il modo di parlare della situazione a scuola. Ma adesso
non si pu, perch devo andare. Gli spazi in cui possiamo comunicare si stanno facendo sempre pi
stretti: devo assicurarmi che non si chiudano per sempre.
I giorni scivolano via, anonimi e confusi, fino a quando, d'improvviso, arriva il weekend del
matrimonio: il weekend del giudizio.
Capitolo 13
 sabato. Sam star con me per quarantotto ore.  il weekend del giudizio. Esco
dall'appartamento di Dan alle otto del mattino, getto la borsa sul sedile posteriore dell'auto e mi avvio
verso casa. Strada facendo ripasso tutto quello che dovr tenere a mente: dovr essere paziente,
cogliere in anticipo i segnali di un capriccio, tirarmi indietro quando comincia a diventare irritabile,
preparargli il pranzo e la cena come vuole lui. Ho memorizzato tre tabelle di cose da fare, in base al suo
umore: allegro, indifferente o Dio ci aiuti,  arrivata l'Apocalisse. In quest'ultimo caso, il piano
prevede di lasciargli guardare la TV finch non si addormenta. Parcheggio e vado verso la porta, che 
gi aperta. Dopo la questione del signor Strachan, mi aspetto un'accoglienza gelida, e Jody non mi
delude. Quando, impacciato, infilo la testa nella stanza, lei  sul divano, e la sua espressione passa dalla
sorpresa  per il fatto che mi sia presentato sul serio  a uno sdegno fremente.
Oh, sei tu, dice. Sto preparando un elenco di cose da ricordare. Per fortuna non sono giorni
di scuola, cos posso tralasciare la voce Non minacciare i suoi insegnanti'.
Mi dispiace sul serio per quello che  successo.
Ha in mano una serie di fogli A4, su cui ha scritto accuratamente tutte le istruzioni, numerate.
Chiaramente si aspetta che non ce la faccia, anche se evito di dirglielo: non mi va di far scoppiare
un'altra eccitante battaglia, adesso che sta per partire. Entrando, noto una grossa valigia vicino alla
porta, e mi accorgo che ha riordinato il salotto. Sembra realmente uno spazio vivibile, anzich un
negozio di cianfrusaglie investito prima da un tornado, e poi da un missile. Sam  in ginocchio al
tavolino e, riluttante, sta scarabocchiando la tabellina del due su un foglio di carta millimetrata. Si
accorge a malapena del mio arrivo.
 arrabbiato perch deve fare i compiti, dice Jody, in parte a me, ma soprattutto a Sam,
mentre scrive le ultime parole del manuale in cui mi spiega come prendermi cura di mio figlio. Poi
potrai giocare con pap.
 spiccia ed eccessivamente zelante: in parte per via della discussione, ma  chiaro che  anche
ansiosa: non so se sia preoccupata all'idea di stare lontana da Sam, o al pensiero di lasciarlo con me. In
ogni caso, voglio soltanto che se ne vada, cos noi possiamo cominciare.
Ok, dice alla fine. Qui c' tutto quello che ti serve: orari dei pasti, regole, orari della nanna
rivisti, e tutto il resto. Chiamami, se hai bisogno.
Andr tutto bene, comunque grazie.
Sei sicuro di farcela?
Certo. Adesso vai. Divertiti.
In qualche modo, quest'ultimo scambio riesce a migliorare l'atmosfera:  uno di quei micro
mutamenti che le coppie insieme da tanto tempo riescono a cogliere, anche quando tra loro si sta
deteriorando tutto quanto.
 gente che non vedo da secoli, sar piuttosto imbarazzante, dice Jody, con una risatina
nervosa.
No, invece ti adoreranno.
Restiamo in silenzio per qualche secondo. L'imbarazzo crepita come un rumore statico ci
sono cos tante tensioni irrisolte.
Vieni qui, piccolo, dice a Sam, e si china per stringerlo in un abbraccio, che lui accetta
passivamente. Mi mancherai da morire! Fa' il bravo. Prenditi cura di pap.
Sta aspettando una risposta, ma non arriva. Sam ha la penna in bocca,  perso nei suoi pensieri
o, semplicemente, non sta processando quello che sta succedendo.
Di' ciao alla mamma.
Ciao, mamma, ripete senza sollevare lo sguardo.
Io alzo le spalle, in imbarazzo, lei guarda me e lui, i due uomini della sua vita, che, mi rendo
conto, la sconcertano allo stesso modo.
Coraggio, dico, cercando di mostrare interesse, invece dell'impazienza che diventa sempre
pi forte. Andr tutto bene.
Prendo la valigia e la porto fuori, e Jody mi segue lentamente. Non ci diciamo altro. Non ci
abbracciamo, e la mancanza di un contatto fisico, ora del tutto impossibile,  schiacciante. Sale in
macchina, mi lancia una rapida occhiata, poi avvia il motore e parte.  gi in fondo alla via, e io sono
solo con Sam. Per quarantott'ore.
Quando rientro in casa, la reazione di Sam  inevitabile.
Dov' la mamma?
 partita, gli rispondo semplicemente. Siamo soli, questo weekend.
Dovrebbe essere una ficata, ma da come lo dico sembra quasi che lo stia condannando a dieci
anni di prigione.
Voglio la mamma, piagnucola.
Avverto gi un principio di panico, perch ho la sensazione che la minima svista sarebbe
sufficiente a farmi perdere il controllo della situazione. So che devo dare un po' d'ordine a questa
giornata.
Ok, finiamo questi compiti, cos poi potremo fare qualcosa di divertente.
Voglio la mamma, ripete. Poi si alza e si lascia cadere sul divano.
Be', come dicevo La mia idea  di spiegargli tutto molto lentamente, cos che sia chiaro
per lui che mamma  lontana e non pu tornare. Ma capisco quasi subito che non funzioner.
NO, STA' ZITTO, DOV' LA MAMMA?
Lancia la matita, che rimbalza rumorosamente per tutta la stanza. Io la raccolgo e la sbatto sul
tavolino.
Sam, calmati,  andata via per il weekend.
Voglio la mamma, adesso! dice, e poi comincia a piangere, e io vedo l'intera giornata
allungarsi davanti a me cos E dimentico tutti i miei piani, completamente inutili.
Non possiamo farci niente, siamo bloccati qui, io e te.
 un modo volutamente crudele di esporgli la situazione, poich gli sto dando l'impressione che
sia un compito ingrato, per me. Ma  cos che funziona: finisci per farti risucchiare da un circolo
vizioso  per stanchezza, o per paura  e, senza rendertene conto, anzich prevenire una crisi le stai
stendendo il tappeto rosso, con tanto di picchetto d'onore.
Va' via, mi dice. Tu non vivi nemmeno in questa casa!
Salta su dal divano e mi viene addosso, flagellandomi di pugni. Metto avanti le braccia per
fermarlo, per tentare di afferrarlo per le mani, mentre penso disperatamente a un modo per gestire la
battaglia a cui ho dato inizio. Mettervi fine non  sulla lista degli esiti possibili, si tratta pi che altro di
limitare i danni.
Andiamo, dico, con tutta la calma di cui sono capace. Dai,  tutto ok. Magari potremmo
giocare a Minecraft
Minecraft! urla.
E, prima che abbia il tempo di pensare a quello che  successo, sta gi correndo su per le scale.
Va dritto nella sua stanza, e un attimo dopo sento la console che si accende. Ok, penso, avevo
intenzione di dirgli che avremmo potuto giocare pi tardi, dopo aver fatto i compiti, dopo essere stati al
parco. Faccio passare i fogli che mi ha lasciato Jody, e noto che non ci sono istruzioni che affermino
nello specifico: Non mettetevi a giocare a Minecraft due minuti dopo che me ne sono andata. Penso
di salire per dirgli che prima dobbiamo andare a fare una passeggiata, ma prevedo uno scenario
apocalittico. E, comunque, a casa non c' il rischio di essere assaliti da qualche cane randagio. Forse 
questo che mi serve per superare il weekend. E un attimo dopo sento i suoi passi, e lo vedo in cima alle
scale.
Dai pap! mi urla. E tutte le mie incertezze sono momentaneamente cancellate dalla sua
eccitazione, non solo per la partita, ma per il fatto che lui desideri condividere quest'esperienza con me.
Cos salgo faticosamente le scale ed entro cauto nella stanza di Sam. Alla parete ci sono dei
poster nuovi, di Minecraft: un'immagine del personaggio principale, Steve, che brandisce allegramente
un piccone, un'altra che mostra tutti i tipi di blocchi che puoi trovare nel gioco. Ci sono riviste, tutte
lette dall'inizio alla fine e con i margini a brandelli. Sono sparse sul letto su cui adesso  seduto Sam,
con la schiena ben diritta, lo sguardo inchiodato sullo schermo.
Allora, che cosa costruiamo? gli chiedo.
Un castello! Questo castello! esclama, mentre afferra il libro su Londra e mi indica la
fotografia della Torre di Londra.
Compare la schermata ormai familiare con il titolo e, anche se gli confido di averci gi giocato
un pochino, lui vuole spiegarmi tutto quanto. Vuole avere il controllo.
Puoi giocare in modalit Sopravvivenza o in modalit Creativa. Nella prima ci sono dei mostri,
e di notte devi essere al riparo se non vuoi che ti prendano. Fanno dei rumori spaventosi, e non mi
piacciono. Ma so una cosa. Se imposti su Pacifico, loro non vengono. Puoi semplicemente scavare e
trovare oro, diamanti e ferro. Poi puoi costruire delle cose, ed  tutto ok.
Non credo di avergli mai sentito pronunciare una frase pi lunga di questa. La butta fuori senza
nessun imbarazzo. Senza balbettare, senza interrompersi. Cerco di astenermi da qualunque reazione,
ma  un momento di rivelazione. Ed  proprio questa la cosa strana dell'autismo: sembra di stare su un
vagoncino delle montagne russe, con continui alti e bassi. Un attimo prima mi sta aggredendo nel
soggiorno, e quello dopo mi sta parlando con un'eloquenza che da lui non mi aspettavo. Raramente c'
una via di mezzo:  come Max di Parenthood.
Perch hai deciso di costruire la Torre di Londra? gli chiedo, mentre aspettiamo che si carichi
il gioco, determinato a mantenere viva la conversazione.
La mamma dice che ci vivono re e regine. Che prendono le persone cattive a cui tagliano la
testa.  vero?
S, ma succedeva tanto tempo fa. Adesso non hanno pi il permesso di decapitare la gente.
Anche se si tratta di farabutti come i ladri, o gli agenti immobiliari.
Posso andare a visitarla?
La Torre di Londra? Chiss, forse un giorno
 vicina?
A due ore di treno.
Posso prendere il treno?
I treni sono piuttosto chiassosi, Sam, e Londra  una citt molto grande e piena di rumori.
Ho le mie cuffie, adesso.
Cerca a tentoni sul pavimento, spostando modellini Lego e fumetti, finch non trova un paio di
grosse cuffie che servono a smorzare suoni e rumori, simili a quelle che indossano gli operai che
utilizzano un martello pneumatico, a parte il fatto che sono di un blu elettrico e coperte di adesivi di
robot. Jody deve avergliele comprato di recente, magari dopo un'altra crisi provocata dal rumore. Se le
mette.
La mamma dice che sembro un astronauta.
Ok, allora forse potresti andare a Londra in treno. Vedremo.
Mi porti tu?
Vedremo, Sam. Allora, come lo chiamiamo il nostro nuovo mondo?
Il Mondo di Sam e pap! Cos dovrai giocarci sempre con me.
E le sue parole mi fanno provare un enorme senso di colpa. Pap. Il pap che urlava con te e ti
diceva quanto sia pesante tutto questo.
 perfetto, gli dico.
Digitiamo il titolo e selezioniamo l'impostazione Pacifico. Qualche secondo e sullo schermo
appare un paesaggio nuovo. La prima immagine  quella di un pascolo verde sfalsato, che scende verso
un'ampia spiaggia. Sulla destra c' una catena di montagne increspate, in cui si aprono delle caverne
piuttosto ampie.  bello, a suo modo, anche se la grafica  elementare in confronto a Grand Theft Auto
di Dan. Un panorama maestoso, creato solo per farci divertire. Gli unici suoni sono le note sommesse
del pianoforte e il muggire gentile di una mandria di mucche rettangolari, che pascolano zoppicando l
vicino.
Sam mi passa un secondo controller e, quando entro in partita, lo schermo si divide in due, cos
che entrambi possiamo avere la nostra personale visione del mondo. Ci giriamo per guardarci in faccia.
Il personaggio di Sam  la versione standard di Steve, con la sua T-shirt blu, i jeans e il testone
quadrato, ma chiss per quale motivo il mio  uno Steve con completo bianco e aderente da tennis, con
fascia per il sudore. Un look energico, devo dire.
Perdiamo un po' di tempo per far salutare i nostri personaggi, poi cominciamo a correre in giro
e a saltare su e gi, godendoci la sensazione di condividere questo spazio cos strano. Io per non ho
ancora la padronanza dei comandi, e quasi subito riesco a saltar gi dall'orlo di un piccolo precipizio,
giocandomi un bel pezzo della mia barra della salute.
L'ho fatto di proposito, dico, mentre torno su arrampicandomi. Volevo solo vedere che cosa
c'era l sotto.
Cominciamo a costruire il castello! fa Sam, che sembra ignorare la mia caduta.
Dobbiamo trovare una zona piatta, annuncio, sentendomi in dovere di assumere il controllo.
Poco dopo scoviamo un'area pianeggiante circondata dagli alberi, e affacciata sull'oceano. Un
punto perfetto per costruirci un castello. Cominciamo ad abbattere gli alberi, e a radunare blocchi di
legna. Costruiamo un banco da lavoro e trasformiamo il legno in picconi. Sam fa la cronaca, mentre
lavoriamo: Ci serve della legna, adesso ci servono pietre. Sam e pap hanno dei picconi, andiamo
verso le montagne, pap  caduto in un'altra buca, Sam sta spaccando la pietra
Lo raggiungo davanti a una parete di roccia, dove sta estraendo dozzine di ciottoli. A un certo
punto noto una creatura bizzarra che si sta avvicinando a me. Somiglia a una pigna di scatole verdi a
scacchi, messe una sopra l'altra.
Ehi Sam, che problemi ha questo qui? chiedo a mio figlio, mentre quel coso continua ad
avanzare con un atteggiamento chiaramente minaccioso.
Pap!  un Creeper! Se lo lasci avvicinare troppo, lui
Si sente il rumore di una miccia che viene accesa, seguito da un'esplosione. E un attimo dopo
mi ritrovo da solo, al centro di un enorme cratere.
esplode, conclude Sam. I Creeper sono cattivissimi.
Raccogliamo tutti i blocchi sciolti, estratti fortuitamente dal nostro amico esplosivo, e torniamo
al lavoro. Mentre Sam si dedica alla superficie della montagna, prendendo sistematicamente i blocchi
fila dopo fila, io uso una tecnica pi casuale, sferrando picconate a qualunque cosa si trovi a portata di
mano.
Quando ne abbiamo abbastanza, cominciamo a costruire.
Cominciamo dall'atrio, che dev'essere grande, propongo. Sam annuisce.
 chiaro che Sam ha elaborato un suo sistema. Ogni parete misura venti blocchi per otto di
altezza  sento che li conta sottovoce.  svelto ed elegante nel costruire, lancia blocchi in mezzo al
paesaggio, ed eleva metodicamente i muri tutti identici tra loro. Io fatico a collocare ogni singola cosa,
e mi ritrovo ad armeggiare con gli attrezzi. I miei blocchi sporgono dal muro, oppure scivolano e
finiscono per cadere a terra, da una parte o dall'altra. Anzich fare a pezzi qualcosa, faccio penzolare il
piccone. Mentre Sam  un professionista, io sono come uno di quei cowboy che suonano alla tua porta
per proporti di rifare il viale carrabile.
Pap, sei lento, mi rimprovera Sam. E, quando termino una sezione, lo vedo contare i blocchi
e sistemare delle cose.
Una volta erette tutte le mura del grande atrio, entriamo. Io faccio la porta lo informo. Mentre
tu potresti Ma mi accorgo che Sam sta gi aggiungendo un tetto, per poi distruggere due blocchi su
ogni lato per le finestre. Sto per mettere la porta, quando un maiale salta dentro e per i cinque minuti
successivi devo inseguirlo per tutta la stanza, finch non tenta di saltar fuori da una delle finestre di
Sam rimanendovi incastrato. Scoppiamo a ridere, davanti a quella scena tanto buffa.
Ho catturato un maiale, dico. Stasera faremo una cena da re.
Pap, fai la porta, mi istruisce Sam, mentre sale sul tetto.
Quando il sole comincia a scendere sull'orizzonte, abbiamo completato il primo piano del
castello. Be', a dire la verit non abbiamo cooperato granch. Sam ha fatto quasi tutto il lavoro, mentre
io ho partecipato con la mia farsa. Ma  un inizio. Fuori, piccole stelle squadrate riempiono il cielo ora
nero, e le sagome degli alberi diventano forme sinistre, nell'oscurit. Non abbiamo ancora costruito i
letti, quindi non possiamo andare a dormire e, se dormissimo, il passaggio al giorno successivo sarebbe
accelerato. Cos ce ne stiamo sul tetto, e guardiamo le grandi nuvole nere che passano sopra di noi.
Quando si fa mattina, suggerisco di esplorare l'area, e magari di trovare una caverna o anche un
villaggio i cui bizzarri piccoli abitanti potrebbero barattare qualcosa con noi.
Lo so, fa lui. Dobbiamo trovare i Gioielli della Corona e metterli nella Torre!
E come ci riusciamo?
Possiamo cercare dell'oro, dei diamanti e degli smeraldi e poi chiuderli da qualche parte
come qui.
Prende il libro su Londra e mi mostra la foto dei Gioielli della Corona, nelle loro teche di vetro.
Sembra un'ambizione raggiungibile. Dobbiamo solo scavare un po' e avere fortuna, ma ho anche
sentito che a volte le pietre preziose sono nascoste nei villaggi e nei templi che punteggiano il
paesaggio. Sono le basi di Minecraft: cose che posso fare anch'io.
D'accordo, allora. Troviamo i Gioielli della Corona e riportiamoli alla Torre! dico.
E cos cominciamo a vagare per i boschi, verso le montagne, per ora felici di perlustrare i
dintorni. Ogni volta che troviamo una mela sul terreno, Sam urla: raccoglila, possiamo mangiarla per
la salute! Il che mi fa venire in mente che forse considererebbe anche la possibilit di mangiarle nella
vita reale, se le lasciassi sparse per la casa.
Poco dopo scopriamo un piccolo gregge di pecore, e Sam grida: Prendiamole! Ma ancora una
volta ci dimostriamo un po' maldestri, e quelle scompaiono tra gli alberi, con Sam che le insegue
brandendo una spada di legno. Pochi secondi dopo, per, ho fortuna: una pecora terrorizzata emerge dai
boschi, proprio di fronte a noi. Senza pensarci, invaso improvvisamente da una furia e da un'adrenalina
che non so spiegare, comincio a colpirla con un piccone. Sembra la scena della doccia di Psycho, se
solo Janet Leigh fosse stata una pecora formata da sei scatole bianche. La povera bestia cade
all'indietro e sparisce, lasciando soltanto un blocco di lana.
Ho massacrato una pecora per quella roba? chiedo.
Sam corre fuori dal bosco e la prende.
Ben fatto, pap! Possiamo usarla per i letti!
Il che mi rende moderatamente orgoglioso.
Continuiamo a giocare, e veniamo via via assorbiti dal mondo di Minecraft, che a un certo
punto sembra essere tutt'intorno a noi. Non so come accada, ma non si tratta pi di uno schermo; non ci
stiamo pi limitando a controllare personaggi virtuali in uno scenario computerizzato. Siamo proprio
noi quelli che sbirciano nelle caverne frastagliate, che attraversano le pianure erbose sotto il grosso sole
quadrato.  come se ci fossimo liberati di noi stessi.
Dopo due ore, so che dovremmo smettere e fare altro. Avverto Sam dieci minuti prima, e poi
gliene concedo altri cinque  una tecnica di preparazione che ho trovato su un libro che sto leggendo. I
cambiamenti improvvisi non fanno bene. Lui ha bisogno di tanti avvertimenti. Quando, finalmente,
salvo la partita e spengo la console, Sam si incupisce, e capisco che sta per scoppiare una crisi; ma
questa volta la prevengo dicendogli che andiamo al caff, e che strada facendo potremo parlare dei
nostri progetti. Con mio grande stupore, lui annuisce e va a cercare scarpe e giaccone. Scuoto la testa e,
tra me e me, dico: Grazie, Minecraft.
C' molta gente, quando arriviamo al locale. Ovunque volga lo sguardo ci sono coppie che
leggono i quotidiani, chine su giganteschi secchi di latte macchiato, con i classici soul del jukebox in
sottofondo. Per un attimo provo gelosia nei confronti della loro pigra libert. Il nostro posto  occupato
da una mamma con il figlio, cos andiamo a un tavolo vicino, con una poltrona di pelle malconcia e uno
sgabello, che prendo io.
A che cosa lavoreremo, dopo? chiedo a Sam, mentre ci accomodiamo.
A una grande miniera! Ci servono oro, diamanti, smeraldi e pietra rossa!
Arriva il barista con le nostre consumazioni, e mette il caff davanti a Sam e il latte schiumato
davanti a me.
Giusto, no? chiede a Sam, che ride.
Tiro fuori il libro di Minecraft e cominciamo a sfogliarlo, guardando le descrizioni dettagliate di
tutti i materiali disponibili: lingotti di ferro, pietra rossa, lapislazzuli, qualunque cosa siano. Di tanto in
tanto fingo di leggere un nome sbagliato, e lascio che Sam mi corregga, gongolando per il fatto che sta
imparando sempre pi cose su questo gioco. Ma intanto sento che sta succedendo qualcosa, nel locale.
Una cameriera ha appena portato un'ordinazione al tavolo a cui ci sediamo di solito, ma il ragazzino
sembra angosciato. Deve avere sei o sette anni, ha i capelli biondi e disordinati, il viso magro e pallido,
la maglietta delle Tartarughe Ninja coperta di macchie di pittura e altro.  tutto ok, dice sua madre.
 lo stesso tipo di biscotto, esattamente lo stesso. Ma lui sta facendo no con la testa, e sta
piagnucolando. Poi prende a battere con i pugni sul tavolo, e fa schizzare il caff su una pigna di
riviste. Le altre coppie cominciano ad alzare gli occhi dai loro giornali, bisbigliano tra loro.
Io do un'occhiata alla mamma. Deve avere poco meno di trent'anni, ed  molto magra: le riviste
per uomini userebbero aggettivi come snella o minuta, o altri ugualmente orrendi. I capelli castano
chiaro, con riflessi ramati e biondi, sono raccolti in una coda di cavallo fatta in quattro e quattr'otto, il
vestito di pizzo verde scuro e gli occhiali con la montatura spessa e nera creano uno stile studiato, anni
'50. Sul suo viso colgo stanchezza e determinazione:  un'espressione che riconosco immediatamente.
Probabilmente  familiare a tutti i genitori. Io, per, riconosco qualcosa anche nel comportamento del
figlio.  autistico, il suo disturbo  decisamente pi grave di quello di Sam, ma chiaramente ha la stessa
propensione a chiudersi a riccio per poi scoppiare quando qualcosa non va bene. Ci sono gi passato. In
effetti, mi trovavo su quello stesso divano, quando  successo.
Torno a guardare Sam per un secondo, ma in quel momento l'Incredibile Hulk vola sul nostro
tavolo sfiorandone la superficie, colpisce la mia tazza e il caff schizza sulla mia camicia. Sam guarda
me, poi guarda Hulk, sul pavimento. Mi chino a raccoglierlo, e mi tiro su. Ok, adesso improvviso
perch non sono sicuro di sapere cosa fare. Ma oh, certo, vado verso di loro. Nel caso di Sam, a volte
un intervento inaspettato ma amichevole pu essere d'aiuto. All'inizio ignoro la madre, e mi avvicino
lentamente al bambino.
Ehi,  il tuo Hulk, questo? Perch io di sicuro non ho ordinato un supereroe, oggi. Forse stava
dando la caccia a qualche cattivo?
Il ragazzino smette di picchiare sul tavolo e mi guarda.
Ho pensato di riportartelo, perch dovrebbe stare a guardia del vostro tavolo. Lo metto qui.
Hulk, tu devi sorvegliare tutta quest'area, non allontanarti pi.  proprio dispettoso. E poi dove sono i
suoi vestiti? Star morendo di freddo.
Il bambino mi sta ancora fissando, senza capire, ma se non altro credo di averlo distratto. Allora
mi rivolgo a sua madre.
Biscotto sbagliato?
Tipo giusto, fa lei, con un accento di Bristol che noto immediatamente. Ma non  quello che
aveva indicato. Grazie di averci riportato Hulk. Mi dispiace davvero per la sua camicia.
Oh, per questo straccio vecchio? Ne ho altre quattro uguali. Non mi piace nemmeno. Chi porta
pi i quadretti? Sembro una sedia da giardino di Cath Kidston.
Lei sorride.  un sorriso dolce, affettuoso, pieno e sconsiderato. Senza volerlo, ho dato inizio a
un'interazione sociale con una bella sconosciuta.
Mi chiamo Isobel, mi dice. E lui  Jamie.
Io sono Alex, e questo  Sam. Ha otto anni, e adora anche lui i supereroi.
I bambini si guardano, sospettosi.
Abitate da queste parti? chiedo.
In cima alla strada, ci siamo appena trasferiti in uno di quegli appartamentini sopra il
supermercato.  piccolo e bruttino, ma va bene per noi due. Per non credo che i vicini provino molta
simpatia per noi.
Ah, certo. Suona familiare. Jamie 腻
Autistico? Ah-hah. Lo so da quando aveva diciotto mesi, ma ci sono voluti quattro anni per
avere una diagnosi. Il tempo sufficiente perch suo padre si stufasse e scappasse con una delle mie
migliori amiche. Ecco, la storia della mia vita in cinque secondi. Vuole portare qui il resto del suo
caff? Naturalmente non  obbligato, se ha paura di Hulk.
Ma io vado a prenderlo e mi sposto, avvicinando la poltrona al divano, e spostando lo sgabello
per Sam, che lui accetta con una certa cautela. Fa per prendere Hulk, ma Jamie schizza dal divano e lo
afferra per primo. Non mi pare sia l'inizio di una bella amicizia. Per qualche motivo, racconto a Isobel
della mia situazione, di Jody e del nostro periodo di prova, che probabilmente si trasformer presto
in una separazione definitiva. Le dico della lotta per ottenere una diagnosi di autismo, e di come ci
siamo allontanati strada facendo.  liberatorio aprirmi con una persona che non conosco, e c' qualcosa
nei suoi modi che me lo rende facile. Scopro che la sua famiglia vive a Eastville, un tempo famosa in
quanto casa dei Bristol Rovers, finch non hanno buttato gi lo stadio per costruire un'Ikea (Almeno
hanno mantenuto la sua atmosfera di noia e disperazione, commenta). Lavora nello stesso negozio di
abbigliamento vintage, in Park Street, da quando aveva diciotto anni, e adesso ne  co-titolare. Io le
confido di essere senza lavoro, e che l'occupazione di prima era deprimente e inappagante. Intanto,
Sam legge a intermittenza il volume su Minecraft, mentre a intervalli regolari lancia occhiate gelose a
Hulk. Notando il suo interesse, Jamie fa camminare il supereroe su e gi per il tavolo, mentre ripete
sottovoce: Jamie e Hulk, Jamie e Hulk. Lui e Sam si guardano a malapena.
Poi, per Isobel arriva il momento di andare: sono a pranzo da sua madre. Ci alziamo e, un po' in
imbarazzo, ci salutiamo.
Magari ci rivediamo qui? fa lei.
S, lo spero. Saluta, Sam.
Lui borbotta qualcosa con la faccia seppellita nel libro. Jamie se n' gi andato, si sta facendo
largo tra i clienti in coda al bancone, e poi finisce dritto su un tavolino e fa volare via le pagine di un
giornale.
Diventer molto popolare, qui, commenta lei con un'alzata di spalle, e poi segue il figlio
fuori, apparentemente ignorando gli sguardi critici che l'accompagnano alla porta.
Sam e io ce ne andiamo al parco, e intanto parliamo dei nostri progetti per Minecraft. Ogni
volta che provo a cambiare argomento, la conversazione muore, e cos continuo a parlare di quello,
facendogli domande, lasciandolo parlare liberamente, e godendomi il suo flusso sconnesso di ricordi,
piani e osservazioni. Mi parla del Nether, la visione dell'inferno di Minecraft, che esiste sotto il
paesaggio normale. Quando arriviamo al parco, fingiamo che la struttura in metallo per arrampicarsi sia
una casa di Minecraft, e che lo scivolo sia un passaggio che conduce a una grotta. Poi andiamo a caccia
di pecore fra gli alberi, mentre la debole luce del pomeriggio lascia il posto alla sera. Lui entra ed esce
dai cespugli, perso nella sua immaginazione. La normale esitazione, la paura degli altri bambini e dei
cani sembrano momentaneamente scomparse.
Dopo cena, riesco a mettere Sam a letto alle diciannove e trenta, senza pianti e crisi da parte di
nessuno. Gli leggo una storia e gli do il bacio della buonanotte.  questo che prova un genitore
normale?  piuttosto strano. Ma quando sto uscendo dalla sua stanza, lui si tira su a sedere.
Quando torna la mamma? mi chiede.
Domani sera.
Mi manca la mamma, quando non c'.
Anche a me.
Adesso mi aspetto il peggio, ma Sam si tranquillizza di nuovo.
Dopo un pessimo inizio, la giornata  andata abbastanza bene. In effetti, anche meglio del
previsto:  stata divertente. Sul serio. Devo solo fare in modo che vada cos anche domani. Mi siedo
davanti al televisore e apro una lattina di birra, che mi ha lasciato Jody. I suoi appunti sono sul tavolo
della cucina, non letti.
Il buon umore  in parte rovinato, quando vado di sopra e scopro che Jody mi ha preparato il
letto nella stanza per gli ospiti. Avrei dovuto prevederlo, ma fa male comunque. Sono un ospite.
Ah, be' Almeno non dovr dormire su un materasso gonfiabile.
Capitolo 14
Domenica, Sam si alza alle sei e venticinque.  rimasto a letto pi del solito. Viene nella mia
stanza e sale sul letto, colpendomi al petto con il libro su Londra.
Una volta tenevano un orso polare, dice.
Con un gemito, mi giro a guardarlo.
Buongiorno, Sam.
Forse gli hanno tagliato la testa.
Mi dai cinque minuti per svegliarmi?
Pap, perch hanno tagliato la testa all'orso polare?
Non sono sicuro di sapere di che cosa stai parlando. Ho bisogno di cinque minuti, e poi
possiamo andare a fondo del mistero dell'orso polare. Ok, Sammy? Magari potresti andare a preparare
la colazione.
Ok.
E a svegliarmi, pochi secondi dopo,  l'inevitabile fracasso che arriva dalla cucina.
Pap, giunge una voce da sotto. Sono caduti un po' di Coco Pops.
Un'ora dopo, ho ripulito il lago di latte al cioccolato, e stiamo facendo i compiti di matematica
con l'entusiasmo che ho sempre avuto per questa materia. Poi passiamo allo spelling, e lui ha difficolt
con una lista di parole molto semplici. Devo lasciargliele studiare a lungo, prima che tenti di compitarle
a memoria. Poco tempo fa abbiamo scoperto, tramite un'assistente, che spesso gli vengono assegnati i
compiti dei bambini dell'anno prima. La scuola ci ripete sempre lo stesso mantra ormai familiare: Sta
facendo progressi. Ma io non riesco a non pensare alla figlia di Matt, Tabitha, alle prese con i libri di
Harry Potter. Di recente, qualcuno ha suggerito a Jody che potrebbe essere anche dislessico: pare che
spesso i due disturbi siano collegati. Un'altra diagnosi per cui dovremo lottare.
Quando Sam finalmente riesce a compitare le parole correttamente, dopo che gliele ho suggerite
dozzine di volte, e che lui ha ricominciato per dozzine di volte, sono esausto. Ma almeno possiamo
cancellare la voce dall'elenco delle cose da fare.
Adesso che cosa facciamo?
Minecraft? mi chiede, semplicemente. E, senza dire altro, saliamo le scale di corsa, fingendo
di spingerci via a vicenda.
Credo che dovremmo passare a un livello di difficolt superiore, propongo. In cui ci siano i
mostri. Possiamo accumulare punti esperienza, se ne uccidiamo un po'.
Ma ci prenderanno. Non mi piace.
 tutto ok, Sam.  solo un gioco.
Ooookay.
Stiamo ampliando il castello, adesso, aggiungiamo due piani e costruiamo delle scale di pietra
per congiungerli. Cominciamo a dividere le stanze, facendo i pavimenti con tavole di quercia, e
appendiamo torce per illuminare. Sam  meticoloso come sempre, si assicura che le camere siano
uniformi per dimensioni e forma, e corregge le mie numerose deviazioni dal piano che ha in mente.
All'esterno, cominciamo a lavorare a un muro serpeggiante, appiattiamo le colline e copriamo i
precipizi per farci strada; progettiamo le quattro torri angolari, e il castello comincia davvero a
somigliare a quello dell'illustrazione nel libro di Sam. Poi arriva la notte. Fuori dalle piccole finestre
che abbiamo creato, il cielo azzurro si tinge di rosso e arancio, e poi diventa nero.
Oh no, dice Sam con un misto di ansia e di eccitazione. Adesso arriveranno i mostri!
 tutto ok, non essere sciocco, gli dico, dandogli un colpetto sulla spalla.
Per un po' non si sente niente, a parte il muggito gentile del bestiame nei campi, fuori, e le note
tristi del pianoforte. Poi, d'un tratto, arrivano rumori da un punto vicino: uno strano lamento, un
brontolio seguito da urla gutturali. Sam si copre le orecchie e distoglie lo sguardo. Sulla porta compare
uno zombie, lo sguardo senza vita fisso, le braccia tozze allargate. Sam fa un salto e strilla.
Io esco, dico, divertito da quella che mi sembra una tensione giocosa.
Noooo! grida lui. Lo zombie ti prender.
Lo prendo in giro andando lentamente verso la porta, avvicinandomi sempre di pi.
Voglio farmelo amico!
No, non gli piacciono gli amici!
Vieni, zombie, accomodati. Prendi un po' di dolce.
No!
Sam getta il controller e fa per prendere il mio. Per un secondo ce lo contendiamo, finch non
mi accorgo che il ciclo notturno si  completato, e che sta sorgendo il sole, che proietta un bagliore
caldo all'interno del castello. Lo zombie  sorpreso dalla luce, all'esterno  si incendia.
Amico mio! esclamo, gemendo. Visto? Non  successo niente.  esploso lui!
Dopo pranzo  pranzo a base di triangolini al formaggio, biscotti Digestive e ciambelle 
canalizziamo gli zuccheri in una frenesia architettonica, completando le quattro torri altissime, e
modellando i muri cos che abbiano un aspetto circolare. Ancora una volta, ci dimentichiamo del fatto
che c' uno schermo a separarci da questo mondo; siamo l dentro, a estrarre pietre dalle miniere, a
costruire impalcature e ponteggi per raggiungere i punti pi alti, a osservare la valle dai bastioni, gi
fino al mare. Sam forgia una spada, e io gli dico di darle un nome, come i guerrieri de Il trono di spade.
La chiama Tagliateste.
Mentre lavoriamo, mi rendo conto di una cosa. Di solito, quando giochiamo insieme, in quei
momenti preziosi in cui  pronto a concentrarsi, viviamo una condizione di solitudine condivisa: io sto
a osservare, lo guido o mi preoccupo per lui. Oppure, quando usiamo le costruzioni o i Lego, faccio
qualcosa con cui gioca per qualche minuto, o che butta gi. Ma adesso, per qualche minuto lavoriamo
insieme: be', finch io faccio quello che lui si aspetta. Ma c' un'altra cosa positiva. In questo universo,
le cui regole non sono mai ambigue, e in cui la logica  chiara e infallibile,  Sam ad avere il controllo.
Io per sono impaziente di vedere altri posti del mondo, di cominciare la ricerca dei Gioielli
della Corona.
Coraggio, dico. Organizziamo una spedizione. Troviamo dell'oro, e dei diamanti.
Ma dovremmo selezionare Pacifico nelle impostazioni, fa lui. Ci servono un'armatura e delle
torce.
E dai, staremo attenti.
Lui alza le spalle e annuisce, forse perch percepisce la mia frustrazione, e teme che possa
stancarmi e andare di sotto. Realizziamo diversi picconi, e poi partiamo per le montagne, aprendoci un
varco tra gli alberi, e raccogliendo mele e funghi strada facendo. Ci arrampichiamo su per un ripido
pendio, saltando di blocco in blocco, superiamo maiali e mucche tenendoci precariamente in equilibrio
sulla parete di roccia scoscesa. Arrivati in cima, riusciamo a vedere il nostro mondo: una vasta distesa
di terra che si srotola verso la nebbia lontana, in un patchwork di colori vivaci, come un enorme
paesaggio dipinto da un espressionista.
Andiamo avanti, scendendo lungo un sentiero roccioso, e poi ci dirigiamo verso quello che
sembra l'imbocco di una caverna. Quando entriamo, vedo che si tratta di un'immensa grotta di pietra,
che conduce a una lunga crepa scura sul fondo come una profonda cicatrice nella terra.
Guarda! esclama Sam. Sta indicando la parete orientale dove, in mezzo alle rocce grigie, ci
sono dei puntini rosa: ferro. Ci serve, se vogliamo scavare per trovare i diamanti!
Mentre lo estraiamo con i nostri picconi, portiamo alla luce anche lunghi giacimenti di carbone,
che portano nel cuore della montagna. Scaviamo febbrilmente, e intanto confrontiamo le nostre
scoperte.
Io ho trovato dodici giacimenti di ferro!
Io venti di carbone!
Credo che potremmo scovare anche un tesoro, qui dentro.
Mi addentro nella caverna, mentre penso di fabbricare delle torce, ma poi ci accorgiamo che
all'esterno il cielo ha cambiato colore.
Si sta facendo notte, si sta facendo notte! grida Sam.
Abbiamo tempo, insisto.
Ma non  cos. Il sole tramonta pi rapidamente di quanto ricordassi. Dovremmo costruirci un
riparo e aspettare che faccia giorno, ma Sam esce dalla caverna come un fulmine e comincia a risalire il
fianco della collina.
Aspetta! lo chiamo.
Un attimo dopo stiamo correndo entrambi verso casa, zigzagando tra gli alberi mentre la luce si
fa sempre pi fioca. Ci guardiamo intorno, cercando di cogliere il minimo movimento tra le foglie. Ma
presto diventa difficile vedere qualunque cosa, mentre intorno a noi scende il buio. Sam corre avanti, e
viene inghiottito dal nero.
Non mi ricordo come si torna al castello! gli dico.
Sento uno strano click, un rumore mai sentito prima, che proviene dalle foglie. Mi dico che
deve trattarsi di un altro animale domestico, forse di un pollo, ma poi qualcosa mi colpisce alla schiena,
e capisco subito di essere stato ferito gravemente.
Oh no, gli scheletri! dice Sam. Hanno archi e frecce!
E poi, sulla destra, ne vedo uno.  nascosto dietro una betulla d'argento, e la faccia pallida e
demoniaca  l'orribile parodia di un teschio. Fa fuoco un'altra volta, e adesso mi prende alla gamba.
Sto svanendo in fretta. D'un tratto, scorgo un'altra figura, vicina. Penso sia un altro mostro, invece 
Sam che ha scelto il momento peggiore per uscire dalla foresta.
Corri! grido. L'urgenza nella mia voce mi sorprende.
Ma  troppo tardi. Altre due frecce fanno centro, e mi privano delle poche forze rimaste.
L'oscurit della foresta  tutt'intorno a me, non ho speranza di riuscire a fuggire. Cado a terra, il cibo, il
ferro e tutto ci che ho raccolto si sparpagliano intorno a me. Sam dura solo qualche secondo di pi, e
poi viene atterrato da un'altra freccia. Poi, il nulla.
Pochi istanti dopo siamo di nuovo svegli, ma al castello, rinvigoriti e a mani vuote. Sappiamo
che, in questo mondo, se riesci a tornare nel punto in cui sei morto, puoi recuperare tutte le cose che hai
lasciato cadere.
Da che parte eravamo andati? chiedo. Eh?
Ma nel buio  impossibile orientarsi, e inoltre poco dopo sentiamo il gemito basso di uno
zombie. Non andiamo da nessuna parte, questa sera. Dobbiamo rientrare, al sicuro. Il bottino della
nostra spedizione  andato perduto.
Sam nasconde il volto tra le mani.
Tutta la nostra roba, piagnucola. Il ferro. La spada che avevo forgiato. Ho perso Tagliateste.
Pap,  tutta colpa tua!
Non c' problema, possiamo trovarne altro.  solo ferro. Ma so che non serve a niente.
La mia roba, le mie cose! dice, da dietro le mani. Avevi detto che non avremmo corso
pericoli!
Provo a mettergli un braccio intorno alle spalle, ma lui si tira indietro, va fino all'estremit del
letto, immerso nella delusione e nella frustrazione. Io riporto l'attenzione sullo schermo, e salvo la
partita. Ma  troppo tardi, ormai. Troppo tardi, di nuovo.
Passiamo il resto del pomeriggio in silenzio, al piano di sotto. Gli preparo del pane tostato, e gli
lascio guardare i cartoni in TV, il che contribuisce a sollevargli il morale, come sempre. Tiro quasi un
sospiro di sollievo, quando sento Jody che arriva alla porta d'ingresso, la chiave che gratta nella
serratura.
Mamma! grida Sam.
Jody spalanca la porta un secondo dopo, e lo stringe in un abbraccio, sollevandolo da terra. La
vedo rilassata, e bella, i lunghi capelli avvolgono nostro figlio. Ma quando mi vede, un'espressione pi
cupa attraversa il suo viso, e dallo sguardo capisco che sa che l'ho notato.
Come sta il mio bambino? chiede.
Abbiamo giocato a Minecraft, risponde Sam. Abbiamo costruito un castello, ma poi gli
scheletri ci hanno ucciso, ed  stata tutta colpa di pap.
Alzo le spalle e, colpevole, accetto l'accusa.
Ho chiesto scusa, dico.
Che altro avete fatto? vuole sapere Jody.
Siamo andati al parco e abbiamo fatto finta di stare in Minecraft, le racconta lui. Mi sei
mancata.
La stringe, mentre lei si siede sul divano, non vuole lasciarla andare. Sembra volersi allontanare
da me.
Ha fatto il bravo pap? mi chiede.
S,  andato tutto bene.
Preferisco non dirle della piccola crisi. Ora che lei  qui il suo umore  migliorato, e non mi va
proprio di demoralizzarlo ancora.
E tu? Com' andato il matrimonio? le chiedo.
 stato stupendo, davvero. Si volta verso Sam, e tira fuori qualcosa dalla borsa. Ti ho
comprato un DVD nuovo, se ti va puoi andare a guardarlo di sopra.
Fico! esclama Sam, e un attimo dopo se n' andato.
Capisco subito che  una tattica. Sta succedendo qualcosa. Jody si alza e va alla finestra, con le
braccia incrociate. Una postura che assume quando vuole proteggersi.
Ok, dico alla fine.  successo qualcosa?
Alex, questi due mesi sono stati cos strani, cos difficili. Io S,  successo qualcosa.
Segue un silenzio terrificante. Provo un assurdo senso di sdoppiamento della personalit, come
se tutto questo non stesse accadendo realmente a me, o come se fosse accaduto secoli fa, e stessimo
tentando a fatica di ricordarlo. Sto cercando disperatamente un appoggio per i piedi, in una caverna
buia.
Cosa? riesco a chiederle. Cos' successo.
Al matrimonio c'era Richard, che era nel mio corso all'universit, e
Deglutisco rumorosamente, come un personaggio dei fumetti: la pantomima esagerata di una
reazione scioccata. Sei andata a letto con lui?
No! No. Eravamo allo stesso tavolo. Ci siamo trovati bene, tutto qui Abbiamo chiacchierato
senza problemi. E alla fine della serata ci siamo baciati. Poi siamo tornati ciascuno nella propria stanza.
Mi dispiace.  successo.
ȅ tu che cosa stai cercando di dirmi?
Non lo so. E ha le lacrime agli occhi, il che peggiora le cose: perch so che qualunque cosa
stia succedendo  seria. Significa qualcosa. Ha preso una decisione, o comunque sente di doverlo fare.
Alex, le cose sono difficili da tanto tempo, e io sono stanca di tutto. Credevo di avere soltanto
bisogno di una pausa, per un po'. Ma questa situazione be', non credo sia una pausa. Penso piuttosto
che possa essere una fine.
La sua voce  a malapena udibile; muore, quando abbassa la testa.
Baci un altro perch ti sei ubriacata, a un matrimonio, e tra noi finisce?
Non  soltanto questo. Ma allontanandomi da questa vita, e da te, per un momento ho visto
tutto con occhi diversi. Andiamo, lo sai anche tu quanto  stato difficile! Eravamo due ragazzini
quando ci siamo messi insieme, ci conoscevamo a malapena, e un attimo dopo ci siamo ritrovati
genitori.
Io ti conoscevo! ribatto, e quelle tre parole mi escono con una forza accusatoria non voluta.
Forse. Scusa, mi dispiace.
La guardo per qualche istante, e rivedo la ragazza che avevo conosciuto in quella fattoria, il viso
incorniciato dalla luce dorata del sole, le braccia conserte anche allora, mentre si appoggiava alla
vecchia recinzione, e si chiedeva perch fosse l e dove stesse andando. E se non ci fossimo messi
insieme? Come sarebbero state le nostre vite, separate? Lei dove sarebbe andata? Mi sento derubato, e
responsabile. Sono imbarazzato dal passato che ho costruito per noi. E che mi ha fatto vergognare.
Vado, annuncio, alla fine. Qualunque cosa tu stia cercando di dirmi, non sono pronto a
sentirla.
Torno indietro, verso la porta ancora aperta, e poi m'incammino malfermo nell'oscurit che
sembra accogliermi. L'aria fredda della notte investe il mio viso, dandogli un'espressione di gelida
accettazione.
Lasciami in pace, Alex. Lasciami in pace.
Capitolo 15
Ancora una volta, mi ritiro dal mondo. Me ne sto sdraiato nella stanza per gli ospiti di Dan,
senza pi volont, piatto e inutile come questo maledetto materasso gonfiabile. Dan ogni tanto infila la
testa per lasciarmi tazze di t, biscotti al cioccolato e tagliolini in scatola. Prova a fare due chiacchiere,
ma io mi giro e guardo il muro come un adolescente imbronciato e scontroso. Emma  sparita,  andata
a stare dalla sua amica Posie, i cui genitori possiedono un'enorme dimora vittoriana a Sneyd Park, il
sobborgo pi elegante e alla moda di Bristol. Jody mi manda un paio di sms, che per cancello senza
nemmeno leggerli. Non faccio altro che dormire e pensare, e poi mi sforzo di dormire ancora per non
dover pensare pi. Una sensazione di vuoto;  questo che provo, pi che tristezza. Mi sento come uno
spazio vuoto. Non riesco a sollevarmi da questo stato e, in realt, nemmeno ci provo.
Sono una saggio di Sartre deambulante.
Quando, alla fine, si fa viva Emma  il terzo giorno di questo esilio che mi sono autoimposto 
entra in casa (suppongo che Dan le abbia dato una chiave) e si lascia andare a un lungo sospiro,
vedendomi sdraiato sul divano in maglietta e pantaloni della tuta, impegnato a guardare Countdown. Mi
aspetto un insulto brillante o un invito ad andare al pub. Invece, va in cucina, riempie il bollitore e lo
accende.
Sono stata da un terapista per diversi mesi, in Australia, mi dice. Era piacevole. Parlavamo.
Tanto. Pi che altro di me,  ovvio, e come sai  il mio argomento preferito. Alla fine era diventato un
po' noioso, ma senz'altro mi  servito. Poi mi sono spostata in una comune sulla spiaggia, in Malesia.
Potresti provare. Con la terapia, intendo. La Malesia non ti piacerebbe.
Ciao anche a te, le rispondo.
Dico sul serio. Potrebbe aiutarti a risolvere delle cose. Riguardo a George.
Non lo so. Mi sembrerebbe un po' strano, dopo tutto questo tempo.
Non c' niente di strano per i terapisti,  il loro lavoro. Devi rilassarti, Alex. E, gi che ci sei,
apri una finestra questo posto puzza di uomini tristi.
Cos, mi costringe a sedermi al computer e a cercare dei terapisti con Google. Ne scegliamo uno
che soddisfa i miei criteri (non dev'essere troppo vicino, e non dev'essere un hippy), e lei mi passa il
telefono. Fisso un appuntamento con una dottoressa dalla voce gentile, a Bath, che si scusa perch non
potr ricevermi prima di due mesi. Almeno avr il tempo di preparami alla vita nuova e sfavillante di
chi va da uno strizzacervelli.
Il quinto giorno di esilio, vago nel soggiorno avvolto in un piumone, e mi lascio cadere sul
divano. Penso di spararmi una maratona di qualche orribile serie di fantascienza, ma poi vedo l'Xbox
360 sotto il televisore. La accendo e carico pigramente Minecraft. In realt non ho intenzione di fare
nulla, magari torner a una delle partite salvate, o far precipitare il mio personaggio in una miniera
aperta. Ma poi appare un messaggio sullo schermo, che mi dice che SamCraft04  online.  lo
username di Sam:  come se una scossa elettrica attraversasse la tristezza che mi ha avvolto come un
pannello isolante. Quasi subito mi viene in mente come me ne sono andato, domenica: il lungo silenzio
dopo la mia temeraria avventura in Minecraft. Sam mi vorr ancora a giocare con lui? Vado al menu
principale e controllo se qualche amico su Xbox ha aperto un mondo condiviso.
Ed eccola: l'unica opzione, che per  anche l'unica che voglio. Il Mondo di Sam e pap. Sam
sta giocando proprio in questo momento.
Ci clicco sopra e aspetto che il mondo si carichi, senza sapere che cosa aspettarmi, o se
funzioner. Lo schermo  statico. Non succeder niente, mi dico. E invece
D'un tratto sono l, nel paesaggio, nel mondo che ho costruito con Sam qualche giorno fa. Sono
circondato da betulle, il suolo del bosco  punteggiato di fiori gialli. Mi sento immediatamente pi
vivo, sveglio, come non mi succedeva da giorni.  come rivedere la luce del sole dopo una lunga
malattia. Ma non ho idea di dove sia il castello n di come trovare Sam.
Mi sto appunto chiedendo in che direzione andare, quando sullo schermo appare una scritta:
SamCraft04 ti ha mandato un messaggio. Sollevo il menu e lo leggo. Pap, metiti le cufie. Frugo
nelle scatole di plastica accanto al televisore di Dan, in mezzo a mucchi di fili e controller, fino a
trovare delle cuffie che vedrei bene su un pilota, complete di microfono. Le attacco al controller e le
indosso.
Ehi? faccio.
Silenzio. Poi qualche secondo di un ronzio riecheggiante, e di nuovo silenzio. Ma finalmente la
sento:  debole ma chiara, come in una telefonata intercontinentale.  una voce che riconosco; ho un
tuffo al cuore.
Pap!
Il pi dolce dei suoni, che squarcia giorni di silenzio vuoto e grigio. Mio figlio, che sta a
chilometri di distanza, d'un tratto  qui, sotto queste stesse nuvole a forma di scatola. E sembra felice di
avermi con s, nonostante tutto. Mi ha permesso di entrare nel suo mondo. Sono eccitato, mi sento
quasi stupido, non so nemmeno come comportarmi. Sam vuole ancora giocare con me. Ho un'altra
possibilit.
Sam! Dove sei?
Devi prendere una mappa. C' sopra il nostro castello. Io sto costruendo.
Cerco nell'inventario, e naturalmente trovo la mappa, che mostra un'approssimazione
fotopanoramica del nostro comune paesaggio. Il castello che abbiamo costruito nel weekend 
rappresentato come un grosso quadrato, nell'angolo nordorientale.
M'incammino, serpeggiando con cautela tra una serie di abissi profondissimi, finch la terra
non comincia a salire gradatamente verso l'orlo di una parete erbosa. Da quel punto di vista, riesco a
vedere il castello, che si innalza imponente dalla piana. Mi sento come un re esiliato che torna nella sua
capitale tranne per il fatto che non ci sono folle di sudditi leali, ma solo una mucca che sta
saltellando gi dai gradini della collina. E inoltre, l'edificio ha qualcosa di diverso. Due dei muri
esterni, che prima erano di ciottoli grigi e opachi, adesso sono rivestiti di blocchi gialli che sembrano
catturare la luce del sole. Mentre mi avvicino, vedo Sam in cima al terzo muro, che metodicamente sta
aggiungendo strati di pietra nuova, un mattone alla volta. Quando mi vede anche lui, scende
immediatamente. Io raggiungo la recinzione perimetrale, che abbiamo eretto per tentare di tenere fuori i
lupi, e attraverso di corsa il cancello mentre lui mi corre incontro. Non c' un tasto abbracci.
Dovrebbero metterlo.
Ciao, Sam! grido, perso in questo momento. Come stai? Che cosa stai facendo?!
Pap! Sto dando il colore alla Torre. Adesso  come nella foto. Sto usando arenaria!
Adesso riesco a vederlo. Il colore pi chiaro non  l'unico cambiamento. Ha aggiunto un piano,
e ha ritagliato delle finestre negli spazi corretti, come nell'edificio reale. Deve averci impiegato ore.
 meraviglioso. Posso aiutarti?
S!  il nostro castello!
Sam, mi dispiace per domenica. Scusa, abbiamo perso le nostre cose. Continuo a sbagliare.
Non importa. La mamma ha detto che le persone perdono delle cose quando vivono
un'avventura, succede. Sai, nella Torre di Londra c' un posto che si chiama Torre Insanguinata.
S! Quindi la mamma ti ha parlato, dopo che me ne sono andato?
S, io ero triste, ma lei ha detto che era tutto ok. Che le avventure sono pericolose e che per
questo si chiamano avventure, e non passeggiate.
Tipico di Jody:  sempre riuscita a spiegare il mondo a Sam, a convertire le sue esperienze in un
linguaggio che usa e che comprende. Questa  una cosa che io continuo a dimenticare: che sotto molti
aspetti Sam  un turista nel nostro mondo un viaggiatore confuso che non conosce abitudini e manie
locali. Lei  il suo traduttore. Mentre io resto in panne, sussulto e mi tiro indietro, Jody lo prende per
mano e lo guida. Io faccio schifo. Ed  ora di finirla.
Ok, finiamo questa Torre! gli dico.
Prendo il telefono e con Google cerco delle immagini dell'edificio.  evidente che dobbiamo
rimodellare e ridurre le quattro torri angolari, quindi comincio da l, e costruisco una serie di scale per
arrivare in cima a ogni muro, per abbassare le torri. Dopo giorni, finalmente ho uno scopo. Mi scrollo
di dosso il piumone e mi tiro su a sedere, pienamente concentrato. E ancora una volta provo questo
strano senso di totale assorbimento, e ho la sensazione di muovermi in quel mondo che sta al di l dello
schermo. Dopo tutto quello che  successo,  una sorta di fuga,  un po' come aprire l'armadio ed
entrare in una versione pixellata di Narnia solo, senza la forte allegoria religiosa, e senza il leone
parlante.
Mentre costruiamo e rimodelliamo, chiacchieriamo. All'inizio parliamo del compito che
abbiamo davanti, di come condividere materiali e strumenti, e facciamo progetti, mettendoci in guardia
a vicenda quando si avvicina il buio. Poi per, molto gradatamente, cominciamo a spaziare.
Pap, mi chiede Sam, tu costruisci case?
Quasi. Lavoravo per una specie di negozio che vende case alle persone. Ma non lo faccio pi.
Da grande io voglio fare case.
Vuoi diventare architetto? Si chiamano cos quelli che disegnano case.
S, voglio fare l'acchitetto. Costruir un castello come questo.
Buona fortuna con i permessi.
 una battuta, ma mentre pronuncio quelle parole sento un groppo in gola. Mi colpisce una
nuova consapevolezza. Questa brevissima conversazione  per quanto fugace e banale possa sembrare
  forse la pi profonda che abbiamo mai avuto. Sam sa che lavoro facevo. Per me  una rivelazione.
Avevo sempre pensato che non capisse, o che non gli interessasse nulla al di l della sua esperienza
personale. E inoltre non avevamo mai parlato del suo futuro, prima, delle sue speranze, delle sue
ambizioni.
Perch Sam ha delle ambizioni.
Continuiamo a costruire, togliamo mattoni, sistemiamo le torri. Sam mi mostra come costruire
una fornace in cui possiamo trasformare la sabbia in vetro, per fare delle vere finestre. Dopo, quando
abbiamo finito, ci spostiamo un pochino e ammiriamo il nostro lavoro.
Direi che siamo pronti, adesso, osservo.  ora di prendere spade e torce e di andare in cerca
di un tesoro. Dobbiamo trovare i Gioielli della Corona e restituirli al castello. Chi  con me?
Eh? fa Sam.
Vuoi aiutarmi ad affrontare questa epica ricerca di diamanti, oro e smeraldi?
S.
Siamo avventurieri coraggiosi, e niente ci pu fermare!
S! Niente! Sento una conversazione soffocata attraverso le cuffie. La mamma dice che devo
augurarti la buonanotte.
Ah, giusto. Niente ci pu fermare, a parte l'ora della nanna. Buonanotte, Sam.
Possiamo andare a Londra? Presto? Ci voglio andare davvero.
Credo di s. Organizzeremo tutto. Andremo a vedere la Torre e tanti altri edifici stupendi. C'
anche un altro posto, dove potrei portarti. Un posto importante per me e per tua zia Emma.
Epico, dice Sam.
Poi il microfono si spegne, il mondo si chiude. Resto seduto a lungo a fissare la schermata del
menu, e intanto rimugino. Ho la sensazione che il mio cervello si stia rimettendo in moto. Mi ritrovo a
pensare a quel film, Il discorso del re, che racconta come Giorgio VI riusc a superare la balbuzie
ascoltando musica mentre parlava. Forse Sam trova una distrazione simile in questo strano gioco fatto
di blocchi. Forse Minecraft  la sua musica.
Forse, finalmente ho modo di smettere di fare schifo.
Pi tardi, quella stessa sera, ricevo un messaggio di Jody, che questa volta leggo. Mi ricorda, in
tono professionale, che l'indomani abbiamo appuntamento per visitare la scuola per bambini autistici.
 molto difficile che Sam venga accettato, lo sappiamo tutti e due. Il suo disturbo si colloca in alto
sullo spettro, anche se a scuola  indietro e il suo vocabolario  incerto. L'anno scorso abbiamo
frequentato un gruppo locale sull'autismo e il consulente dell'Autorit per l'Istruzione ci ha detto che
ci sono molti bambini con necessit molto pi complesse, e quindi  improbabile che venga accettato.
Ma dobbiamo tentare. Una cosa che si impara presto, da genitori,  che salute e sistema educativo sono
un grande gioco estremamente complicato: se mai tuo figlio avesse bisogno di un aiuto speciale, devi
imparare le regole e sfruttarle. Combatti per tutto, per ogni test, per ogni consulto, per ogni specialista:
impari i termini corretti, cerchi tutti i moduli, le dichiarazioni e i processi che ti servono, e quello che
non riesci a ottenere gratuitamente tramite il sistema lo paghi, se te lo puoi permettere. Non c' niente
per chi sta fermo ad aspettare.
Dan rientra poco prima delle ventitr. Sta lavorando con un'altra agenzia creativa, sempre
giovane e alla moda; d una mano a organizzare una campagna marketing offline (cio fatta di
volantini) per un takeaway trendy  il Birdhouse  dove servono pollo biologico fritto. Una cosa che
immagino possa esistere solo a Bristol.
Non sei a letto, dice, mentre entra, con l'aria stranamente stanca.
S, ho giocato a Minecraft con Sam. Online.
Benvenuto nel ventunesimo secolo. Come ti senti?
Ok. Meglio. Non lo so. Credo che il mio matrimonio sia finito.
Ne abbiamo gi parlato. Jody ha solo bisogno di un po' di tempo.
Di un po' di tempo per uscire con Richard?
Dan non si sente a suo agio con l'argomento. Finge di riflettere un secondo sulla brace ormai
quasi spenta della mia relazione, prima di tirar fuori il suo MacBook Pro da una borsa a tracolla, e di
aprirlo sul tavolino da caff. Subito si apre Photoshop, e a dominare lo schermo c' il progetto
incompleto di un volantino sgargiante che recita: Birdhouse: per la tua anima un riferimento
musicale che sfuggir all'ottantacinque per cento della clientela a cui si rivolge. E c' di peggio: il
pasto in offerta promozionale  un hamburger di pollo fritto, con patate dolci fritte e una Coca-Cola
grande, si chiama Chick Beater.
Dan, sul serio lo chiameranno cos?
S, cos mi hanno detto.
Ok, devi dirgli di non farlo.
Perch?
Perch  un gioco di parole che rimanda agli abusi domestici, Cristo santo. Ma come diavolo
hanno potuto pensare che fosse una buona idea? Riesci a immaginare come suoner, su Twitter? Li
faranno a pezzi.
Oh, ok.
 chiaramente irritato dalla mia critica inaspettata.
Pensavo ti stessi rotolando nella tua depressione.
Infatti, ma poi mi sono messo a giocare a Minecraft, e adesso sono sveglio e creativamente
frustrato.
Be', non prendertela con me, bello.
Richiude il laptop con violenza e se ne va in camera sua, imbronciato. Io torno al gioco, e carico
un nuovo mondo. In pochi secondi sullo schermo appare lentamente un paesaggio sconosciuto: un
pascolo ondulato che molto pi in l termina in un bosco innevato.  un territorio vergine, ancora
intatto, incontaminato. Se solo fosse cos facile ripartire da zero anche nella vita reale.
Non ho ancora digerito del tutto questa riflessione, quando squilla il telefono.  Matt.
Ciao, Alex. Come stai?
Oh, dovresti saperlo. Sono a pezzi.
Mi dispiace, amico. Per ecco, forse so come tirarti su il morale. Due ragazzi non possono
venire alla partita, domani sera, Saints/Chelsea. Ti andrebbe di venire? Puoi portare anche Dan, se ti fa
piacere, ci sono due biglietti disponibili.
Aspetta, il mio matrimonio sta andando a rotoli e tu mi inviti a una partita di calcio?
Detta cos non suona bene.
All'inizio penso che l'ultima cosa che vorrei, in questo momento,  starmene seduto in uno
stadio con trentamila tifosi che si urlano addosso. Ma  un po' che non vedo Matt e potrebbe essere
piacevole incontrarlo nel suo ambiente naturale. Inoltre, servirebbe a distrarmi per un po'.
Ok, fantastico, gli rispondo. Ma non credo che Dan verr. Il calcio non fa per lui.
In quel momento lui entra in soggiorno e va verso la cucina.
Dan, vuoi venire al calcio, domani?
Cosa significa al calcio'?
Suppongo sia un no', riferisco a Matt.
No, aspetta, mi ferma Dan. Potrebbe darmi un po' d'ispirazione il fatto di trovarmi in un
luogo completamente diverso. Ma s, vengo.
E cos, quindici ore dopo siamo seduti a met della tribuna Itchen dello stadio del Southampton,
in mezzo a un mare di maglie a strisce bianche e rosse, mentre Matt e migliaia di altri tifosi intonano
orgogliosi When the Saints Go Marching In.  un pomeriggio freddo ma sereno, il sole color bronzo
dona un bagliore quasi trascendentale a una porzione del campo. Dan sta sfogliando il programma, e
intanto ne critica design e impaginazione, mentre io rimugino sulla distruzione del mio matrimonio, che
sar simboleggiata dall'inevitabile capitolazione del Southampton davanti al Chelsea. Finiti i cori, Matt
comincia a chiacchierare con altra gente, con cui si lascia andare a quelle analisi sportive convinte e
ultraserie che affliggono uffici e fabbriche di tutto il paese, e forse del mondo intero: X sta andando
alla grande, al momento,  il vero erede di A; Lo scontro tra Y e Z dovrebbe offrire un interessante
intreccio secondario, oggi; Non avrebbero mai dovuto licenziare Mourinho; Mourinho era un
segaiolo; Non si pu comprare il titolo, in Premier League.  come essere intrappolati nello studio
da cui va in onda una trasmissione sportiva, con cinquemila imitatori di Alan Shearer.
Il fischietto. La folla esulta, e poi per un quarto d'ora la palla viene calciata di qua e di l,
mentre le due squadre si mettono alla prova. Matt  chino in avanti, la mano sul mento, come il
Pensatore di Rodin ma con un berretto con ponpon a strisce. Dan trae un lungo sospiro, fruga nella
borsa e tira fuori il MacBook Pro. Pochi secondi dopo ha aperto Photoshop. Matt lo guarda,
scandalizzato.
Dan! gli urla, stridulo. Non puoi tirar fuori il tuo dannato laptop durante una partita!
Cosa? Perch no?
Perch siamo al St. Mary's, non in un cazzo di Starbucks! E poi, se dovessimo segnare, il tuo
computer finirebbe per volare.
Non sono un esperto di calcio, amico, ma ci sono davvero probabilit che succeda?
In quel momento, un difensore del Chelsea entra in campo dall'angolo, e il piccolo settore dei
sostenitori della squadra ospite impazzisce. Tutt'intorno a noi, tuttavia, regna un silenzio abietto. Dan
chiude silenziosamente il suo laptop, lo rimette nella borsa e poi mi guarda con aria sconsolata.
Alla fine del primo tempo ci trasciniamo ubbidienti al bar, in mezzo a una marea di uomini
semicalvi che scuotono la testa abbattuti e borbottano con aria di rimprovero. Dan e io beviamo le
nostre birre chiare annacquate in bicchieri di plastica, mentre Matt  in coda al burger bar e discute dei
punti deboli della difesa con un enorme skinhead. Vorrei davvero che ci fosse uno Starbucks, fa Dan.
Il secondo tempo  una dimostrazione agonizzante di un cauto calcio di logoramento, in cui le
due squadre si inoltrano a malapena nella met campo avversaria. Persino Matt sembra distratto, guarda
il cellulare e borbotta tra s e s. Negli ultimi dieci minuti, tuttavia, nella squadra di casa sembra
scattare qualcosa. Il pareggio, frutto di un calcio di punizione eseguito magistralmente, ottiene una
rauca risposta dalla folla. Matt balza in piedi, felice, e poi si risiede e si china verso Dan. Goal
improbabile, eh? lo pungola. Poi, al secondo minuto di recupero, un'azione d'attacco del Chelsea
s'interrompe al margine dell'area di rigore, la palla scappa via come impazzita, e tre giocatori del
Southampton le sono addosso, liberandosi del centrocampo. Un senso di anticipazione si diffonde
nell'intera tribuna. Matt non  n seduto n in piedi, sembra accovacciato sopra un gabinetto. Persino
Dan sta guardando. Con un passaggio uno-due superano un difensore, il bomber ha la strada
sgombra poi batto le palpebre, e non so come la palla  in fondo alla rete. La tribuna scatta in piedi,
Matt incluso, che mena pugni in aria con un gesto per nulla imbarazzato di violenta soddisfazione.
Oh, Dio,  la faccia da sesso di Matt! grida Dan.
Poi Matt ci abbraccia. Abbraccia noi, la gente che ci sta intorno, gli steward. E gli abbracci
continuano, quando arrivano i tre fischi. Guardo la folla, mi godo l'atmosfera di festa; i volti contorti in
un'espressione di piacere perch un uomo adulto  riuscito a calciare un pallone tra due pali di
alluminio. Poi, qualche fila pi gi, noto un uomo con il figlio, entrambi con la maglia della squadra; il
bambino deve avere pi o meno l'et di Sam. Hanno l'uno il braccio sulle spalle dell'altro, si danno il
cinque e chiacchierano eccitati. Qualunque cosa significhi questa partita  per la squadra, per la
classifica, per il ridicolo mondo del calcio in generale  per quei due costituir un ricordo prezioso, che
appartiene solo a loro. Andranno a casa e annoieranno il resto della famiglia con il racconto di questo
momento e, quando il bambino andr a letto, suo padre si sieder accanto a lui e rivivranno insieme
questa vittoria. In mezzo a questo carnevale, per quanto effimero, probabilmente ci sono altre situazioni
del genere sparse per la tribuna. E questo mi fa pensare a quanto non ho pi, e forse non ho mai avuto:
quella sensazione semplice, naturale dell'appartenersi, del poter condividere delle cose, senza
complicazioni. Tra me e Sam ci sono sempre state complicazioni, che per adesso si sono moltiplicate.
Andiamo, fa Dan, dandomi una pacca sulla spalla. Torniamo a Bristol; qui ci sono troppi
uomini, e comincio ad avere paura.
Capitolo 16
Quando mi fermo davanti a casa, luned mattina, Jody mi sta aspettando fuori con un cappotto
lungo di lana e una sciarpa; Sam  accanto a lei, con un berretto con il ponpon e la giacca a vento con il
cappuccio della scuola, l'aria abbattuta.  chiaro che siamo tutti arrabbiati, e che a nessuno piace
questa situazione.  una fredda mattina di ottobre, che l'atmosfera tra noi rende ancora pi gelida.
Non la voglio vedere la scuola, dice Sam, mentre si mette sul sedile posteriore e, altezzoso, si
allaccia la cintura. Non voglio. Non voglio.
Facciamola finita, dice Jody, che chiude la portiera sbattendola.
 la tua risposta a ogni cosa, adesso? borbotto. Lei scuote la testa.
L'istituto Avon per bambini con autismo  ai margini di un sobborgo frondoso, circondato da
un patchwork di piccoli campi. L'edificio  molto moderno, dal design quasi futuristico, con grandi
pannelli di vetro sull'ingresso principale. All'interno, la reception porta a un ampio corridoio bianco
che si allunga fino al retro dell'edificio. Questa volta Sam scende dall'auto da solo, forse affascinato
dall'aspetto della scuola, ma quando andiamo verso il bancone stringe la mano a Jody, e continua a
ripeterle questa frase: Stringi di pi, mamma, stringila pi forte. Un chiaro segnale che  in ansia.
Quando siamo in citt, con il chiasso del traffico, ho la mano dolorante dopo aver tenuto la sua per
tanto tempo: e sembra che per lui non si stringa mai abbastanza. La donna elegante alla reception, che
somiglia pi a una bancaria che all'impiegata di una scuola, ci vede arrivare.
Ah, il signore e la signora Rowe? E tu devi essere Sam Prego, sedetevi. Il vicedirettore sar
subito da voi.
Abbiamo a malapena il tempo di renderci conto del silenzio quasi totale attorno a noi, quando
un uomo alto, sulla cinquantina, con i capelli tendenti al grigio e un vestito blu molto elegante, esce da
un ufficio adiacente alla reception.
Sono Tristan Foster, il vicedirettore, si presenta, stringendo la mano a me e poi a Jody. Poi,
con nonchalance, si accovaccia davanti a Sam.
Ah, ciao Sam. Venite, diamo un'occhiata alla scuola.
Mentre lo seguiamo oltre una porta a due battenti, e lungo il corridoio principale, ci spiega che
la scuola  stata fondata grazie ai fondi del governo e di alcuni benefattori, e che l'ambiente  stato
studiato con cura: non ci sono spazi separati, strettoie, corridoi angusti. Le pareti sono volutamente
spoglie perch i disegni variopinti, che tendono ad affollare ogni superficie verticale in una scuola
tradizionale, possono rappresentare un'aggressione sensoriale per alcuni alunni. Le classi sono piccole,
insegnanti e assistenti sono tutti specialisti. L'atmosfera  calma e informale, l'esatto opposto di quella
che regna in questo momento tra me e Jody. Mi domando se il vicedirettore abbia notato la tensione.
Sam ci segue, sempre stringendo la mano di sua madre, o il cappotto. Io cerco di incoraggiarlo:
Guarda, Sam, stanno giocando con degli iPad; hanno un televisore enorme, ma lui si limita a fissare,
oppure distoglie lo sguardo.
Mentre camminiamo, Tristan spiega che i bambini hanno disturbi dello spettro autistico di
gravit diversa e che alcuni hanno bisogno di un'assistenza costante. In una classe vediamo un bambino
che sta leggendo seduto al banco, mentre agita continuamente le mani ai lati della testa, ed emette un
gemito sommesso. Sam indietreggia. Poi per passiamo davanti a una piccola sala audio video, in cui
un gruppo di adolescenti sta realizzando un podcast; quando Tristan domanda loro che cosa stanno
facendo, loro rispondono in modo gentile, divertente, apparentemente sicuro. Dopo, ci d dei consigli
su come presentare la domanda di ammissione e sugli arcani meccanismi delle autorit locali
responsabili dell'educazione. Cerchiamo di annotarci tutto mentalmente, ma le cose da ricordare sono
davvero molte. La visita si sta avviando al termine, quando Tristan si gira per chiarire un ultimo punto.
Qui lavoriamo per assicurarci che tutti gli studenti escano con le abilit necessarie per
condurre una vita indipendente.
Per qualche motivo, la realt di questa frase mi colpisce con la violenza di un pugno. Questa 
una cosa di cui in passato abbiamo parlato solo marginalmente: la questione di ci che far Sam,
quando sar pi grande. E adesso eccola qui, in tutta la sua dura realt. Un minimo di indipendenza  il
meglio a cui possa aspirare? In tutta onest, ci riesce difficile immaginare anche questo. Ho provato a
immaginarlo su un posto di lavoro, a seguire istruzioni, mentre si sforza di adattarsi, di comprendere le
complessit della vita adulta, delle relazioni tra adulti. Non posso, non ce la faccio. Quanto al fatto di
vivere da solo di badare a se stesso di conoscere qualcuna In questo momento mi sembra pura
fantasia.
Tristan ci saluta con una stretta di mano e, ancora una volta, si inginocchia davanti a Sam.
Penso che ti piacerebbe, qui.
Fuori, per, Sam  ancora silenzioso, distratto. Siamo un gruppetto abbandonato a se stesso sul
vialetto di cemento pulito, mentre la porta automatica si chiude alle nostre spalle.
Che ne dici? chiedo a Sam.
Qualche bambino mi ha fatto paura. Non mi  piaciuta.
Hanno i computer, e la scuola  bella e tranquilla, gli dice Jody.
Sam si guarda intorno, il viso contorto in un'espressione concentrata, come se stesse cercando
disperatamente un modo per comunicare qualcosa, qualche preoccupazione troppo complessa perch
possa esprimerla a parole.
Ma io voglio fare l'acchitetto, dice alla fine. E, lentamente, va verso l'auto.
Io guardo Jody.
Allora? le chiedo.
 una scuola meravigliosa.
S. Ma Sam si  accorto che  diversa. Lo sa, vero? Sa che, se viene qui,  diverso anche lui.
Siamo troppo chiusi nei nostri pensieri e nei nostri problemi perch tutto questo possa portarci a
qualcosa di utile. Cos, seguiamo nostro figlio alla macchina, tremanti e infreddoliti per il vento
autunnale.
Pi tardi, quella sera, Sam e io ci incontriamo per un'oretta in Minecraft. Abbiamo forgiato
spade di pietra e fabbricato torce, e abbiamo trovato abbastanza ferro per fabbricarci delle armature.
Adesso ci stiamo allontanando ulteriormente dal castello per raccogliere cibo, risalendo i pendii
rocciosi e dirigendoci verso le caverne. Troviamo filoni di carbone, che estraiamo avidamente. A volte
ci avventuriamo ancora pi all'interno, sperando di notare il bagliore giallo dell'oro in mezzo ai blocchi
grigi che si estendono all'infinito sotto le montagne. Ma c' sempre un punto in cui Sam si ferma e si
tira indietro; una profondit che non vuole superare.
Ci saranno ragni e scheletri. Non mi piace, dice.
C' anche quella grotta gigantesca, poco pi a est del castello, che sembra una bocca spalancata
in una parete torreggiante. Potrebbe contenere una miniera abbandonata  ogni mondo di Minecraft ne
 pieno  e questo significa tesori. Ma lui non ci si vuole nemmeno avvicinare. Dove ci sono le miniere,
ci sono anche i mostri.
 frustrante, ma non insisto. Nel mondo esterno, abbiamo sempre la sensazione di dover
guidare Sam verso la normalit. Qui, mi sono reso conto che non ha importanza. Non avverto la stessa
pressione.  libero di avere paura. Possiamo prenderci il tempo che ci serve.
Cos, invece andiamo a nord, verso una vasta zona desertica, un tappeto giallo che si estende
all'infinito. Non c'eravamo mai andati, perch il paesaggio sembrava piatto e uniforme, ma non si pu
mai sapere. Portiamo un sacco di pietre per costruire un rifugio, nel caso ne avessimo bisogno, e inoltre
abbiamo preparato il pane e cucinato costolette di maiale per avere energia. Abbiamo imparato a non
farci trovare impreparati.
Per molto tempo camminiamo soltanto, superando dozzine di piccoli cacti che sembrano scatole
verdi piene di punte, e affioramenti scoscesi di terra e roccia. Sto giusto per suggerire a Sam di tornare
indietro, perch evidentemente da questa parte non c' niente, quando notiamo una serie di sagome
rettangolari all'orizzonte. Non avevamo mai visto niente del genere. Non sembrano colline, n
sporgenze casuali. Sembrano costruite dall'uomo.
 un villaggio! esclama Sam.
Ho letto qualcosa, sui villaggi. Sono sparsi in tutti i paesaggi. Vi abitano dei personaggi bizzarri
che si aggirano incespicando nei dintorni, apparentemente senza uno scopo. Avvicinandoci scorgiamo
un capannello di edifici pittoreschi, costruiti come case Duplo, attorno ai quali si radunano gli strani
inquilini, tutti con la stessa testa squadrata e il naso lungo. Se ne vanno in giro con passo strascicato,
avvolti nei lunghi mantelli marroni, quasi appartenessero a qualche silenzioso ordine monastico. Sam
gira liberamente tra loro.
Ho letto nel mio libro che, se avessimo degli smeraldi, farebbero scambio con noi, dice. E
poi: Ma s. A volte il maniscalco ha dell'oro!
Svelti, perquisiamo ogni costruzione fino a trovare quella del fabbro ferraio, un edificio tozzo
con una tinozza piena di lava all'esterno. Vi entro come un fulmine, con Sam: in un angolo, c' una
cassa.
Aprila tu, dico a Sam, restando indietro.
Lui avanza e solleva il coperchio per sbirciare dentro.
Oh, niente oro. Mi sento ridicolmente deluso. Aspetta, lo vedo c' un diamante! Un
diamante, pap!
Prendilo! gli dico. Ma d'un tratto mi preoccupo, perch a tutti gli effetti lo sto spingendo a
rubare una pietra preziosa.
Normalmente non dovremmo prendere cose che non ci appartengono, dico, serio. Ma questa
 un'avventura, e pu capitare di dover piegare un pochino le regole. Solo un pochino, per.
Allora questa sella la lasciamo qui?
No, prendila. E anche i lingotti di ferro. Lascia la mela. No, aspetta: potremmo averne
bisogno. Raccogli tutto, lasceremo un biglietto per scusarci.
Ci prendiamo un po' di tempo per aprire altre casse, troviamo del pane, altro ferro, una corazza,
scopriamo una biblioteca piena di librerie e rubiamo tutti i libri. Poi entriamo in un edificio pi
grande, in cui c' un'unica stanza con diversi tavolini. Ci rendiamo conto che somiglia a un'aula.
Sam, siediti in fondo, io faccio il maestro, gli dico.
Lui va a mettersi accanto a un banco di legno.
 questo il mio posto, in aula, mi dice. Vicino alla finestra. Ma Ben non c'.
 il bambino che siede vicino a te?
S.
 tuo amico?
No.
Perch?
Di solito, a questo punto Sam si chiude, evita la domanda, cambia argomento o scappa via.
Invece, resta a lungo in silenzio.
Mi picchia sempre sotto il banco. Cerca di farmi piangere. Ma non vede nessuno.
L'hai detto al maestro?
No.
Perch no, Sam?
Nessuno mi sente mai. Io voglio andare via, ma non posso.
Silenzio.
Dunque  cos che stanno le cose, penso. Lo maltrattano in modo sottile, attento, un colpo
qua e l.  sempre stata cos la scuola, per lui? Il pensiero mi fa stare male. Jody e io ci siamo detti
spesso che ci piacerebbe mettere una telecamera nascosta, giusto per sapere che cosa prova come
affronta la scuola, se gli altri bambini sono gentili con lui, se lo considerano. Ma a volte mi viene da
pensare che siamo entrambi sollevati di non poterlo vedere.
Trascorriamo la notte in un'altra abitazione del villaggio e, quando fa giorno, rubiamo le carote
dall'orto prima di tornare al castello. Una volta l, scaviamo sotto il pavimento di quercia nell'ingresso,
per creare una camera segreta. Una stanza dei tesori. Costruiamo un unico forziere su un blocco di
vetro e Sam vi lascia cadere il diamante. Tornati su, nascondiamo l'entrata sotto un po' di terra e la
contrassegniamo con una tavola di betulla.
Il diamante  al sicuro, dice Sam. I mostri non lo troveranno.
E non lo trover neanche il fabbro. Comunque, direi che siamo stati molto coraggiosi a
spingerci fino al villaggio. E secondo me siamo pronti per andare in fondo alla caverna, con spade e
armatura.
S, ok, fa Sam. Credo di essere pronto.
Sei un ragazzino coraggioso, gli dico. La gente non lo sa, ma  cos.
Suona il campanello. Quando salto su per guardare il monitor del videocitofono, vedo Clare che
aspetta fuori dal portone, avvolta in un cappotto di montone, e impegnata a mordicchiarsi nervosamente
le unghie. In tanti anni che ci conosciamo, non credo di averla mai incontrata senza che Matt o Jody
fossero presenti. Mi chiedo se sia qui per via del mio matrimonio. O per parlarmi di Jody e Richard
C' forse qualche orribile e nuovo punto di vista che devo conoscere, riguardo a quanto  accaduto lo
scorso weekend?
Sam, credo di dover chiudere, adesso. Mi dispiace, dobbiamo rimandare la nostra ricerca a un
altro giorno.
Oh, dice. Cerco disperatamente di trovare un compromesso.
Ecco perch non costruisci una stalla per il castello? Adesso abbiamo una sella, quindi
magari potremmo catturare un cavallo, che ne dici?
Ok. La costruir accanto al muro.
Ottimo. Ben fatto. Ciao, Sam. Spengo la console, poi attraverso l'ingresso e premo il pulsante
del citofono.
Ciao Alex. Scusa il disturbo. Hai cinque minuti?
Certo. Ti apro.
Quando arriva di sopra, parliamo del pi e del meno per qualche minuto, piuttosto imbarazzati.
Le racconto della scuola che siamo andati a vedere, per Sam, del fatto che sto cercando un nuovo
lavoro. Lei mi parla delle gemelle. Ma c' un momento di stallo, quando le chiedo di Matt.
 questo il motivo per cui sono qui.
Quasi d'istinto, vado in cucina.  una reazione molto inglese: la faccenda sembra essere seria,
quindi, naturalmente, devo riempire il bollitore. Clare si siede sulla poltrona senza nemmeno togliersi il
cappotto, e giocherella con il telefono. Non mi sarei mai aspettato che fosse venuta a parlarmi di Matt.
Matt? Cio quell'uomo non fa altro che lavorare, dormire, guardare sport e giocare con i suoi figli
un po' come una versione intelligente di Homer Simpson. Cosa pu essere successo? A meno che lui
non sia malato Matt sta male? Senza chiederglielo, le verso una tazza di t e la porto di l con la mia.
Lei la prende con entrambe le mani.
Allora, che succede?
Hai parlato con Matt nelle ultime due settimane?
Non molto, per la verit, ci siamo solo messaggiati. Siamo andati insieme allo stadio.
Ti ha detto qualcosa? So che  tuo amico, ma ho davvero bisogno di sapere, Alex.
No. A proposito di che cosa? Che sta succedendo, Clare?
Mi guarda un secondo, come se volesse valutare la mia espressione, e poi abbassa di nuovo lo
sguardo sulla tazza. Io prendo un sorso dalla mia.
Credo che abbia una relazione.
Per poco non innaffio la stanza con il t bollente.
Che cosa? Matt? Oh, Clare, ma come ti viene in mente una cosa del genere?
Il mese scorso  stato a Londra, a una conferenza sui software.  stato via tre giorni, e ha
soggiornato in un albergo con alcuni colleghi. Ci va ogni anno, e fin qui nessun problema. Ma da
quando  tornato si comporta in modo strano. Ha l'aria circospetta,  taciturno, e con i bambini perde
subito la pazienza. L'altra sera stava guardando la partita in TV, e ha sclerato: ha lanciato il
telecomando dall'altra parte della stanza. E non giocava nemmeno il Southampton, era solo un incontro
di League Cup. Poi ha spento. Alex, tu lo conosci: lui non spegne mai, quando c' una partita.
Merda.
Gi! Mi domandavo soltanto se ti avesse detto qualcosa.
No. Assolutamente no, Clare. Gli ho mandato qualche messaggio per dirgli di Sam e di
Jody. Ma lui a me non ha detto niente.
Sto impazzendo. Ho provato a guardargli il cellulare, ma la cartella dei messaggi ricevuti 
praticamente vuota eppure io i beep' li ho sentiti. Credo che li cancelli.
Clare, non dovresti
Lo so, ma che altro dovrei fare? Non mi ero mai trovata in una situazione del genere, e dopo
quello che  successo a Jody e
Si blocca, essendosi resa conto di quello che sta dicendo. Arrossisce.
E a Richard?
S, scusa. Scusami, Alex.
Che cosa sai, al riguardo?
Solo che l'ha incontrato al matrimonio, che hanno bevuto qualcosa insieme e sai, una cosa
tira l'altra. Jody si sente in colpa, ma non  successo molto altro.
Per tu sei preoccupata. Perch, se pu succedere con tanta facilit
Scusa.
Beviamo il nostro t, in silenzio, persi nei drammi privati delle nostre relazioni. Fuori, sento il
ronzio distante del traffico, parecchio pi in basso, e da qualche parte, in un altro appartamento,
qualcuno sta ascoltando una canzone dei Fleetwood Mac. Mi chiedo cos'abbia fatto Matt, ammesso che
abbia fatto qualcosa. Ma, soprattutto, mi chiedo che cosa sappia Clare di Jody. Mi guarda un secondo, e
sembra leggere nella mia mente.
Senti, io non credo sia una cosa seria, mi dice alla fine. Jody non  pi lei da un bel po' di
tempo, ormai. Tutto quello che fa, lo fa per Sam, e tu non le sei stato accanto. Mi dispiace, ma  cos
che stanno le cose.
Lo so. Lo so.
Alex, detesto chiedertelo, ma parleresti con Matt?
Certo. Per Clare la mia situazione e la tua le nostre vite sono completamente diverse.
Non credo che Matt ti farebbe mai una cosa del genere. Lui ama tre cose: i bambini, te e il
Southampton; e non rinuncerebbe a nessuna delle tre. Ok?
Ok. Adesso sar meglio che vada. Devo andare a prendere Tabitha,  a lezione di breakdance.
Dobbiamo anche organizzarle quella dannata festa di compleanno in costume. Sam verr?
Mi viene in mente che Jody me l'ha accennato. Un sacco di bambini che corrono in giro vestiti
in modo strano, e che si urlano addosso. In pratica: benvenuti nella Citt delle Crisi. Numero abitanti:
1. Sam.
Vedremo.
Clare si alza e si guarda allo specchio, e poi l'accompagno lungo il corridoio.
Non preoccuparti per Matt, le dico. Scoprir perch si comporta cos.
Annuisce, ed entra nell'ascensore.
Alex, ascolta. Credo che Jody si vedr ancora con Richard, questa settimana, solo un drink.
Per chiarire le cose. Non so. Ma non preoccuparti, quello  un segaiolo. Tieni duro.
Lo sportello si chiude, e io mi ritrovo da solo a guardare il mio riflesso nell'acciaio lucido.
Devi agire, mi dico. Devi far succedere qualcosa.
Qualche secondo dopo si apre l'altro ascensore, da cui esce Emma, tutta trafelata, con uno zaino
enorme e due borse della spesa piene. Ci fissiamo come due idioti per qualche istante.
Sono tornata! annuncia. Di nuovo.
Chiss perch, mi viene in mente una cosa.
Porto Sam a Londra, le dico. Vieni con noi?
Capitolo 17
Sorprendentemente, Jody  d'accordo con la mia proposta di andare a Londra, e lo  anche Sam,
il che  uno shock. Due giorni dopo Emma e io andiamo a prenderlo a casa alle otto del mattino. Jody
viene ad aprire e mi passa uno zaino di Spider-Man.
Qui dentro c' tutto quello che gli serve. Sandwich, acqua, le sue cuffie, qualche penna e un
taccuino.
Ok. Lui com'?
Eccitato, ma in ansia.
Star bene.
Forse no.
Lo so. E, se dovessero esserci delle difficolt, le affronteremo.
Sam scende lentamente i gradini davanti a casa. Indossa i suoi pantaloni neri in stile militare e
un parka enorme con il cappuccio foderato di pelliccia.
Londra  lontana? chiede.
Ci vorranno due orette in treno ci divertiremo!
Posso giocare con il tuo iPad?
Sicuro. E poi sul treno c' una caffetteria, cos potremo prenderci qualcosa da bere.
Fico!
Jody mi guarda, e poi guarda la macchina. Emma la saluta dal posto del passeggero.
Com' nata quest'idea?
Lui mi ha chiesto se un giorno ci sarebbe potuto andare, le spiego. Quindi, si va. Coraggio,
Sam, in macchina.
Jody lo abbraccia e socchiude le labbra per dire qualcos'altro, ma poi si ferma. Io lo prendo per
mano e lo porto all'auto.
Sei pronto a vivere quest'avventura? gli dice Emma, quando si accomoda sul sedile
posteriore.
Credo di s, zietta Emma.
Ottimo, ma non chiamarmi zietta, non ho settant'anni.
Parcheggiamo a Temple Meads e affrontiamo il caos dell'area d'ingresso ai binari. Il rumore
dei treni, la gente, gli annunci gracchianti, tutto quanto riecheggia sotto l'altissimo e decorato soffitto
vittoriano. Tiro fuori le cuffie di Sam e lo aiuto a mettersele.
Tienimi la mano, mi dice. Stringi. Pi forte.
Il treno  gi qui e i passeggeri stanno salendo. Ci troviamo dei posti con un tavolino e Sam si
siede accanto al finestrino, attraverso il quale guarda gli edifici sudici della stazione. Emma tira fuori
una copia di Marie Claire dalla cartella di stoffa malandata.
Tutto ok? chiedo a Sam.
Andremo veloci?
S, abbastanza.
Ci sono le cinture di sicurezza?
No, non ci servono.
 sicuro?
S. Non devi preoccuparti.
Torna a guardare fuori dal finestrino.
Lo guardo. Guardo il mio bambino, con i suoi capelli biondi che si stanno facendo pi scuri, in
disordine e spettinati, gli occhi sgranati che passano rapidi da una vista sconosciuta all'altra, le mani
che armeggiano con le cuffie. Via via che salgono gli altri passeggeri, lui si volta e li studia, intrigato
dalla bizzarra formalit della situazione. Poi gli sportelli si chiudono con un beep e le ruote si
mettono in moto con un grugnito. Siamo partiti, usciamo serpeggiando dalla stazione sotto la debole
luce del sole.
All'inizio Sam si muove a malapena; la testa contro il finestrino, guarda passare la citt. Ma poi
l'effetto novit svanisce e lui diventa pi inquieto, disegna, gioca con il mio iPad e fissa tutte le altre
persone nella carrozza. Non riesce a stare fermo, fa un salto ogni volta che lo sportello si apre e si
richiude. Manca poco? chiede continuamente. Dove sta andando quella signora? Io ho preparato
un programma visivo di quello che faremo oggi, come uno di quelli che gli prepara Jody ogni giorno, a
parte il fatto che i miei disegni sono davvero tremendi. Trafalgar Square, il Parlamento, la Torre, e
infine i musei. Dobbiamo ripassarlo pi volte; Sam ripete la sequenza quasi volesse rassicurarsi. Si 
portato dietro il suo libro su Londra e studiamo insieme le illustrazioni mentre i campi infiniti scorrono
fuori dal finestrino. Per un po' si siede accanto a Emma, che sfoglia la rivista e intanto gli racconta
quello che vede.
Ma che cosa si  messa questa? Lui  in forma. Ho comprato un cappello come quello, in
Australia. Esce con lei, ma una volta erano sposati.
Sam sembra realmente interessato, anche quando lei comincia a interrogarlo sui nomi dei
personaggi famosi. Quando il treno si ferma a Reading, sale un gruppetto di uomini di mezza et;
indossano la maglia di una squadra di rugby e hanno delle lattine di birra; si prendono in giro in un
modo che non fa ridere per niente. Sam viene verso di me e mi prende per un braccio, e per il resto del
viaggio non si sposta pi.
Paddington Station si dimostra una caotica presentazione di Londra.  gremita e chiassosa, e il
tanfo di sporco e di motori dei treni  denso e inevitabile. Ondate di passeggeri si radunano attorno ai
display informativi e poi si rincorrono verso i cancelletti, spingendosi e facendosi largo in mezzo a
quelle masse che si contorcono. I turisti scendono rumorosamente dall'Heathrow Express, con valigie
sgargianti grandi quanto congelatori. I facchini si avventano sulle persone dall'aria sperduta e
sprovveduta. Prendo Sam per mano e seguo Emma in mezzo a quel vortice, e poi in strada. Sam tiene
strette le cuffie, mentre io lo guido  in pratica trascinandolo  verso un autobus.
Se i corvi lasciano la Torre, la Torre crolla, dice.
Saliamo di corsa i gradini dell'autobus, ci lanciamo sui sedili davanti miracolosamente liberi.
Faccio sedere Sam sulle mie ginocchia, cos che possa guardare fuori. Non riesce ad assimilare la
grandezza della citt, il suo rumore, il suo dinamismo maniacale, e se ne sta seduto in silenzio, la bocca
spalancata per lo shock e per la sorpresa. Le sue mani stringono il sedile, poi me, poi di nuovo le cuffie:
un circolo di conforto sensoriale. D'un tratto, ho paura di aver preso la decisione sbagliata; ho paura
che lui sia traumatizzato, e comincio a pensare che dovremmo tornare subito indietro. Do un'occhiata a
Emma, che siede di fronte a me, ma lei  sommersa nel suo cellulare, ignara di tutto. Avanziamo a
passo d'uomo lungo Edgware Road, con i suoi shisha lounge e i negozi di elettronica, e poi
imbocchiamo Oxford Street, i marciapiedi larghi trasformati in sciami mostruosi di persone impegnate
a fare shopping. Solo in Regent Street  dove una fila infinita di autobus passano con aria maestosa
davanti alle vetrine lussuose  riprendiamo a parlare.
Tutto ok, Sam?
Non mi risponde, cos gli batto su un auricolare e lui si gira.
Eh?
Gli sollevo le cuffie.
Tutto bene? Che cosa pensi di Londra?
Stanno accadendo troppe cose insieme! grida. Ho paura!
Si rannicchia accanto a me, le dita che giocherellano con le asole del mio cappotto.
 tutto ok,  come Bristol ma un po' pi grande.
E ci sono molte pi persone che fanno venire i brividi, fa Emma, mentre tamburella con le
dita sul display del telefono.
Scendiamo e, lentamente, ci dirigiamo verso Trafalgar Square, Sam che mi stringe la mano.
Sembra vicino alle lacrime, ma poi alza gli occhi e resta attonito nel vedere la Colonna di Nelson che
domina la piazza. Subito, vuole sedersi sul bordo della fontana e tirare fuori il libro su Londra per
confrontarla con la foto. Gli dico che una volta si poteva comprare del mangime per i piccioni, ma che
in seguito l'hanno proibito perch lasciavano troppi escrementi in giro. Suppongo sia il genere di fatto
storico che affascina un bambino di otto anni. Emma ci scatta una foto davanti alla fontana. Io fingo di
gettarlo dentro, e lui si mette a urlare. Camminiamo fino al Parlamento, e siccome ci teniamo per mano
tutti e tre diamo fastidio agli altri pedoni. Di nuovo, Sam vuole confrontare il sito reale con quello sul
libro e rimane deluso quando nota che le lancette del Big Ben hanno una posizione differente. Non
esiste che aspettiamo qui sette ore! strilla Emma. Poi ce ne andiamo abbastanza in fretta, perch la
folla brulicante  troppo chiassosa e aggressiva per lui.
 tutto veloce, dice. Troppo veloce.
Saltiamo su un altro autobus e seguiamo il Tamigi, osservando i traghetti che scendono lungo il
fiume. A ogni fermata, Sam guarda fuori e mi chiede perch la gente sale e scende, e dove sta andando.
Emma gli d il suo telefono e gli mostra dove stiamo andando con Google Maps.
La fermata successiva rappresenta il momento clou della gita. Scendiamo e camminiamo fino a
raggiungere le prime mura della Torre. Sam strilla e indica, quando la vede profilarsi alla luce del
pomeriggio, che va sbiadendo: l'edificio che abbiamo costruito in Minecraft.
La Torre di Londra! grida e, felice, afferra il braccio di Emma.
Entriamo? chiedo.
Subito annuisce, entusiasta, ma via via che ci avviciniamo all'entrata la folla attorno a noi si fa
pi fitta. Ci sono bambini che corrono in giro, strillando e azzuffandosi; alcuni turisti si fermano
davanti a noi per farsi delle foto con i cellulari. Sam viene spinto da una parte. E in un attimo il suo
umore cambia.
Non mi piace, dice sottovoce.
Emma lo prende per mano.
Va' avanti e guarda quanta coda c', dice a me.
L'ingresso  di fronte a noi, e gi proietta un'ombra lunghissima. Vado avanti con la folla, ma
mi volto per assicurarmi che loro due siano ancora insieme. Vedo subito Emma, che sta cercando di
farsi un selfie con un Beefeater, ma non vedo Sam. Mi fermo, preso da un panico improvviso. Scruto la
folla, ma Sam non c'. E torno di corsa da Emma facendomi largo tra i turisti, frenetico.
Sam! urlo. E quando riesco a raggiungere mia sorella, sono gi in crisi. Riesci a vederlo?
Doveva stare qui con te.
Non pu essere andato lontano.
Ci guardiamo intorno, cercando di scorgerlo in mezzo ai gruppi di visitatori che vanno via via
ammassandosi. Sto gi cercando di formulare un piano, quando noto un oggetto familiare gettato da
una parte, lungo il marciapiedi. Le cuffie di Sam. Corro a recuperarle, sconvolto, e ricomincio a urlare.
D'un tratto, la paura  molto, molto reale.
Sam!
Pensieri disperati attraversano la mia mente, come lampi. Sta andando verso la strada? Verso il
fiume?  meglio chiamare la polizia? L'ha preso qualcuno? Il tempo avanza trascinandosi, il rumore si
affievolisce in una fossa ghiacciata di paura:  una sensazione che conoscono tutti i genitori. Una
sensazione devastante, cos potente da darti la nausea: la paura terribile di perdere un figlio. Ricordo
vagamente un altro episodio simile, in un supermercato. Dieci minuti di agonia, in cui ero corso alla
cieca da una corsia all'altra. Ma era un supermercato vicino a casa. Questa  Londra. Non c' un banco
servizi per i clienti.
Ges, Emma, lo stavi tenendo per mano! grido.
Gliel'ho lasciata soltanto un secondo. Il tono vuole sfidarmi, ma sento la preoccupazione
insinuarsi nella sua voce.
Dio, sei talmente irresponsabile cazzo!
Poi sento un suono familiare.  vicino, e prima di oggi non ero mai stato cos felice di sentirlo.
 Sam che piange. Lo vedo accanto al muro, con una signora anziana. Lei gli sta facendo delle
domande mentre si guarda intorno, con aria preoccupata. Corro da loro, e lui finalmente mi vede. Si
libera della donna che sta cercando di aiutarlo e, tra i singhiozzi, mi viene incontro. Lo prendo, e me lo
stringo al petto.
Voglio andare via, voglio andare via! sta urlando. Ma io non so cosa rispondergli, sono sotto
shock, sto morendo di paura, e ho l'impressione che le gambe potrebbero cedermi da un momento
all'altro. Cerco la signora con lo sguardo, ma lei  gi sparita tra la folla. E un attimo dopo ci raggiunge
anche Emma.
E dai! mi dice. Che cosa devo fare, con te?
Mi circonda la vita con un braccio, ma io mi giro dall'altra parte.
Alex,  tutto ok, adesso lui  qui. Non succeder pi.
La guardo, ma non dico niente. Ho la gola secca e non so che cosa potrei urlarle, nella foga del
momento.
Andiamo, mi incoraggia. Mi  venuta un'idea.
Ci lasciamo guidare da lei, e ce ne andiamo. Superiamo la Torre e torniamo alla strada, e poi su
verso il Tower Bridge. Sono in preda a una sorta di torpore, Sam sta ancora singhiozzando e si 
rimesso le sue cuffie, quasi fossero una sorta di talismano.
Possiamo attraversare qui e fare un picnic sull'altro lato del fiume, propone Emma.  il
punto con la vista migliore.
Ok, le dico. Ok.
Andiamo l, compriamo caff e un paio di burrito da un venditore ambulante e poi ci troviamo
una panchina che d sul Tamigi. Sam  silenzioso ma, quando gli passo i suoi sandwich con formaggio
e sottaceti, e delle patatine alla cipolla dall'odore particolarmente forte, finalmente comincia a
rianimarsi.
 un'avventura, gli dico, sottovoce. A volte, quando si vive un'avventura, possono capitare
cose come questa.
Per questo non si chiama passeggiata, fa lui.
Poi restiamo in silenzio per un po' e guardiamo i piccioni che si radunano l vicino, per poi
allontanarsi veloci al passaggio dei passanti e delle persone che fanno jogging.
Abbiamo sbagliato a fare le finestre, commenta Sam, mentre osserva la Torre bianca al di l
del fiume. Mi ci vuole qualche secondo per capire che si sta riferendo alla nostra versione della Torre,
in Minecraft.
S,  difficile fare degli archi quando hai solo dei quadrati. Mi rivolgo a Emma. Stiamo
giocando a Minecraft insieme, online. Abbiamo costruito una copia della Torre, le spiego.
Siete due nerd fatti e finiti.
Mi piace Londra, anche se non mi piace perdermi, dice Sam.
 al terzo posto della mia classifica personale delle citt. Dopo New York e Tokyo.
Perch vivi in tutto il mondo? le chiede lui. Pap dice che  perch hai paura.
Sam! lo riprendo, fingendomi oltraggiato.
Al tuo pap piace fare lo psichiatra dilettante.
Il che cosa?
Lascia stare. Ascolta me, invece: la cosa divertente, quando vai all'estero,  poter essere chi
vuoi. Poter inventare una nuova te' ogni giorno.
Come in un videogame!
Una specie. E pi tempo stai via, pi diventa difficile tornare. Inoltre, sapevo che il tuo pap
era molto arrabbiato con me.
Sorride e mi d un colpetto con il gomito. Le sorrido anch'io, mio malgrado.
Sei arrabbiato con zietta Emma? mi chiede Sam, tra una boccata di patatine e l'altra.
Lo ero. Lo sono ancora. Un po'. Ma non tanto. Sono arrabbiato solo perch mi manca. E
perch se ne and e mi lasci qui da solo con la tua nonna che  matta da legare.
Matta da legare! ripete Sam.
Come sta la mamma? chiede Emma.
Non l'hai chiamata?
No. E tu?
No,  da un po' che non la sento. Non sa di me e Jody. Un'altra tragedia per cui dovrebbe
dimostrare la sua saggezza e il suo stoicismo.
Non restare ancorato al passato, bello, fa Emma, con il peggior accento del West Country che
abbia mai sentito. Il futuro  quello che puoi cambiare.
Grazie, mamma, le dico.
Comunque, su questo ha ragione. Non  ancora finito niente, Alex. Tu ti preoccupi troppo per
le cose, e ti comporti come se avessi sessantatr anni, e non trentatr. Ma non sei cos male. Sai essere
simpatico, quando ti sforzi.
Grazie, posso assumerti come mia nuova life coach?
Ce l'hai un marito, zietta Emma?
No, gli risponde, mentre finisce il suo burrito e accartoccia l'involto di stagnola. Gli uomini
sono gentaglia. Presenti esclusi.
Sul serio, che intendi fare? Questo sono io. Continuare a girare il mondo da sola, come una
pallina del flipper?
Cristo, lo fai sembrare cos deprimente. Forse. Non lo so. Una parte di me ama il caos di
quell'esistenza. Serve a ricordarmi che sono viva.
Il Vietnam sembrava stupendo, nelle tue foto. Forse dovrei cominciare a viaggiare io.
Tu? fa lei, ridendo. Alex, in pratica te la sei appena fatta sotto perch hai perso di vista tuo
figlio per un paio di secondi. La giungla ti mangerebbe vivo.
Per un po' restiamo seduti a guardare passare le barche. Il vento fa rotolare rifiuti e foglie morte
lungo il marciapiedi.
Zietta Emma, fa Sam, dov' zio George?
Vieni, gli dico io. C' un altro posto che ho bisogno di vedere. Una volta l, potr dirti di
pi di George.
Ecco un segreto.  un segreto di Pulcinella, perch chiunque abbia sofferto sa che  vero. Ma
voglio dirvelo lo stesso. Il dolore non se ne va mai. Il tempo non guarisce. Non completamente. Dopo
un po'  dopo mesi, forse anni  la sofferenza si ritira negli angoli pi bui della mente, dove per resta
annidata a tempo indeterminato. Filtra in tutto ci che fai, o che senti; e torna alla ribalta quando meno
te lo aspetti. Ti d il tormento mentre dormi. Sogno ancora George, a vent'anni dalla sua morte. Ogni
tanto, siamo ancora bambini, e non  successo niente. Giochiamo in sella alle nostre biciclette, oppure
esploriamo un museo; questi sono i sogni pi belli. Altre volte, per, gli eventi diventano confusi, e
sogno George che si presenta nella mia vita attuale, ancora bambino. In questi sogni, mi ricordo
dell'incidente, ma in qualche modo ha senso che lui sia di nuovo qui. Stai bene, gli dico, sei sano e
salvo. Lo abbraccio e piango. Singhiozzi disperati, senza fine. Spesso mi sveglio convinto che sia
tutto reale, e nel buio crudele mi ci vuole molto tempo per capire che non  cos. Il tempo non guarisce
le ferite, le cauterizza.
Emma e io non abbiamo mai discusso di queste cose. Da adolescenti eravamo troppo presi da
noi stessi, impegnati a dar forma alle nostre identit all'ombra della morte di George. E poi lei se ne
and. Nelle tre o quattro occasioni in cui torn a casa, ci comportammo come due lontani parenti,
chiacchierando educatamente e facendo battute banali, tenendoci sulla superficie delle nostre vite. Se
fossimo protagonisti di un reality, confesserei alla telecamera che non abbiamo affrontato i nostri
problemi, o il nostro passato. Non sono nemmeno sicuro che lo faremo, perch: a) ormai  un po'
tardi; b) siamo inglesi. Inoltre, la mamma ci ha insegnato che dovremmo concentrarci sul futuro, perch
 una cosa che possiamo cambiare. Comunque, voglio portare Emma in un preciso caff di Londra, per
poter rivivere con lei quel momento. La nostra ultima giornata perfetta, in cui eravamo ancora tutti e
quattro insieme.
Prendiamo la metropolitana fino a South Kensington. Sam insiste perch ci teniamo ancora tutti
e tre per mano, e questo complica un po' le cose sulle scale mobili. Quando usciamo in strada, la luce
sta cominciando ad affievolirsi. Dobbiamo fare una passeggiata di cinque minuti, tra palazzi lussuosi
ornati di stucchi e case a schiera di mattoni rossi riccamente decorate. Poi, quando svoltiamo in una
stradina laterale, d'un tratto Emma e io rallentiamo. Percorremmo questo stesso tragitto tanti anni fa, in
una calda giornata di primavera. Avevamo i nostri souvenir dei musei, George e io correvamo avanti. A
met della via, tra due lampioni vittoriani, ecco il Palace Caf.
 proprio come allora; la tenda di un rosso vivace, un po' pi logora, ma ancora l. All'interno il
pavimento a scacchi bianchi e neri, il lungo bancone di legno, una libreria piena zeppa di tascabili di
seconda mano, le pareti coperte da poster incorniciati delle mostre classiche ospitate dal Victoria and
Albert Museum. Il menu sulla parete in fondo alla sala era una di quelle insegne con i caratteri di
plastica rimovibili. Adesso per c' una grande lavagna, e i nomi di caff e sandwich sono scritti a
mano. Niente tavoli e sedie, fuori: oggi fa troppo freddo. Sam ci guarda, interrogativo, mentre noi
fissiamo il locale, immobili.
Entriamo a bere qualcosa? Posso giocare con l'iPad? chiede, confuso dall'atmosfera
improvvisamente diversa.
Sam, gli dico. Tra un minuto entriamo. Ma questo posto  molto importante per me. Io e tua
zia venimmo qui tanto tempo fa, con tua nonna, e con nostro fratello George. Era un po' pi grande di
me, era molto intelligente e divertente. Ma il giorno dopo, ebbe un incidente e mor. Io fui molto triste,
per tanto, tanto tempo. Ma ho una foto di noi due fuori da questo caff e
Possiamo entrare e prendere un latte schiumato?
S, tra un secondo.  solo che volevo spiegarti questa cosa, perch fa parte della storia della
nostra famiglia. Capisci? Quello che accadde il giorno dopo, quando nostro fratello mor ecco per
noi fu dura. Lo  ancora oggi. Forse  per questo che ogni tanto divento ansioso, e mi preoccupo per le
cose.
Io prendo un tavolo vicino alla vetrina, fa Sam, e poi corre avanti, apre la porta e scompare
dentro. Guardo Emma, e alzo le spalle. Lei appoggia la testa sulla mia spalla.
 un po' piccolo per capire.
Lo so.  bravo a riconoscere le marche di bastoncini di pesce con un solo gusto, ricorda i
dettagli delle linee aeree,  un drago con il parental control del nostro set-top box, e riesce a impedire a
tutti gli altri di guardare la TV. Ma non comprende questo genere di cose. Pensavo che, se l'avesse
visto, dentro di lui sarebbe scattato qualcosa. Ma a dire il vero non so se capir mai.
Be', sono felice di essere venuta.  strano essere qui, ma sono felice. Da allora non abbiamo
fatto altro che scappare, no? Solo, in direzioni diverse. Fanculo, facciamoci una cioccolata calda. Qua
fuori si gela, cazzo.
Una volta dentro, mi chiedo se Sam mi far altre domande su George, ma lui se ne sta seduto
tranquillo, guarda la sala e sorseggia il suo latte schiumato, quasi si fosse gi scordato di tutto. Emma e
io cerchiamo di ricordare degli elementi di quel giorno: cosa indossavamo, di cosa parlammo, cosa
facemmo; le dico che in settimana chiamer la mamma, e che non le parlo da un mese.
Non dirle che sono a casa, ti prego.
Perch?
 solo che ho bisogno di prepararmi. Te lo chiedo per favore.
E per un attimo, guardandola negli occhi, rivedo la Emma di vent'anni fa, goffa e timida. D'un
tratto, la giramondo sicura di s e spensierata  scomparsa. E adesso che siamo qui, seduti in questo
caff, la verit appare pi chiara che mai: avevamo bisogno entrambi di reinventarci, quando George
mor. Il mio istinto fu quello di prendere il controllo di tutto, di instillare ordine; il suo fu quello di
scappare, di diventare un'altra persona. Ma non esiste un piano di fuga infallibile: c' sempre un prezzo
da pagare. Quando usciamo, noto che la luce di un lampione tremola, incerta e debole nella sera che
ormai  scesa intorno a noi.
In treno, Sam dorme per quasi tutto il viaggio, accasciato contro la mia spalla. Emma e io
parliamo poco, ciascuno chiuso nei propri ricordi. Fissiamo il nero al di l del finestrino, senza uno
scopo. E io penso a Sam, e a come sar la sua vita, quando crescer. Mi domando se arriver a
conoscere davvero qualcuno, una ragazza. Gli autistici si innamorano? Non so nemmeno questo. No,
non lo so.
Gli metto un braccio sulle spalle e lo stringo. Le sue cuffie mi cadono sulle ginocchia.
Capitolo 18
Mamma torn in Cornovaglia poco dopo che noi ce ne fummo andati. Non credo si fosse mai
sentita veramente a casa, a Bristol, quindi la nostra partenza  io andai all'universit, Emma dall'altra
parte del mondo  le diede la scusa che le serviva per partire. Compr un piccolo cottage appena fuori
Fowey, con vista sull'estuario. Siamo andati a trovarla qualche volta, nel corso degli anni, l'ultima
quando Sam cominciava a muovere i primi passi: lo portammo a camminare per sentieri serpeggianti
sotto la pioggerellina, nella sua tuta rossa impermeabile. Sembrava la spaventosa nana assassina di A
Venezia un dicembre rosso shocking. Anche mamma  venuta a trovarci a Bristol, sebbene lei e Jody
siano sempre state piuttosto diffidenti l'una nei confronti dell'altra, entrambe testarde e volitive, con
vedute ferme che spesso non coincidono in particolare circa il ruolo dei genitori. Abbiamo avuto
weekend di scontri. La mamma  formidabile e schietta: se ha un'opinione, ti costringe ad ascoltarla,
come possono testimoniare innumerevoli vigili, insegnanti, colleghi di lavoro, dottori, parenti e autisti
di autobus. Per questo non sono cos ansioso di fare questa telefonata.
 una serata tranquilla, Dan ed Emma sono usciti, in TV non danno niente di bello, quindi il
momento sembra buono se non altro, non ho scuse valide per non farlo. Cerco il telefono fisso che
Dan non usa mai, disperso da qualche parte nel soggiorno, e compongo il numero. Lei risponde dopo
uno squillo.
Pronto, pu aspettare? Sto guardando la fine del notiziario. Chi parla?
Ciao, mamma. Sono io.
Oh, Alex! Ciao. Come stai? Suppongo che le notizie possano aspettare.
Sto bene, e tu?
Alex, conosco quel tono di voce.
Quale tono di voce?
Ci siamo.
Quel tono di voce. Non mi chiami da settimane, e sembri un adolescente disperato. Non
bisogna essere Miss Marple per capire che qualcosa non va.
Jody e io ci siamo lasciati, le dico, di getto. Non so se la cosa sia temporanea, o no. Sto da
Dan.
Oh, Alex. Cos' successo? Che cos'hai combinato?
Che cos'ho combinato io? Oh, grazie tante, mamma! Mi prendo un secondo. La questione 
pi complicata. Sam  stato una bella sfida, al lavoro  un disastro, non riuscivamo pi a comunicare
granch.
Cos Jody ti ha sbattuto fuori.
Qualcosa del genere.
Oh, cielo. Come sta Sam?
Lui sta bene. Stiamo cercando di trovargli un'altra scuola, perch non siamo soddisfatti dei
risultati. Ne abbiamo viste un paio, ma non abbiamo le idee chiare. Sam sembra detestarle entrambe.
Non so che cosa fare. Oh, mi hanno anche licenziato perch ero in esubero. Quindi, questa  un'altra
cosa che devo risolvere.
Alex, mi dice con un sospiro, ti sei sempre comportato come se dovessi portare il peso del
mondo sulle spalle.
Se stessi giocando al bingo dei clich materni, avrei gi messo la mia prima X sulla scheda.
Parliamo per mezz'ora, riuscendo a bypassare le cose pi importanti a favore dei pettegolezzi di
famiglia  un cugino di mamma  in prigione per frode, un altro  scappato in Norvegia con l'amante
gay  e della profonda rivalit che nutre nei confronti di alcuni abitanti del suo minuscolo paese, e dei
villaggi vicini. Le dico che vado a prendere Sam a scuola due volte la settimana, e che il sabato sta con
me tutto il giorno. Le racconto della gita a Londra, della visita a quel caff. Del fatto che volessi parlare
di George a Sam, e che non sia riuscito a fargli capire.
Non puoi vivere nel passato, e non pu farlo neanche lui, mi dice. Un'altra croce sulla
scheda. Alla fine, arriviamo in fondo alla telefonata. Se davvero mi stavo aspettando un consiglio, o un
po' di sostegno, adesso so che non ne avr.
Come sta Emma? mi chiede, all'improvviso. Per un attimo rimango in silenzio. Lo sa?
Bene, credo.
Ah,  tornata. Lo capisco dalla tua reazione. Non riesci a nascondermi niente. Sono come Kylo
Ren.
Ges, mamma, dovresti fare il detective. Hai visto sul serio Il risveglio della forza?
S, Alex. Abbiamo dei cinema in Cornovaglia. E persino dei lettori DVD. Ma, tornando a
Emma. Non vuole parlare con me?
 convinta che ce l'abbiamo tutti con lei.
E ha ragione! Io sono qui sola in un cottage che fa acqua, circondata da contadini e cacche di
mucca, e lei se ne va in giro per il mondo e si fa fare foto con quegli ungheresi!
Mamma.
 vero, le ho viste su Facebook.
Mamma, sul serio.
Oh Alex, dille di chiamarmi. Meglio ancora, dille di venire a trovarmi. Non le dir nulla e non
le far ramanzine. Be' comunque, non sar arrabbiata. E, gi che ci siamo, perch non vieni anche
tu? Porta anche Sam. Si sar dimenticato la mia faccia.
Ok, dovremmo proprio farlo, le dico, e in quel momento rientra Dan. Mi saluta dalla porta e
mi mostra una confezione da quattro lattine di birra giapponese. Sollevo i pollici.
Sam sta cominciando ad abituarsi ai treni, dico a mia madre. Devo solo mettermi d'accordo
con Jody. Ma sarebbe davvero una cosa da fare.
S. E Alex, non preoccuparti troppo. Ti fai sempre carico di tutto, l'hai sempre fatto. Non
permettere al mondo di metterti all'angolo. George non avrebbe voluto questo, per te.
Onestamente, non credo avesse mai parlato di lui in questi termini. Di quello che George
avrebbe voluto
Adesso devo andare, figliolo, abbi cura di te. Chiamami presto per comunicarmi le date.
Dammi soltanto una settimana, o gi di l. Ricordi il signor Davis, che vive in fondo al sentiero? Mi sta
riparando il tetto. Non so che cosa stia combinando, l sopra, ma fa un sacco di baccano.
Mamma, avr ottant'anni, ormai.
Settantotto, ed  sano come un pesce. Mi deve un favore, dopo che ha fatto retromarcia con la
sua Land Rover sul mio bordo di erbacee.
Ok. Adesso devo andare. Stammi bene. Vacci piano con quei poveri uomini di Fowey.
 ora. Non possiamo pi rimandare.  giunto il momento di esplorare la grande caverna per
andare in cerca di tesori. Sam e io ci stiamo preparando da giorni. Abbiamo raccolto ferro a sufficienza
per fabbricare spade e corazze, abbiamo cucinato venti bistecche di manzo e venti pagnotte, che ci
cureranno se dovessimo essere attaccati. Abbiamo cento torce a illuminarci la strada. Non potremo mai
essere pi pronti di cos.
Possiamo farcela, dico a Sam, mentre guardiamo il cielo della notte da una delle finestre del
castello, a forma di croce.
Potremmo trovare dell'oro, dice lui. O uno smeraldo!
Alle prime luci dell'alba varchiamo la porta e partiamo, superiamo i cancelli e c'incamminiamo
per le pianure. Sam corre avanti, all'inizio, ma rallenta quando le montagne e l'imbocco frastagliato
della caverna si fanno pi vicini. Non si ferma, per. Non si mette a piagnucolare, non mi dice di
tornare indietro.
Com' andata a scuola? gli chiedo, mentre risaliamo i pendii erbosi, chinando la testa per via
degli alberi.
Bene. Ho avuto un adesivo in matematica perch mi sono impegnato molto.
Hai giocato con qualcuno, durante l'intervallo?
No, gioco da solo. Ma non m'importa. Ogni tanto la signora del pranzo viene a parlare con
me.
Ok, mi dico,  un racconto tanto tragico da spezzare il cuore. Ma lui sta bene.  tutto a posto.
Saltiamo su per le rocce che sembrano formare una gradinata e arriviamo all'apertura della
grotta, cos grande e scura che il buio all'interno ci fa sentire piccoli piccoli. Sistemo le torce alle pareti
per illuminare l'interno, rivelando il tunnel scosceso che porta all'interno della montagna. Ci
addentriamo lentamente e gi vediamo vene di carbone sulle pareti. Dopo qualche passo, lo stretto
passaggio si apre in una piccola caverna e, grazie ad alcune torce, noto un buco nel pavimento, un
abisso profondo che precipita nell'oscurit pi fitta per chiss quanti metri.
Pap, ci saranno senz'altro dei ragni, laggi.
 tutto ok. Secondo me possiamo scendere senza correre rischi. Ma star attento. Ho imparato
la lezione.
Le pareti hanno formato degli scalini, cos possiamo scendere per diversi metri fissando delle
torce, che un poco alla volta illuminano la spirale sotto di noi. Mi rilasso, mentre scendo, e intacco i
blocchi di roccia per rendere i gradini pi praticabili. Sam salta dietro di me, cauto.
Alla fine ci ritroviamo in un'altra piccola caverna con una serie di passaggi angusti che portano
in direzioni diverse. Sentiamo un gocciolio e, quando piazzo una torcia, vediamo un ruscelletto che
scorre lungo un corridoio buio.
Andiamo da quella parte, dice Sam.
Sicuro. Stai dimostrando molto coraggio. Fa un po' paura, qui sotto, eh? Ma insieme ce la
possiamo fare.
Pi gi c' un'altra discesa, con un altro passaggio, ma nell'angolo in fondo, a qualche decina
di metri, vedo una cosa che non mi ero aspettato: un bagliore arancio, debole ma ben visibile
nell'oscurit. Lava. Non eravamo mai scesi a questa profondit.
Seguiamo la luce fino all'origine, ma la strada  sbarrata da un muro di pietra, in cui c' solo
una piccola apertura che lascia filtrare la luce dall'altra parte.
Sei pronto?
Ehm oh s.
Batto sulla pietra e passo di l.
Oh, wow, fa Sam.
Ci troviamo in un'ampia camera, inconcepibilmente grande, che si innalza sopra le nostre teste
per diversi piani, illuminata da due enormi cascate di lava che scorrono lungo le pareti alte e piatte. 
uno spettacolo da togliere il fiato, sembra un gigantesco quadro dell'inferno, e il buio oltre il fluido
infuocato sembra estendersi verso l'eternit. Sotto di noi, il fiume arancio avanza fino a raggiungere un
punto in cui incontra una pozza d'acqua lungo una roccia nera come la pece dal margine dentellato.
Ossidiana! grido, eccitato. La conosco, l'ho vista sulla guida.  la sostanza pi dura, in
Minecraft, e serve a costruire un portale per il Nether.
Ma mi volto a guardare Sam e il suo personaggio sta fissando qualcos'altro, al di l della
gigantesca trincea. Qualcosa sulla parete. Il mio sguardo scorre lungo la superficie fino a quando non
vedo quello che sta guardando lui: due pezzi di pietra screziati di verde.
Ci sono smeraldi, dice. Smeraldi per i Gioielli della Corona!
S!
Ci scambiamo un cinque, euforici.
Ma come ci arriviamo, l? chiedo.
Abbassiamo lo sguardo sul largo torrente di rocce incandescenti. Se uno dei due vi finisse
dentro, perderebbe tutto quanto e l'altro rimarrebbe nella caverna da solo.
Lo so io, dobbiamo costruire un ponte, fa Sam.
Ma non si pu, non c' niente a cui ancorare le pietre. Dovresti costruirlo mentre attraversi 
praticamente impossibile.
Io posso farlo, dice.
Va vicinissimo all'orlo, fermandosi a una spanna, e si china sul precipizio. Poi, con cautela,
posa un unico blocco di pietra, che sporge sopra il fiume.
Puoi farlo fino ad arrivare dall'altra parte? gli chiedo.
Non lo so.
Io credo di s, Sam. Sei bravo in queste cose.
In quel momento sento uno squittio familiare, debole ma riconoscibile. Mi volto di scatto, e pi
in l lungo il passaggio, alla mia destra, riesco a distinguere gli inconfondibili occhi rossi e quadrati di
un ragno. E non sono soltanto due, sono almeno sei. Faccio qualche passo esitante verso di loro, e fisso
una torcia alla parete. All'improvviso, diventa tutto chiaro. Tre enormi ragni delle caverne si stanno
accapigliando disperatamente per raggiungerci, i grossi corpi neri ridotti a una massa di zampe e zanne.
Sam, dico sottovoce, ci sono dei ragni. Continua a costruire il ponte. Penso io a loro.
Mi faranno cadere nella lava, fa lui.
No. Va' avanti a lavorare.
Non risponde, per lo vedo guardare ancora una volta oltre l'orlo del blocco. Si muove al
rallentatore, ma posa la pietra successiva senza cadere. Mi volto verso i ragni. Ho soltanto una spada:
so che, se mi saltassero addosso, riuscirebbero a buttarmi nella lava. E so che  soltanto un gioco,
tuttavia la tensione e la sensazione di essere in pericolo sono palpabili. Una parte di me  perfettamente
consapevole del fatto che Minecraft sta diventando pi di un videogame.  un enigma psicologico, che
in questo momento non ho il tempo di scandagliare perch devo infilzare tre ragni veramente grossi.
Sam  sul quarto blocco, il suo ponte stretto  a met del fiume. Ancora un passo e potr
mettere un blocco sull'altra sponda a patto che i ragni non lo raggiungano.
E un attimo dopo quei tre sono su di me, i loro squittii da brivido rimbalzano sulle pareti
incombenti della caverna. Li colpisco con la spada, senza prendere la mira, senza guardare davvero,
limitandomi a menare fendenti come un killer psicopatico in un film dell'orrore. Un ragno cade nella
lava, il corpo bulboso scompare in una fiammata. Ma uno mi sta ancora addosso, si slancia in avanti,
mi morde. La barra della salute si sta accorciando. Nella confusione, faccio cadere la spada e,
disperato, sono costretto a ricorrere al piccone. Ormai quasi morto, meno un ultimo fendente e lo
prendo al fianco. Con un sussulto spasmodico che ha dell'inquietante cade nella lava, in preda a
violente convulsioni. Un momento di sollievo e poi mi accorgo che il terzo si  arrampicato sulla
parete, mi ha scavalcato e sta andando veloce verso il ponte di Sam.
Oh no! esclama lui.
Lo smeraldo! urlo.
Comincia a picchiettare la parete con il piccone. Il ragno sale sul ponte. Io corro, ma sono
troppo lontano. Poi mi ricordo di avere arco e freccia. Non li ho mai usati, mai con successo. Li tiro
fuori, mentre il ragno avanza. Sam sta ancora scavando, ma finalmente lo smeraldo si stacca, e lui lo
raccoglie. Miro un po' in alto, tra Sam e il ragno. Sam si volta e lo vede, ormai  a pochi centimetri da
lui.
Pap! grida.
Scocco la freccia, che scende in picchiata, invisibile, silenziosa nell'aria della caverna. Non
posso guardare. Un rumore sordo.  caduto qualcosa. Sento il sibilo dell'impatto sulla lava fusa.
Lentamente, sollevo le palpebre. All'inizio guardo verso il punto in cui c'era Sam, e noto il buco nella
parete al posto dello smeraldo. Ma niente Sam. E niente ragno.
Oh no, penso. Li ho fatti cadere tutti e due.
Pap, ho il tesoro!
E accanto a me c' Sam, che salta su e gi, eccitato e orgoglioso.
Il ragno mi ha dato un morso, ma ho provato a colpirlo con il piccone. Credo di averlo preso.
Nascondo l'arco.
S che l'hai preso!  ovvio. Hai preso lo smeraldo e hai ucciso il mostro!
Portiamolo al castello. Abbiamo un Gioiello della Corona!
Torniamo indietro, attraverso le grotte, ma lasciamo delle torce a segnare la via, e ci fermiamo
di tanto in tanto per prendere qualche scheggia di ferro e di carbone dalle pareti. Poi siamo di nuovo
fuori, all'aria aperta.  giorno, il sole  quasi accecante nel cielo piatto e azzurro.
Pap, siamo una squadra.
S. Una squadra di avventurieri coraggiosi.
Dobbiamo mettere lo smeraldo nel forziere, con l'altro gioiello.
Scappa via verso il castello, e io mi giro a guardare ancora una volta l'imbocco della caverna. E
per un istante ho l'impressione di vedere un'altra figura. Un personaggio. Non un mostro.  vestito di
arancione, e mi sta guardando dalla cresta della montagna. Ma quando faccio per tornare l, si tira
indietro, e viene inghiottito dal buio.
...
.
...
FINE Parte 1.